Marche

Uccise la cognata Griselda a Marotta, ora chiede perdono. L’avvocato legge la lettera di Spingardi. La figlia della vittima scoppia in lacrime


MAROTTA La lettera di perdono che non ha avuto la forza di leggere, il pianto liberatorio della figlia della vittima. La battaglia legale ora si sposta tutta sull’aggravante dei futili motivi. Ieri mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare il caso di Sandrino Spingardi, il 72enne ex idraulico, in carcere con l’accusa di omicidio della cognata, Griselda Cassia Nunez, 44 anni, avvenuto l’11 luglio scorso a Marotta. Spingardi è anche accusato di tentato omicidio nei confronti della figlia della vittima, Kenia Cassia Vaca, 28 anni, ferita da due proiettili, uno al volto e uno all’addome. 

La vicenda

Il fatto era avvenuto durante la festicciola organizzata dalla cognata boliviana nel cortile di casa in via Sterpettine. Un party per la nipotina di 5 anni e alcuni suoi amichetti in occasione della fine della scuola dell’infanzia. Spingardi abitava in un container attiguo al terreno e si era presentato per chiedere di abbassare il volume della musica. C’era stato un litigio. Poi era tornato armato di pistola. Griselda era stata colpita alla testa dai colpi di pistola sparati da Spingardi. Cinque i colpi totali esplosi.

Ieri mattina l’avvocato Michele Mariella che assiste l’imputato ha presentato due eccezioni. La prima sul capo di imputazione. «Sono contestati i motivi abietti e futili, che a nostro giudizio non sussistono. Da quanto emerge anche dalle carte, Spingardi è stato fortemente provocato prima dei colpi di pistola, aggredito e gettato a terra tanto che si è ferito alle mani. E’ stato insultato e ci sono delle persone che gli hanno detto in malo modo di tornare a casa sua. Questa forma di provocazione e aggressione non giustifica una reazione così forte ed esagerata, ma allo stesso tempo non possiamo parlare di motivi futili».

Spingardi ieri si è presentato con un foglio. «Ci teneva molto, ma non ha avuto la forza di leggere il testo che aveva preparato. Così l’ho fatto io – spiega Mariella – chiede perdono alle vittime e ha parlato di una azione non voluta. Non sa cosa gli sia successo, la situazione lo ha sconvolto fino a commettere un’azione che non voleva fare. Ritengo che questa sarà la nostra linea difensiva, legata più a un omicidio colposo che volontario anche in relazione alle patologie dell’imputato». Il giudice si è riservata la decisione. «Se cadesse l’aggravante potremmo pensare di procedere con un procedimento alternativo: un rito abbreviato» chiude Mariella. Cosa che garantisce lo sconto di un terzo della pena. L’altra eccezione riguarda la costituzione di parte civile di alcuni parenti della boliviana. La figlia Kenia si è miracolosamente salvata e ieri, all’uscita dall’aula, è scoppiata in un pianto liberatorio, supportata dai familiari e dall’avvocato Valentina Lo Bartolo.

Le parti civili

Il legale ha presentato la costituzione di parte civile per Kenia, la nipote della vittima, due cugine, il compagno e il marito di una cugina. «E’ stata presentata un’eccezione sulla legittimazione delle parti civili, attendiamo la decisione del giudice. Un’udienza non facile per i familiari. L’imputato era silenzioso, ha consegnato una lettera di pentimento». La prossima udienza il 13 maggio.




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