Veneto

Il viaggio inizia: Gorizia e Nova Gorica

Si parte dalla fine, ma è proprio questo il bello. La Ciclovia Pedemontana FVG3, che unisce Sacile a Gorizia, oggi la imbocchiamo al contrario, iniziando da quella che sulla carta sarebbe la destinazione finale. Qui, Gorizia e Nova Gorica condividono molto più di un confine: nel 2025 sono state nominate insieme Capitale europea della Cultura, diventando testimoni di due identità diverse eppure intrecciate. Le abbiamo esplorate in sella a una bicicletta, pedalando per circa 22 chilometri con 150 metri di dislivello, tra strade urbane e tratti ciclabili che si innestano nella Pedemontana FVG3.

Il viaggio comincia in un luogo fortemente simbolico: il confine ciclopedonale. Ora è segnato da una semplice sbarra tricolore, che separa Italia e Slovenia, ma che nasconde decenni di storie di divisioni e incontri. A pochi passi si trova il museo del Lasciapassare, “Prepustnica” in sloveno, ospitato in una piccola casetta che un tempo apparteneva alle guardie di frontiera. Poco più in là, oltre il cartello blu con la scritta “Slovenija” circondato dalle stelle europee, si incontra un altro museo, quello del contrabbando. «In Slovenia andavano pazzi per i jeans, i “kavbojke”, un termine che suona come “cowboy”, per i mangiadischi e per il caffè – spiega Anna Santellani, guida cicloturistica – mentre agli italiani interessavano la carne, la grappa, le sigarette».

confine gorizia nova gorica
Il valico

Tappa numero due è stata la Galleria Bombi, che ospita la Digital Art Gallery, un’installazione immersiva partorita dall’ingegno di Refik Anadol, famoso artista nell’ambito della digital art. Colori pulsanti, suoni ovattati e fruscii avvolgono lo spazio, dando vita a un’esperienza sensoriale che coinvolge vista e udito.

Attraversato il confine, è Nova Gorica a darci il benvenuto. Nonostante la vicinanza con l’Italia, qui si percepiscono ancora le atmosfere dell’epoca jugoslava. Basta osservare l’architettura: la città, fondata nel 1947 su progetto dell’architetto sloveno Edvard Ravnikar, nasceva con un’ambizione precisa. «Doveva essere la vetrina del socialismo per l’Occidente – racconta Santellani – Inizialmente, Stalin inviò molti fondi, che però cessarono quando il leader jugoslavo rifiutò di sottomettere la propria sovranità nazionale e politica economica alle direttive di Mosca». Le aspettative si ridimensionano, ma la città trova nuove strade: un grande hotel, pensato per accogliere ospiti mai arrivati, viene ad esempio trasformato in casinò.

Nello skyline spicca anche un grattacielo. Si chiama Eda Center e deve il suo nome a uno dei fratelli Rusjan, un “pioniere dell’aria”. Costruì i primi prototipi di aeromobile; uno di questi, risalente al 1910, è conservato proprio all’ingresso del palazzo.

veivolo eda center nova gorica
Il veivolo datato 1910 all’interno dell’Eda Center

Il verde non manca in questa città, sia lungo le sue vie, sia nei parchi. Non a caso, il simbolo di Nova Gorica è proprio una rosa, che si trova in forma di scultura di pietra anche all’ingresso del municipio.

Un altro punto importante tra Gorizia e Nova Gorica è la piazza della Transalpina, Trg Evrope in Sloveno. Qui, dove correva il muro che divise Italia e Slovenia dal 1947 al 2004, ora sorge un mosaico ideato dal maestro triestino Franco Vecchiet e realizzato in collaborazione con la Scuola mosaicisti di Spilimbergo. Simboleggia l’esplosione del cippo che segnava, fino a qualche anno fa, il confine tra le due città.

piazza della transalpina
In piazza della Transalpina

Pedalata dopo pedalata, il percorso ci conduce fino alle acque smeraldine dell’Isonzo. D’estate attirano anche qualche tuffatore, anche se è generalmente sconsigliato nuotarvi. La ciclovia prosegue poi tra strade sterrate e tratti bianchi, in un continuo saliscendi tra filari di vigne, che si aprono a tratti regalando scorci sorprendenti sul paesaggio circostante.


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