Giallo di Pietracatella, indagini sempre più serrate. Gianni Di Vita sarà risentito in Questura | isNews
Gli investigatori provano a stringere il cerchio sulle cause della morte di Sara Di Vita, 15 anni e di sua madre Antonella Di Ielsi. Tutte le piste restano aperte: familiare, passionale o vendetta per un presunto torto subito. Senza escludere, per quanto ritenuta più improbabile, l’ipotesi della contaminazione accidentale
CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, gli investigatori provano a stringere il cerchio sulle cause della morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, decedute per sospetto avvelenamento da ricina.
Nuovi interrogatori sono previsti in Questura. Dopo aver riascoltato la cugina il capo della Squadra mobile Marco Graziano e la procuratrice di Larino Elvira Antonelli risentiranno a breve Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne.
Gli inquirenti vogliono fare luce sulle zone d’ombra, a partire dai “non ricordo” di Gianni Di Vita sulla cena del 23 dicembre, che come ha chiarito il suo nuovo avvocato, Vittorino Facciolla, non è relativo a cosa era stato portato a tavola, “cozze resto di un pranzo aziendale, salumi e giardiniera di sottaceti”, ma a chi abbia mangiato cosa quella sera. Tra lui, Sara e Antonella, visto che la figlia maggiore Alice, 18 anni, era fuori a cena con amici. L’ex sindaco, ha dichiarato il suo legale, finora non si è sottratto a nessuna delle domande che gli è stata posta, con l’obiettivo di collaborare con gli inquirenti e far luce su una vicenda che sta tenendo l’Italia con il fiato sospeso.
Resta da capire se sulla tavola del 23 – la data maggiormente attenzionata, visto che sia a pranzo che a cena del 24 dicembre la famiglia Di Vita ha mangiato con altri commensali e nessuno si è sentito male – sia stato consumato qualche dono di Natale, regalato da amici o parenti portato a casa da Gianni o da Antonella. O se tutti i cibi mangiati quella sera erano stati preparati nella loro abitazione. Elemento essenziale per capire come è stata somministrata la ricina, che è stata rintracciata nel sangue delle due donne e in un capello della cinquantenne. Ma non nelle analisi di Gianni Di Vita.
Attesi ad horas, in proposito, i risultati degli accertamenti svolti dall’Istituto tossicologico e antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia, diretti dal professor Carlo Locatelli, consulente della Procura. Risultati che saranno incrociati con gli esiti delle autopsie eseguite dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, che ha convocato il 29 aprile le parti a Bari per l’esame dei vetrini relativi agli organi delle vittime che sono stati campionati.
Nel frattempo tutte le piste restano aperte: quella familiare, quella passionale, quella di una vendetta per un presunto torto subito. Senza escludere, anche se viene ritenuta più improbabile, l’ipotesi della contaminazione accidentale. Nel frattempo non ci sono ancora indagati: il fascicolo della Procura di Larino per duplice omicidio premeditato resta contro ignoti.
Source link




