Vertenza Realco, l’azienda chiede una proroga sul piano concordatario: cresce l’allarme dei sindacati

Fumata grigia per il futuro della rete distributiva Realco. Alla scadenza fissata per il 13 aprile, data in cui era attesa la formale presentazione del piano concordatario utile a delineare le prospettive di continuità aziendale e di tenuta dei livelli occupazionali, l’azienda ha invece optato per il deposito di un’istanza di proroga
A distanza di mesi dall’apertura formale della crisi, denunciano le organizzazioni sindacali, non si è ancora vista sul tavolo alcuna proposta vincolante capace di rassicurare le parti sociali sul reale salvataggio dell’intero perimetro aziendale, comprensivo della rete dei punti vendita, della logistica di magazzino e degli uffici della sede centrale
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Questo profondo clima di incertezza si scontra con una quotidianità che sta diventando drammaticamente complessa per molte famiglie. La situazione materiale è particolarmente critica per le lavoratrici e i lavoratori impiegati nei quattordici negozi che hanno già chiuso i battenti nei mesi scorsi tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia e la Toscana
Di fronte a questo quadro critico, e in attesa che il Tribunale di Bologna si pronunci ufficialmente sull’istanza di proroga avanzata dalla società, le organizzazioni sindacali hanno annunciato che chiederanno al più presto un nuovo aggiornamento del tavolo di crisi istituzionale aperto in Regione
Il caso specifico di Realco si inserisce all’interno di un momento di storica difficoltà per l’intero comparto della grande distribuzione organizzata. I rappresentanti dei lavoratori puntano il dito contro un modello di sviluppo basato sull’espansione incontrollata delle grandi superfici commerciali, un moltiplicarsi di supermercati a cui non è corrisposta una parallela e proporzionale crescita dei consumi, i quali risultano ormai fisiologicamente saturi, soprattutto nel comparto strettamente alimentare
Le sigle di categoria evidenziano come le conseguenze di queste dinamiche ricadano pesantemente sulla base occupazionale: “Il risultato è sotto gli occhi di tutti, invece di rivedere i propri modelli organizzativi e commerciali, troppo spesso le aziende scaricano sulle lavoratrici e sui lavoratori il costo delle proprie scelte, facendo pagare loro un prezzo altissimo in termini occupazionali e salariali”, recita la nota congiunta diffusa da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs
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