cresce la cassa integrazione, oltre 600 posti a rischio
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Dopo i segnali di ripresa registrati nel 2025, il comparto metalmeccanico del Friuli Venezia Giulia torna a mostrare segnali di forte sofferenza. A lanciare l’allarme è la Fim-Cisl regionale, riunita a San Vito al Tagliamento per analizzare l’andamento del settore: nel primo quadrimestre del 2026 cresce in modo significativo il ricorso alla cassa integrazione, con ricadute sempre più pesanti sull’occupazione.
Le aziende con ammortizzatori sociali attivi sono passate da 55 a fine 2025 a 92, con un incremento del 67%. Coinvolti complessivamente 8.335 dipendenti, di cui 5.758 attualmente in cassa integrazione, oltre 1.400 in più rispetto allo scorso anno. Le situazioni più critiche si concentrano nelle province di Pordenone e Udine.
Sotto osservazione diversi casi aziendali: dalla Savio, in difficoltà nel settore tessile, alla Friulpress di Sesto al Reghena, segnata da continui cambi di proprietà. Preoccupano anche Startech, ex Adriatronics, e Radiators di Moimacco, ancora in contratto di solidarietà. A Tarvisio la Kito Chain valuta esuberi tra 20 e 30 lavoratori, mentre resta aperta l’incognita Electrolux, dopo l’annuncio di 1.700 tagli a livello nazionale.
“Le aziende più in crisi mettono a rischio tra i 600 e i 700 posti di lavoro – avverte il segretario regionale Fim-Cisl Pasquale Stasio –. Servono politiche industriali, costi energetici sostenibili e investimenti per evitare l
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