Umbria

Uccide l’amico e lo fa a pezzi per un debito di 150 euro: “Chiedo perdono, non volevo”


Una coltellata al collo per 150 euro. Poi il corpo coperto con un lenzuolo, il turno di lavoro al ristorante come se nulla fosse, e il giorno dopo lo smembramento. I resti chiusi in sacchi e gettati in campagna come rifiuti. È il racconto agghiacciante emerso nel corso del processo a carico di Dmytro Shuryn, il trentatreenne cuoco ucraino accusato dell’omicidio di Bala Sagor, 21 anni, per tutti “Obi”, ucciso e fatto a pezzi a Spoleto il 18 settembre scorso.

Davanti alla Corte d’Assise di Terni, Shuryn ha parlato per circa 40 minuti, in lacrime, chiedendo scusa alla famiglia della vittima: “So che non cambierà il dolore, ma voglio chiedere scusa alla famiglia di Obi: non doveva succedere”.

Secondo la ricostruzione dell’imputato, quella mattina del 18 settembre Obi era venuto a casa sua, in via Pietro Conti a Spoleto, per riavere indietro 150 euro che gli aveva prestato. “Insisteva – ha raccontato Shuryn – mi spingeva anche più volte. Io non sapevo come restituirglieli. Il vizio del gioco mi aveva rovinato”.

La lite è degenerata in pochi istanti. Shuryn ha afferrato un coltello e sferrato un fendente al collo del giovane bengalese. Bala Sagor è morto quasi sul colpo.

“L’ho coperto con un lenzuolo – ha aggiunto l’imputato – poi sono andato a lavorare”. Quella stessa sera, Shuryn ha svolto regolarmente il suo turno nella cucina di un ristorante del centro storico di Spoleto. “Volevo chiamare i soccorsi – ha detto – ma ho avuto paura”.

Le operazioni di smembramento sono iniziate la mattina presto del giorno successivo, sempre nella stessa cantina della palazzina dove Shuryn viveva e dove aveva ucciso quello che definiva “un amico, che aiutavo sempre”.

L’imputato ha ripercorso davanti alla Corte (presidente Tordelli) i macabri viaggi compiuti con uno zaino e un borsone all’interno dei quali aveva riposto i sacchi con i resti di Obi. Li ha gettati in varie zone di Spoleto: tra il Giro dei Condotti, la strada comunale di Monteluco e l’area verde di via Primo maggio. Proprio questi ultimi sono stati i primi a essere ritrovati, ma sono stati gli ultimi di cui si è liberato.

Shuryn ha poi raccontato della “bonifica” della cantina, pulita più volte tra il 19 e il 20 settembre per cancellare ogni traccia del sangue e dello smembramento.

Quando il sostituto procuratore Roberta Del Giudice, che era di turno la sera del primo atroce ritrovamento dei resti di Obi, gli ha chiesto ulteriori dettagli su quelle ore, Shuryn si è fermato: “Non riesco a spiegare. Non ero più io in quel momento. Non pensavo di poter fare una cosa simile”.

In aula, il 33enne ha parlato a lungo del suo vizio del gioco, sostenendo di esserne affetto già prima di arrivare in Italia, nel 2016. “Non pensavo altro che al gioco – ha detto – se non andavo in agenzia, lo facevo online. Non dovevo arrivare a questo punto”.

Una dipendenza che lo aveva portato a chiedere soldi in prestito a chiunque: colleghi, amici, datori di lavoro. Secondo quanto emerso dalle testimonianze, Shuryn era solito chiedere anticipi di stipendio, e i suoi datori di lavoro ne hanno riconosciuto la puntualità e la serietà nell’esercizio delle mansioni. Ma la situazione era fuori controllo.

Tra la primavera e l’estate del 2025, il cuoco ucraino era arrivato a rubare ottomila euro in casa di un’amica con cui aveva avuto una relazione. La stessa donna – ha raccontato lei stessa davanti alla Corte – aveva cercato Shuryn la mattina del 18 settembre, sia al telefono che al citofono di casa, senza ottenere risposta. In quegli stessi istanti, come hanno ricostruito gli inquirenti, Shuryn era nella cantina assieme al cadavere di Obi.

Dalle testimonianze è emerso il ritratto di Bala Sagor come di un ragazzo preciso e rigoroso. Con il suo stipendio aiutava ogni mese la famiglia d’origine in Bangladesh e cercava costantemente di migliorare la propria condizione per sostenere le spese universitarie della sorella. Negli ultimi tempi aveva pensato di frequentare un corso da saldatore.

Proprio di questo, la mattina del 18 settembre, avrebbe dovuto parlare con l’amico Dmytro. Invece ha incontrato la morte.

Prima dell’esame di Shuryn, l’avvocato difensore Donatella Panzarola aveva sollecitato una perizia psichiatrica per accertare se la presunta ludopatia o un altro disturbo della personalità possano aver inciso nell’azione delittuosa. La Procura ha contestato l’istanza sia nella forma sia nel merito. La Corte d’Assise si è riservata di decidere al termine dell’istruttoria.

Shuryn deve rispondere di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, vilipendio e occultamento di cadavere aggravati dalla finalità di celare la morte del giovane. L’udienza proseguirà nei prossimi giorni con l’esame di altri testimoni e la discussione sulla perizia psichiatrica. Per la Procura, il 33enne era lucido e consapevole quando ha ucciso, smembrato e nascosto l’amico come un rifiuto. Per la difesa, la sua dipendenza dal gioco potrebbe averne offuscato la capacità di intendere e volere.


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