Liguria

Un anno fa la rivolta nel carcere di Marassi, la Uil Fp polizia penitenziaria: “Agenti diffidati, dirigenti al loro posto”


Genova. A un anno dalla rivolta che sconvolse il carcere di Marassi, la Uil Fp polizia penitenziaria denuncia una situazione che definisce ‘paradossale e inaccettabile’: gli uomini e le donne della polizia penitenziaria che contribuirono a salvare l’istituto dal collasso sono oggi destinatari di diffide, mentre chi aveva responsabilità gestionali continua a mantenere il proprio incarico.

Il 4 giugno 2025 circa cento detenuti della seconda sezione si riversarono nei corridoi dell’istituto, devastando locali e attrezzature e cercando di raggiungere cinque reclusi accusati di aver violentato un giovane detenuto, successivamente trasferito d’urgenza in ospedale per le cure necessarie.

Per oltre otto ore il carcere di Marassi fu teatro di una vera e propria guerriglia. In prima linea operarono gli appartenenti alla polizia penitenziaria, già fortemente penalizzati dalla cronica carenza di personale e da condizioni operative sempre più difficili, riferisce il sindacato.

“Solo grazie all’intervento di oltre cento agenti, molti dei quali provenienti da altri istituti della Liguria e dal gruppo di intervento operativo, è stato possibile ristabilire l’ordine all’interno del carcere − dichiara Fabio Pagani, segretario della Uil Fp polizia penitenziaria − il bilancio fu pesantissimo: poliziotti feriti, ingenti danni alla struttura e una situazione che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia ancora più grave. Eppure, a distanza di un anno, assistiamo all’ennesimo ribaltamento della realtà: chi ha rischiato la propria incolumità per difendere lo Stato viene oggi messo sotto accusa, mentre chi era chiamato a prevenire e gestire quella situazione continua a ricoprire il proprio ruolo senza alcuna conseguenza”.

Secondo la Uil Fp polizia penitenziaria, le recenti diffide rivolte al personale per il mancato rispetto di alcune prescrizioni impartite dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a seguito di tre distinte ispezioni rappresentano l’ennesimo tentativo di scaricare sui lavoratori responsabilità che appartengono ai livelli dirigenziali.

“Non accetteremo che i poliziotti penitenziari vengano trasformati nei capri espiatori di una gestione che ha mostrato evidenti criticità. È un fatto incontestabile che, se i cinque detenuti indicati come responsabili della violenza fossero stati trasferiti immediatamente, già nel pomeriggio del 3 giugno o, al più tardi, nella mattinata del 4 giugno, la rivolta non si sarebbe verificata. Quella mancata decisione ha avuto conseguenze gravissime e oggi qualcuno tenta di farne pagare il prezzo agli operatori che hanno evitato il peggio”.

La Uil Fp Polizia Penitenziaria chiede che venga fatta piena luce sulle responsabilità organizzative e gestionali che hanno preceduto e favorito gli eventi di Marassi e ribadisce la necessità di riconoscere il valore, il coraggio e il sacrificio degli appartenenti al Corpo, troppo spesso ricordati soltanto nelle emergenze e dimenticati quando si tratta di tutelarli e valorizzarli.

“Chi ha difeso il carcere e lo Stato merita rispetto e riconoscenza, non diffide. A un anno dalla rivolta, purtroppo, nulla è cambiato”.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »