Profumo di comunità, a Bari i workshop che risvegliano i sensi
C’è un nuovo modo di vivere il tempo libero, e profuma di autenticità. A Bari e dintorni cresce il trend dei workshop esperienziali: appuntamenti che uniscono creatività, manualità e convivialità, trasformando un semplice pomeriggio in un momento da ricordare. Non solo attività, ma vere e proprie occasioni per rallentare, conoscersi e – perché no – raccontarsi.
Sabato 18 aprile, al Caffè d’Arte di Bari, si terrà uno degli eventi più attesi: il workshop di creazione di profumi, affiancato da quello di cappelli personalizzati. Due esperienze diverse ma accomunate da un obiettivo comune: riscoprire il piacere del fare, tra un aperitivo e una chiacchiera. Il giorno successivo, domenica 19, si passa ai sapori della tradizione con la cooking class di pizza a Bisceglie e quella dedicata alle orecchiette a Molfetta, mentre il 26 aprile sarà la volta della pittura en plein air immersi nella natura.
Ma perché queste esperienze stanno conquistando sempre più persone? Secondo Dalila Morgese, referente di BAONOW, non si tratta solo di una moda passeggera: “C’è un bisogno profondo di tornare alle origini, di sporcarsi le mani e vivere qualcosa di reale, lontano dalla dimensione digitale”. In un mondo sempre più connesso virtualmente, cresce infatti il desiderio di connessioni autentiche.
Tra tutti, il workshop sui profumi rappresenta forse l’esperienza più intima. “Un profumo racconta profondamente chi siamo. – spiega Morgese – Nella scelta delle note emerge la nostra personalità, è un linguaggio silenzioso ma potentissimo”. Durante il laboratorio, guidato da un’erborista professionista, i partecipanti vengono accompagnati in un viaggio sensoriale tra essenze e ricordi, fino a creare una fragranza unica e personale.
Non è solo un’attività creativa, ma un percorso emotivo: ogni aroma richiama memorie, sensazioni, frammenti di vita. Ed è proprio questa dimensione che rende l’esperienza così coinvolgente.
L’obiettivo finale? Lasciare una “traccia” che vada oltre il momento. “Vogliamo che le persone portino con sé una sensazione di benessere e connessione”, racconta Morgese. “Quando tornano, quando partecipano ancora, capiamo di aver creato qualcosa di più di un evento: un legame”.




