Marche

tra le accuse l’eversione e il terrorismo. L’Antimafia di Ancona apre fascicolo contro ignoti. Il messaggio


PESARO Sabotaggio alla stazione di Pesaro, aperto il fascicolo di indagine alla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona. Le ipotesi di reato sono danneggiamento a seguito di incendio, interruzione di pubblico servizio, attentato alla sicurezza dei trasporti e associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico. 

Gli indagati

Si tratta di un fascicolo aperto contro ignoti dalla Procura distrettuale antimafia di Ancona, guidata da Monica Garulli. La procuratrice conferma che sono al vaglio dell’autorità giudiziaria «eventi particolarmente gravi che hanno non solo una finalità dimostrativa ma che possono mettere a repentaglio la sicurezza degli utenti». Le attività d’indagine ad Ancona sono affidate alla Digos, alla Polizia Scientifica e alla Polfer, che si occupano dei fatti analoghi per i quali procede la Procura distrettuale di Bologna. Si guarda ai contatti e alle intercettazioni di persone vicine agli ambienti anarchici. Gli inquirenti pesaresi stanno dialogando costantemente coi colleghi bolognesi per scambiarsi informazioni sulle modalità. Il Gruppo Ferrovie dello Stato ha parlato chiaramente di «azioni di sabotaggio». Un atto dimostrativo di gruppi antagonisti, che avrebbe messo nel mirino le Olimpiadi di Milano-Cortina, sul modello di quanto era avvenuto in Francia nel 2024 per le Olimpiadi di Parigi. L’obiettivo sarebbe stato quello di bloccare o rallentare la linea Adriatica verso nord.

Le perizie

A Pesaro sono state condotte delle analisi dei fumi con dei sensori che avrebbero risposto positivamente alla presenza di benzina. Gli inquirenti emiliani hanno però ritrovato sulla Bologna-Venezia, un ordigno incendiario inesploso sulla linea di traffico ordinario, probabilmente, della stessa natura di quelli innescati negli altri due casi. Un elemento concreto per le indagini a partire dai materiali utilizzati e la loro possibile provenienza. Non si indaga solo sulle tracce fisiche sui luoghi del sabotaggio, ma anche dal punto di vista delle comunicazioni e dell’organizzazione del sabotaggio.

Le chat

Gli inquirenti andranno a ritroso cercando eventuali contatti e messaggi di persone vicine agli ambienti anarchici e dell’estremismo, alla ricerca di qualche spunto per restringere il campo. Intercettazioni a tutto campo anche in gruppi segreti Telegram. I sabotatori hanno agito in maniera sincronizzata, consapevoli come nel caso di Pesaro che quella cabina dei cavi elettrici dedicati alla movimentazione degli scambi, era in un punto cieco. Non c’erano telecamere in zona. Un punto strategico, probabilmente scelto dopo un sopralluogo.

Il messaggio dal “sottobosko”

Una presa di posizione a favore dei sabotaggi ferroviari di sabato 7 febbraio a Pesaro e Bologna. Non è una rivendicazione, non c’è una manifesta paternità degli attentati, ma il testo apparso su sottobosko.noblogs ha un messaggio chiaro. «Fuoco alle olimpiadi e a chi le produce», c’è scritto. Il blog si autodefinisce «canale informativo, con l’obiettivo di dare una voce a tutte le esperienze di lotta, arborea e non, in Italia». Nell’apertura del sito il comunicato più in vista ha il titolo: «Chi sabota è nemico dell’Italia». Il messaggio inizia con un testo di approvazione: «Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore. Nel giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della Vergogna ben tre sono state le linee ferroviarie sabotate e bloccate fino al pomeriggio». Il testo riporta la Rivendicazione del sabotaggio delle linee Tgv prima dei Giochi Olimpici di Parigi 2024. Quanto ai giochi invernali si legge che sono in grado di «drenare quantità impressionanti di fondi pubblici mentre paesi interi crollano, in Sicilia, al passaggio di un uragano. D’altronde non c’è nulla di più importante al momento. Non c’è miglior strumento di distrazione per uno stato odierno». E ancora i decreti sicurezza che per Sottobosko.noblgs sono «occasioni praticamente semestrali per stringere le reti della repressione e soffocarci qualunque dissenso portato avanti nella legalità, non possa più essere efficace. Così come inizia a non essere più ignorabile l’inefficacia delle modalità di scontro di piazza. Pare dunque necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro».




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