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Trump all’Iran: intesa o fine. Emirati, colpito sito nucleare

Gli Usa presentano cinque condizioni all’Iran per arrivare a un accordo che ponga fine alla guerra, e Donald Trump torna a minacciare Teheran, avvertendo che “farebbe meglio a darsi una mossa, altrimenti non rimarrà più nulla di loro”. Il presidente americano ieri ha sentito Benjamin Netanyahu al telefono, come riferiscono ad Axios funzionari dello Stato ebraico. Il tycoon “deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare”, afferma Ynet citando una fonte israeliana in riferimento alla telefonata, durata più di mezz’ora, prima della quale il premier ha assicurato di essere “ben consapevole” della situazione nella Repubblica islamica, e che avrebbe parlato dopo poco con l’alleato. “Naturalmente ci sono molte possibilità, siamo preparati a qualsiasi scenario, i nostri occhi sono aperti”, ha affermato Netanyahu, che ieri sera ha convocato i suoi principali collaboratori e ministri per una discussione sulla sicurezza nel suo ufficio a Gerusalemme, secondo quanto riferito al Times of Israel da uno dei presenti.

Il New York Times ha scritto sabato che gli Stati Uniti e Israele sono impegnati in “intensi preparativi” per riprendere gli attacchi contro l’Iran in attesa di una decisione del presidente Usa. Anche Fox News ha riportato valutazioni dell’intelligence regionale secondo cui la ripresa dei raid militari potrebbe essere imminente, a causa della frustrazione di Trump per le tattiche iraniane, in particolare la chiusura dello Stretto di Hormuz e il rifiuto di accogliere la sua richiesta di rinunciare alle aspirazioni in campo nucleare.

Intanto l’agenzia Fars, affiliata alle Guardie della Rivoluzione, fa sapere che Washington ha presentato cinque condizioni per un accordo e la fine alla guerra, che includono “nessun pagamento di risarcimenti a Teheran da parte degli Stati Uniti, il ritiro e la consegna di 400 kg di uranio arricchito da Teheran agli Usa, il mantenimento attivo di un solo sito nucleare iraniano”, oltre a nessun pagamento dei beni congelati dell’Iran, “nemmeno il 25%”, e la sospensione della guerra subordinata all’avvio dei negoziati. La Repubblica islamica ha a sua volta posto cinque condizioni, tra cui la fine del conflitto su tutti i fronti, in particolare in Libano, la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei fondi congelati, il pagamento di un risarcimento per i danni causati dalla guerra e il riconoscimento della sovranità sullo Stretto di Hormuz. Secondo l’agenzia, “le proposte statunitensi anziché risolvere il problema mirano a raggiungere obiettivi che il Paese non è riuscito a conseguire durante la guerra”.

Negli Emirati Arabi Uniti, le autorità sono intervenute in seguito a un incendio divampato in un generatore elettrico all’esterno del perimetro interno della centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra, causato dall’impatto di un drone.

Non si sono registrati feriti e l’Autorità federale per la regolamentazione nucleare ha confermato che l’incendio non ha compromesso la sicurezza della centrale e non ha avuto ripercussioni sui livelli di sicurezza radiologica. Tutte le unità sono operative a pieno regime. Ma Abu Dhabi denuncia la “pericolosa escalation”: “Non tollereremo minacce di qualsiasi tipo alla nostra sicurezza e sovranità”.


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