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Vantrue Pilot 2 recensione: dash cam termica 4 canali, prezzo e prova




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Il mercato delle dash cam è sempre più maturo, tanto che, per distinguersi dalla massa, bisogna tirare fuori qualcosa di davvero particolare. Vantrue, con la Pilot 2, ci riesce, confezionando uno dei modelli più completi mai visti finora: un sistema a 4 canali con telecamera termica, schermo da 6,25 pollici, CarPlay e Android Auto, HUD e rilevamento AI di pedoni e animali sulla carreggiata.

Presentata al CES 2026 come la prima dash cam termica al mondo per uso consumer, è arrivata su Kickstarter da qualche giorno, ma non ha ancora riscosso il successo che cotante premesse facevano supporre. Sarà colpa del prezzo? O della complessità di installazione che si porta dietro? L’abbiamo quindi provata in diverse condizioni, anche se non così estreme come quelle raccontate dall’azienda (di notte, con meteo avverso, su strade rurali o di montagna), per capire se sia davvero uno strumento per automobilisti comuni o un gadget per appassionati con esigenze molto specifiche.

Una dash cam o un’astronave? Design, installazione e primo impatto

La Pilot 2 non è una dash cam che si nasconde. L’unità principale è un blocco con uno schermo IPS da 6,25 pollici che, una volta montata sul cruscotto, occupa uno spazio considerevole nel campo visivo. Non è necessariamente un problema: lo schermo è il punto, non un effetto collaterale. Ma chi è abituato alle dash cam compatte da nascondere dietro lo specchietto retrovisore troverà un approccio completamente diverso. Inoltre ci vuole fisicamente un minimo di “spazio piatto” per incollare lo schermo, la cui base misura 11 x 7 cm e non è quindi piccolisima.

L’installazione è il primo banco di prova serio. Il sistema prevede due unità separate collegate al display principale via cavo: la telecamera ottica frontale (che include anche quella per l’abitacolo), e la camera termica che va montata all’esterno del veicolo, in cima o meglio ancora in punta al cofano, in posizione centrale. La camera posteriore si collega invece a quella anteriore, tramite un lungo cavo, fornito ovviamente in confezione.

Si tratta in pratica di tre cavi da instradare nell’abitacolo, tutti con connettori TYPE-C, ai quali si somma un quarto cavo per l’alimentazione di tutto il sitema, da collegare sempre sul retro del display.

Il sistema non ha batteria interna ma un supercondensatore, scelta corretta per un dispositivo esposto alle temperature dell’abitacolo: una batteria tradizionale in estate sotto il sole diretto del parabrezza durerebbe poco. La temperatura operativa dichiarata è comunque tra -20°C e +60°C, un range generoso che copre qualsiasi condizione europea.

Per alimentare tutto l’apparato in confezione troviamo solo un adattatore da inserire nell’accendisigari dell’auto. Peccato che non tutti i veicoli includano più una presa di questo tipo. Si potrebbe pensare di usare un cavo USB in alternativa (non fornito), ma la potenza necessaria ad alimentare la Pilot 2 non è proprio quella della vostra tipica porta USB-A da auto, dato che con tutto il sistema connesso arriviamo a 10-11 Watt, e solo alcuni veicoli più recenti montano porte USB-A da 5V/2,1A = 10,5W.

Insomma, in molti casi il collegamento dell’hardwire kit (disponibile a parte) alla batteria dell’auto, indispensabile per le funzioni a veicolo spento, è quasi l’unica soluzione. A meno di non ricorrere ad alternative quali un generoso power bank, che da una parte semplifica le cose, ma dall’altra le complica nel tempo.

Non è insomma un’operazione per chi non ha mai messo mano ai pannelli della propria auto: la telecamera posteriore richiede di far passare il cavo lungo tutta la lunghezza del veicolo, e quella termica va per forza messa all’esterno, portando con sé l’ulteriore complicazione di come far arrivare il cavo all’interno dell’abitacolo.

Come con tutte le dash cam il grado di abilità personale fa la differenza tra qualche ora di “smanettamento” e una visita dall’elettrauto. Certo è che in questo caso i cavi da nascondere sono parecchi, perché Pilot 2 vuole avere occhi ovunque, dentro e fuori dall’abitacolo.

Vedere nel buio: la telecamera termica in azione

Partiamo da quella che è la caratteristica più peculiare di Vantrue Pilot 2, che porta con sé una domanda ovvia: cos’è una telecamera termica e perché dovrebbe interessarci su una dash cam?

A differenza di una telecamera ottica tradizionale, che registra la luce riflessa dagli oggetti, una telecamera termica rileva il calore emesso dai corpi.

Un pedone al buio, un animale sul bordo della strada, un veicolo fermo senza luci: sono tutte fonti di calore, e quindi visibili alla termica anche in totale oscurità o nella nebbia più fitta, dove una telecamera ottica, per quanto buona, semplicemente non vede abbastanza.

La Pilot 2 monta un rilevatore infrarosso a ossido di vanadio non raffreddato con pixel da 12 micrometri. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici: i rilevatori non raffreddati sono la tecnologia standard per applicazioni consumer e automotive, meno precisi di quelli raffreddati usati in ambito militare o industriale, ma sufficienti per rilevare la firma termica di un corpo umano o animale a distanza.

Vantrue dichiara una portata di rilevamento fino a 100 metri per la versione principale, che scende a 60 metri per il tier di ingresso su Kickstarter. Dando per scontato che in caso di visibilità ultra ridotta la velocità di marcia sia adeguatamente lenta, sono distanze realisticamente sufficienti per un arresto di emergenza.

Ogni volta che la camera termica rileva una fonte di calore, la indica chiaramente sullo schermo, anche quando questa è fuori dalla traiettoria del veicolo, e basta guidare qualche minuto per strada per accorgersi che la sua efficacia è molto buona. Ogni pedone, ogni ciclista o motociclista vicino viene sempre rilevato, poi non per questo scatta un alert per fortuna. Basta la schermatura di un finestrino però per rendere meno preciso il rilevamento delle fonti di calore, ma del resto non ci aspettavamo che potesse “bucare” i veicoli.

Il sistema di AI detection elabora infatti il segnale termico in tempo reale e genera avvisi per pedoni, animali e veicoli rilevati per calore, con sovrapposizione visiva in modalità AR sulla visuale ottica frontale. L’idea è che il guidatore riceva una segnalazione prima ancora di vedere il pericolo con i propri occhi. È esattamente il tipo di funzione che può fare la differenza su una strada buia di montagna alle tre di notte, assai meno girando in città di notte: ciascuno dovrà soppesarla in base alle proprie abitudini.

L’unica cosa, come già accennato, è che la camera termica deve essere posizionata centralmente al cofano del veicolo, perché il suo campo visivo non è ampio come quello delle altre camere; è particolarmente indicata per segnalare ostacoli frontali o che stanno entrando in rotta di collisione con noi, ma dato appunto il campo non ultra grandangolare la posizione subito davanti ai tergicristalli, a patto che non dia loro noia, è probabilmente la migliore (in punta al cofano ridurremmo naturalmente l’ampiezza di quanto ripreso)

4 canali, 4 occhi: qualità video frontale, posteriore e abitacolo

Il sistema ottico della Pilot 2 si basa su sensori Sony STARVIS 2 su tutti e tre i canali ottici, una scelta che Vantrue presenta come distintiva rispetto alla concorrenza, che spesso sceglie questo sensore solo per l’ottica principale e che sulla carta garantisce buone prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione.

La configurazione è 1440P frontale + 1080P abitacolo + 1440P posteriore, tutti a 30fps, con apertura f/1.8 e HDR attivo. Per usare un termini forse più comune, la massima risoluzione è QHD, non 4K, invece presente su molti concorrenti top (senza telecamera termica).

Il campo visivo è generoso: 158° frontale, 165° abitacolo, 160° posteriore. Non ci sono angoli morti significativi, e la sincronizzazione dei quattro canali garantisce una ricostruzione completa di qualsiasi evento.

La qualità delle riprese è più che buona in ogni situazione, anche in parcheggi sotterranei o con poca luce, per quanto non raggiunga il dettaglio massimo mai visto, ma del resto parliamo di dash cam: l’importante è che la ripresa sia ben visibile e le targhe ben leggibili, non che il filmato sia pronto per andare al cinema.

La telecamera frontale include tra l’altro la funzione PlatePix, che ottimizza la lettura delle targhe in movimento applicando algoritmi di sharpening sull’area della targa nel frame. È una funzione utile in contesti assicurativi o di controversia: una targa leggibile nel video di un tamponamento vale molto più di un video nitido ma con targa sfocata.

Di notte il discorso si fa più interessante. I 4 LED infrarossi della telecamera abitacolo garantiscono la visibilità dell’interno anche al buio completo, a patto di accontentarsi di una ripresa in bianco e nero, che comunque è ben dettagliata (il sistema è completamente automatico).

Per le telecamere esterne, le prestazioni notturne dipendono interamente dai sensori Sony STARVIS 2, che ormai sono il gold standard e la cui efficacia è comprovata.

Un dettaglio tecnico da non trascurare: con 4 canali attivi contemporaneamente il consumo di storage è significativo e la microSD non è presente in nessun bundle, purtroppo. A queste cifre era praticamente dovuta, ma ne riparlermo nel paragrafo dedicato.

CarPlay e Android Auto: la dash cam che vuole fare anche il cruscotto

Lo schermo da 6,25 pollici IPS touchscreen non è solo un monitor per il live view delle telecamere: è il centro di controllo dell’intera esperienza di guida che Vantrue immagina attorno alla Pilot 2. Tramite CarPlay e Android Auto il dispositivo diventa a tutti gli effetti un sistema di infotainment aggiuntivo, con navigazione, musica e chiamate gestibili direttamente dal display sul parabrezza o sul cruscotto. Per chi ha un’auto senza schermo integrato o con un sistema datato e lento, è un upgrade concreto senza toccare l’impianto originale.

Lo schermo è buono come qualità e luminosità, ma la reattività del sistema non è esattamente il suo punto forte.

CarPlay, come si vede dal video, non è fluidissimo, e parliamo di semplici spostamenti nell’interfaccia, niente di più. Android Auto, al momento, non è ancora disponibile, ma ci aspettiamo un’esperienza al pari di quella su CarPlay.

Chiariamo poi che per sfruttare a pieno i sitemi di infotainment di Google ed Apple è necessario collegare l’uscita aux sullo schermo della Pilot 2 all’impianto auto di bordo. Ovvero un altro cavo da gestire.

Segnaliamo però che quella in prova è un’unità di pre-produzione; quella finale differirà per la presenza di tre tasti fisici, anziché uno, e per il software più completo, quindi un po’ di margine lasciamolo proprio a questo stato di “beta”.

La modalità HUD proietta informazioni essenziali di guida sul display, in sovrapposizione alla visuale delle dash cam: velocità, avvisi di collisione, avvisi AI. Non è un vero head-up display sul parabrezza come quello di alcune auto di fascia alta, ma è una soluzione funzionalmente simile che non richiede alcuna modifica al veicolo.

La modalità AR sovrappone invece i rilevamenti della telecamera termica e del sistema AI alla visuale ottica frontale, evidenziando i soggetti rilevati per calore con riquadri o indicatori visivi.

È possibile visualizzare una singola camera alla volta, o anche tutte e quattro assieme, per quanto in riguardi relativamente piccoli e un po’ confusionari, soprattutto da guardare durante la guida (cosa che infatti sconsigliamo).

Il controllo vocale è disponibile in inglese, cinese, giapponese, russo e francese. L’italiano non è supportato: per un prodotto destinato anche al mercato europeo è una lacuna che pesa, considerando che i comandi vocali sono uno degli argomenti di vendita principali. È anche la tipica cosa che un aggiornamento software fa sparire, quindi speriamo che l’attesa non duri a lungo. Gli aggiornamenti firmware arrivano via OTA tramite Wi-Fi 6, il che significa che le funzionalità potranno migliorare nel tempo senza dover portare il dispositivo da nessuna parte.

Vale la pena ricordare che tutta questa complessità funzionale si regge su un processore Novatek NT98530 dual-core con 2.0 TOPS di computing AI: un chip progettato specificamente per applicazioni dash cam avanzate, con potenza di calcolo sufficiente per gestire simultaneamente la registrazione multi-canale, l’elaborazione termica e i modelli AI di rilevamento.

Da questo punto di vista infatti nulla da ridire: i flussi delle varie dash cam sono gestiti ottimamente e non ci sono mai scatti o incertezze. Il sistema sottostante, che appare chiaramente basato su Android, non è invece fulmineo, come già sottolineato.

Parcheggio, AI e app: tutto quello che fa quando non state guidando

La modalità parcheggio è uno degli argomenti più seri a favore di una dash cam a questo prezzo, e sulla Pilot 2 è implementata in modo completo. Il sistema registra in continuo con rilevamento automatico tramite G-sensor: qualsiasi urto o movimento brusco sul veicolo parcheggiato attiva la registrazione e la salva in una cartella protetta.

Una funzione molto utile è il buffer di pre-registrazione da 10 secondi: quando scatta l’alert, il sistema salva anche i 10 secondi precedenti all’evento, garantendo il contesto completo dell’accaduto e non solo le conseguenze. È una funzione tipica dei modelli di fascia alta, che troviamo anche in alcuni concorrenti.

Da questo punto di vista la copertura garantita da tutte le videocamere permette un ottima “modalità sentinella”, con una visuale praticamente a 360° dell’intero veicolo e di conseguenza un monitoraggio efficace del parcheggio.

Come già anticipato, la modalità parcheggio richiede l’hardwire kit venduto separatamente (o comunque una fonta di alimentazione perenne): collegato direttamente alla batteria del veicolo, mantiene il dispositivo alimentato anche a motore spento. Senza di esso la Pilot 2 si spegne con il veicolo e la sorveglianza in parcheggio semplicemente non funziona. A 25 euro è un accessorio economico, più economico di tanta già citata concorrenza.

L’app Vantrue disponibile per Android e iOS gestisce la connessione Wi-Fi con il dispositivo per il trasferimento dei file, la visualizzazione dei video registrati e la configurazione delle impostazioni principali. Il Wi-Fi 6 garantisce trasferimenti rapidi, il che è rilevante con 4 canali attivi: i file si accumulano in fretta e dover aspettare a lungo per scaricarli sarebbe frustrante.

Detto questo, l’app non è così fondamentale, alla luce proprio del generoso schermo che permette di gestire tutto in autonomia. E il trasferimento dei dati estraendo la microSD è senz’altro più veloce, per quanto meno pratico, di qualsiasi Wi-Fi.

Manca però il supporto a qualsiasi tipo di SIM, ovvero al caricamento cloud dei filmati: se per qualche ragione microSD dovesse danneggiarsi, perderete anche tutti il registrato, il che non è il massimo. In una dash cam di questo livello, almeno come optional, ce lo saremmo aspettato.

Il sistema supporta anche la statistica chilometrica con GPS integrato: ogni viaggio viene georeferenziato e i dati di percorso sono sovrimposti al video. Utile per documentare non solo cosa è successo ma dove e quando, con coordinate precise: è un dettaglio che può fare la differenza in sede assicurativa.

Si parte da 426 euro: la dash cam più ambiziosa del 2026 vale davvero così tanto?

Partiamo dai numeri. Il tier di ingresso su Kickstarter è $499, pari a circa 426 euro al cambio attuale, per la versione con portata termica da 60 metri. La versione con portata estesa a 100 metri parte sempre da $499 come early bird (già esaurito) per poi salire a $949, circa 809 euro. La spedizione è inclusa per tutto il mondo, Italia compresa, con consegna stimata a giugno 2026.

A questi prezzi va aggiunto l’hardwire kit a 25 euro per chi vuole la modalità parcheggio, e almeno una microSD da 128GB che Vantrue vende come add-on a 47 euro ma che si trova facilmente sul mercato a cifre ben più basse. Il costo reale di un sistema completo e funzionante parte quindi intorno ai 500 euro nel migliore dei casi.

Il confronto con le dash cam tradizionali è abbastanza impietoso sul prezzo ma non del tutto corretto: nessun concorrente diretto offre una telecamera termica integrata con AI detection, CarPlay / Android Auto, schermo da 6,25 pollici e 4 canali in un unico dispositivo. Il problema è che (forse) la maggior parte degli automobilisti non ha mai sentito il bisogno di tutto questo insieme, e difficilmente lo sentirà guidando in città o sulle principali direttrici.

La Pilot 2 ha senso concreto per un target più specifico: chi percorre regolarmente strade extraurbane (di notte), chi vive in zone con fauna selvatica, chi guida professionalmente su lunghe distanze, tutti i giorni.

Per tutti gli altri è un prodotto affascinante ma più difficile da giustificare economicamente.

A conferma di questo, la campagna Kickstarter non è un successo clamoroso. Dei 40.000$ richiesti ne sono stati raccolti più del doppio, ma la Pilot 2 non ha “fatto il botto”. Non è necessariamente un segnale negativo sulla qualità del prodotto, che come abbiamo visto è reale, ma è una testimonianza indiretta del suo non essere mainstream. Detto questo, Vantrue esiste da oltre dieci anni con oltre 3 milioni di utenti: non è una startup senza storia, e nel suo catalogo ci sono dash cam per ogni fascia, basta non giudicare male questa solo perché è più di niccchia.

Il sample per questa recensione è stato fornito da Vantrue, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Qui trovate maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld.

Giudizio Finale

Vantrue Pilot 2

La Vantrue Pilot 2 è un prodotto che non ha rivali diretti, nel bene e nel male. Nessun altro mette una telecamera termica con AI detection, schermo da 6,25 pollici con Android Auto e CarPlay, e 4 canali in un unico dispositivo. Se siete nel target giusto (ovvero guidatori abituali di strade extraurbane di notte, chi vive in zone con fauna selvatica o chi percorre lunghe distanze professionalmente tutti i giorni) è difficile trovare qualcosa di anche solo paragonabile. Ma tutto ciò ha un prezzo, sia in termini monteari che di ingombro e difficoltà di installazione. E su un prodotto a questi prezzi, alcune di queste lacune pesano, perché comunque non state acquistando un device perfetto sotto ogni punto di vista.

Voto finale

Vantrue Pilot 2

Pro

  • La dash cam termica funziona bene
  • I sensori Sony STARVIS 2 sono una certezza
  • Schermo grandissimo e con infotainment incluso
  • Modalità parcheggio completa e a 360°

Contro

  • Installazione (e alimentazione) complesse
  • Fluidità di CarPlay (e Android Auto?) non ottimale
  • No rete mobile e/o cloud
  • Prezzo elevato

Nicola Ligas

Nicola Ligas
Laureato in ingegneria informatica, con una specializzazione in sviluppo di applicazioni per il web. Dopo alcuni anni di progettazione e deploy di siti web ed e-commerce per varie PMI, sono entrato in AndroidWorld nel 2010, scrivendo inizialmente solo notizie di tecnologia ed elettronica di consumo. Dal 2011 al 2014 ho collaborato ad Android Magazine, un mensile cartaceo sul mondo Android. In oltre 10 anni di prove in prima persona su centinaia di dispositivi diversi ho sviluppato un forte know-how su notebook, TV e home cinema, action cam, monopattini elettrici, e tanti altri dispositivi sui quali ho scritto recensioni e guide di ogni genere, spiegando ai lettori in modo chiaro come usare la tecnologia odierna, e quale dispositivo comprare in base alle loro esigenze. Attualmente curo tutta la produzione editoriale di SmartWorld.it, e realizzo video recensioni e approfondimenti per YouTube, TikTok, Instagram, e Facebook.


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