Trigoria. Anziano bruciato vivo, svolta nell’inchiesta: ora è omicidio
Per quasi un anno è rimasto un enigma sospeso tra le ipotesi più drammatiche. Oggi quel giallo si colora definitivamente di sangue.
L’inchiesta sulla morte dell’anziano trovato carbonizzato il 24 febbraio 2024 in via Álvaro del Portillo, a pochi metri dal Campus Biomedico, ha cambiato direzione: non più un gesto estremo, ma omicidio volontario. Un fascicolo aperto contro ignoti che segna una svolta decisiva nelle indagini condotte dai Carabinieri.
All’indomani dei fatti, lo scenario aveva spinto gli investigatori verso la pista del suicidio. Accanto al corpo era stato rinvenuto un accendino e non erano emersi segni evidenti di colluttazione.
L’uomo, anziano e senza documenti, con addosso solo un bastone e un cappello, era morto prima dell’arrivo dei soccorsi, avvolto dalle fiamme sotto gli occhi attoniti di chi si trovava a passare in quel tratto di strada.
Un’immagine sconvolgente, che sembrava raccontare una storia di solitudine e disperazione. Ma col passare dei mesi, quel racconto ha iniziato a mostrare crepe.
Gli accertamenti tecnici e soprattutto l’esito dell’autopsia hanno restituito un quadro molto diverso da quello iniziale, aprendo la strada a nuovi scenari investigativi.
Determinanti sono state alcune testimonianze raccolte più recentemente, che parlano di movimenti sospetti poco prima che il rogo divampasse.
In particolare, più persone avrebbero notato la presenza di un altro uomo nelle immediate vicinanze della vittima. Una figura che oggi assume i contorni di un possibile sospettato e la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti.
Resta però uno degli aspetti più inquietanti della vicenda: l’identità della vittima è ancora sconosciuta. A distanza di quasi un anno, nessuna denuncia di scomparsa sembra combaciare con il profilo dell’anziano.
Un “fantasma”, come lo definiscono gli investigatori, che rende ancora più complessa la ricostruzione degli ultimi giorni di vita e dei possibili moventi di un gesto tanto feroce.
L’ipotesi di una rapina finita nel sangue non è esclusa, ma al momento non convince pienamente chi indaga. Anche perché l’area è povera di telecamere di sorveglianza, un vuoto che ha complicato fin dall’inizio la ricostruzione della dinamica e l’identificazione di eventuali responsabili.
Con l’iscrizione del fascicolo per omicidio, però, l’inchiesta entra ora in una nuova fase. Sarà possibile disporre accertamenti tecnici irripetibili e analizzare i tabulati telefonici delle celle agganciate in zona nel pomeriggio del 23 febbraio.
L’obiettivo è stringere il cerchio attorno all’uomo visto con l’anziano poco prima del rogo.
La caccia a chi era con lui in quei minuti decisivi è ufficialmente aperta. E con essa, la speranza di dare finalmente un nome alla vittima e una risposta a una delle morti più atroci degli ultimi anni nella Capitale.
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