Mondo

Rappresaglia Zelensky: droni su Mosca, 3 morti

Nella notte tra sabato e ieri l’Ucraina ha lanciato circa 600 droni contro il territorio russo, concentrando parte dell’offensiva su Mosca e sulle regioni di confine. È stata Kiev stessa a definire l’operazione “il più importante attacco dall’inizio dell’invasione”, realizzando la minaccia di rappresaglia di Volodymyr Zelensky dopo il bombardamento russo su Kiev di qualche giorno fa costato la vita a 24 persone.

Il messaggio politico è chiaro: se la Russia continua a colpire le città ucraine, l’Ucraina porterà la guerra oltre il confine. “Lo Stato russo deve porre fine alla guerra”, ha dichiarato Zelensky rivendicando il diritto a colpire l’industria petrolifera e il comparto della difesa di Mosca. Una linea che segna un ulteriore salto nella strategia ucraina: non più soltanto difesa del territorio, ma pressione diretta sulle infrastrutture strategiche russe.

Secondo il ministero della Difesa di Mosca, le difese aeree hanno intercettato 556 droni durante la notte e altri 30 nella mattinata successiva. Numeri enormi, che da soli raccontano l’intensità dell’attacco. Ma alcuni velivoli sono riusciti a superare gli sbarramenti. Nella regione di Mosca tre persone sono morte e almeno dodici sono rimaste ferite, in gran parte operai di un cantiere vicino a una raffineria. Tra le vittime anche un lavoratore indiano. Un altro morto è stato registrato nella regione di Belgorod, area di confine ormai trasformata in un fronte permanente.

Il dato forse più significativo riguarda però la geografia dell’attacco. Kiev sostiene di aver colpito obiettivi a oltre 500 chilometri dal confine ucraino: raffinerie, depositi di greggio, impianti legati alla produzione di semiconduttori. Sui social russi sono circolate immagini di piccoli incendi nei pressi dell’aeroporto Sheremetyevo di Mosca, mentre il ministero della Difesa ucraino ha esultato con una formula che fotografa bene il nuovo clima: “La guerra sta tornando da dove è venuta”.

Dall’altra parte, la Russia continua i suoi raid sull’Ucraina. L’aeronautica di Kiev sostiene di aver abbattuto 279 droni russi su 287 lanciati nella stessa notte. Uno scambio quasi simultaneo di attacchi che mostra quanto il conflitto sia entrato in una fase di logoramento industriale, fatta di droni, saturazione delle difese aeree e colpi contro infrastrutture energetiche.

Sul piano diplomatico, intanto, tutto resta bloccato. La tregua di tre giorni proclamata da Mosca per il Giorno della Vittoria è evaporata tra accuse reciproche di violazioni.

Il Cremlino continua formalmente a dirsi disponibile al dialogo con l’Europa, ma respinge ipotesi di mediazione affidate all’Ue. E mentre i canali diplomatici restano congelati, cresce l’attesa per il viaggio di Vladimir Putin a Pechino il 19 e 20 maggio.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »