Liguria

Cocaina: ne fa uso il 2,5% dei giovani, la situazione in Liguria

Genova. Escalation di risse, aggressioni, incidenti stradali con esito gravissimo per la folle velocità di chi guida, ma anche infarti e ictus in età relativamente giovane apparentemente inspiegabili. La cronaca quotidiana, anche genovese, è ricca di questi fatti che spesso possono essere conseguenza e un campanello d’allarme sull’uso e l’abuso della cocaina, di frequente in mix con l’alcol.

Secondo l’ultima Relazione europea sulla droga 2026, la cocaina è la seconda sostanza illecita più consumata (la prima è la cannabis) e la combinazione con l’alcol ne amplifica gli effetti negativi. Sempre secondo il report, poiché la disponibilità di cocaina continua ad aumentare, aumentano anche i costi sanitari e sociali associati a questa sostanza. Siccome l’uso della cocaina può aggravare i problemi cardiovascolari, il suo contributo alla mortalità in Europa è sottostimato.

Gianni Testino, primario della struttura complessa Patologia delle Dipendenze ed Epatologia e Direttore dipartimento stili di vita dell’Ats Liguria, spiega: “La cocaina trova sua collocazione in modo diverso rispetto al consumo di alcol o cannabis, più legati a riti di socializzazione. È legata al cambio di passo della nostra società contemporanea, dove il nostro tempo biologico non riesce a soddisfare la velocità richiesta: nello sport, nel lavoro, con la sensazione di sentirsi un fallito se non si riesce a stare a galla. L’idea della sollecitazione psicoattiva e della velocizzazione mentale e dei comportamenti ha così fatto breccia in tante persone. Oggi il 2,5% della nostra popolazione giovanile usa cocaina che ha una potenza distruttiva enorme ed è una dipendenza da cui è molto complicato uscire”. Chi usa cocaina si sente superman, ma, ricorda Testino, il coordinamento dei movimenti in rapporto all’ambiente circostante è in realtà alterato e dura per diversi giorni.

Il crack, i cui effetti a Genova sono purtroppo noti a chi vive in alcune zone del centro storico, è il passo ancora più avanzato: il modo più semplice per avere nel minore tempo possibile gli effetti euforici della cocaina dando l’illusione di un’immediata capacità di pensare, muoversi, risolvere i problemi in modo rapidissimo, di essere instancabile.

Quando l’effetto inizia a svanire – dice Testino – si aggiunge l’alcol e l’organismo crea così una sostanza che si chiama cocaetilene, una molecola che amplifica gli effetti negativi della cocaina. Se si esclude l’alcol, che si attesta a circa il 20%, la cocaina è la sostanza responsabile del maggior tasso di ricoveri in ospedale e la Liguria, in Italia, è quella che ha il maggior tasso di ospedalizzazione. Gli effetti sono devastanti. Per usare parole semplici erode il cervello, erode le pareti dei grossi vasi arteriosi, danneggia il cuore e le vie respiratorie. Usandola come crack la possibilità di ictus o infarto del miocardio passa da 3 a 30 volte in più rispetto alla norma”.

Tra la prima assunzione di cocaina e le cure passano minimo 10 anni, le famiglie fanno finta di non vedere i problemi

“Abbiamo un problema sulla cocaina – sottolinea Testino – il ritardo di cura. Tra la prima assunzione e le cure passano almeno 10-14 anni. Le persone hanno tempo di cronicizzare la dipendenza e sviluppare patologie”. Nessuno, soprattutto quando è giovane, ha consapevolezza di avere un problema, non si rende conto e continua ad assumere stupefacenti. Si capisce di non poterne fare a meno troppo tardi.

Di solito si verifica un fatto che fa cambiare tutto: può essere un’aggressione a un amico o a un genitore soprattutto nell’età giovanile, altrimenti si arriverà a un grave problema di salute. Trovare un medico che comprende la situazione e contribuisce alla prevenzione può essere molto utile, ma il vero problema, spiega Testino, è che spesso tra famiglie e insegnanti c’è un pensiero di lassismo, di “vabbè l’abbiamo fatto tutti”, ma spesso non si trattava di dipendenza grave. Non si torna più indietro in questi casi e i genitori non hanno la percezione di questo.

Proprio le famiglie spesso rifiutano di vedere il problema per paura di essere stigmatizzati, per la vergogna. “Quando parliamo coi giovani diciamo loro di non aver timore a parlarci, perché è come se fosse una malattia – racconta Testino – le famiglie invece spesso temono di perdere la reputazione, soprattutto se i genitori hanno un ruolo importante nella società. La Liguria mette in campo tanti servizi: dall’Ats Liguria ai Serd, ma anche le neuropsichiatrie infantili, il Gaslini”. Il primo passo da compiere è quello dove ci vuole più coraggio, ma probabilmente evita maggiori dolori, lacrime e morti.

Il day after post mix cocaina e alcol è tragico

Patrizia Balbinot operatrice socio sanitaria responsabile Benessere organizzativo e Lavoro d’Equipe dell’Ats e organizzatrice di eventi “educazione a corretti stili di vita”, tocca spesso con mano gli effetti tragici dell’abuso di cocaina, come detto spesso usata insieme all’alcol: “I ragazzi vengono portati in pronto soccorso e poi mandati in psichiatria per aver fatto questo mix e spesso non si ricordano cosa è successo la sera prima, magari hanno anche ucciso qualcuno, aggredito, fatto cose veramente pesanti. È una tragedia a cui seguono problematiche giudiziarie, psichiatriche, spesso questi giovani restano in stato confusionale ed è necessario un lungo percorso di recupero psicologico e psichiatrico. Perché spesso è il panico a dominare quelle fasi. Noi eseguiamo trattamenti disintossicanti e gli psicoterapeuti fanno il loro lavoro. Spesso paragono il nostro intervento al film The day after tomorrow: iniziamo a ricostruire tutto dopo il disastro”.

“Al di là delle normative sulla guida – aggiunge Testino – se si usano alcol o sostanze, per 48 ore non si avrà dal proprio corpo il 100% della performance”.

La situazione: alcol e sostanze non sono più un’emergenza, ma una brutta “normalità”

Si continua a parlare di emergenza, ma non lo è, secondo Testino: “Nella nostra società Occidentale, nazionale, ligure e genovese c’è una percentuale importante di cittadini che consumano sostanze stupefacenti. I numeri di consumo almeno una volta di una sostanza psicoattiva vanno dal 20 al 25% nei ragazzi tra i 15 e i 19 anni a seconda del periodo in cui è stato realizzato il questionario. Non è perciò un’emergenza e quindi se pensiamo solo ad azioni che sono finalizzate ad affrontarla come tale, non risolviamo i problemi”.

Testino si riferisce soprattutto alla cannabis, che è diffusissima e che però oggi viene anche proposta attraverso i cosiddetti cannabinoidi sintetici che hanno effetti psicopatologici rilevanti di 100-300 volte rispetto allo spinello tradizionale.

Il consumo di sostanze psicoattive stimola aggressività, impazienza, irritabilità, perdita del controllo emozionale e tutto questo si riflette nelle notizie di cronaca in cui l’escalation di risse e problemi di ordine pubblico è un dato di fatto.

Molti ragazzi con problematiche interiori trovano nell’alcol e nei cannabinoidi una sorta di farmaco, se il loro disagio non viene intercettato per tempo.

Per questo il team di Testino cerca di identificare il problema attraverso un nuovo modo di lavorare e un nuovo approccio verso la popolazione. “Ai ragazzi spieghiamo che succede di ammalarsi se si fa uso di sostanze e che prima si interviene meglio è. Usiamo anche questionari dalle cui risposte un operatore sanitario può intuire che c’è un problema di quel tipo, ma pensiamo soprattutto che sia l’educazione sanitaria la vera arma a nostro favore. Se speriamo di cambiare la società con le cose dette dagli adulti è complicato. Parlare nella pre-adolescenza è l’ideale. Abbiamo così istituito il progetto di educazione ai corretti stili di vita che consente anche di capire meglio la situazione genovese.

Educazione ai corretti stili di vita: in 10 anni coinvolti 36 mila ragazzi

Patrizia Balbinot è colei che ha ideato il progetto: “Abbiamo iniziato nel 2016 quasi per gioco. Inizialmente ogni relatore faceva la sua relazione, ma i ragazzi perdevano l’attenzione e allora abbiamo deciso di unire tutte le tematiche insieme dando poche semplici informazioni scientificamente corrette su alimentazione, alcol, fumo, sostanze, social e spiritualità. Su quest’ultimo aspetto ci siamo accorti che i ragazzi ne hanno proprio bisogno, te la chiedono sotto forme diverse. Non è intesa come religiosa, ma è più un conosci te stesso dei greci: chi sei, dove stai andando, dove vuoi andare”.

L’idea alla base del progetto è promuovere una visione della vita di comunità sana, ricca di valori. “Facciamo l’esempio degli extraterrestri che vedono gli umani e cercano di capire come si vive: tutti fumano, bevono, si schiaffeggiano, diventa una normalità. Noi cerchiamo di far capire: è il modo corretto di vivere o ne esistono altri per non danneggiare corpo e psiche?”.

Balbinot e Testino si definiscono sognatori e portatori di un’utopia: “Una visione che non comprende l’utopia non merita uno sguardo perché non comprende l’unico luogo verso il quale tendere. Qualcosa seminiamo”. Quest’anno a Palazzo Ducale il progetto ha coinvolto 3.860 ragazzi dai 9 ai 24 anni e 180 insegnanti. “Speriamo che crescendo facciano emergere queste informazioni e le comunichino ai loro pari”.

A seconda dell’età la comunicazione viene cambiata. Il maggiore successo arriva dai filmati, dalle testimonianze di pazienti e persone dai club di auto-mutuo aiuto: “Portano un esempio di quello che potrebbe accadere e che si può avere il coraggio di dire no. Noi battiamo molto su quello. Si può vivere senza sostanze. Nell’alcol, per esempio il problema dei giovani è la modalità del bere, il cosiddetto binge drinking per fare andare in tilt il cervello e poi vengono ricoverati in pronto soccorso, poi in psichiatria e arrivano da noi imbottiti di psicofarmaci e continuano a bere. Prima erano ragazzi normalissimi che si ritrovano con problematiche spesso irreversibili e lo capiscono”.

gianni testino, patrizia balbinot

Patrizia Balbinot e Gianni Testino

 




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