Torino, agente della penitenziaria si toglie la vita a 42 anni

Un altro dramma scuote la Polizia penitenziaria: un assistente capo di 42 anni, in servizio nella casa circondariale di Torino e da tempo distaccato alla scuola di formazione di Cairo Montenotte, si è tolto la vita nella sua abitazione nel capoluogo piemontese. L’uomo, originario della provincia di Palermo, lascia la moglie e una figlia di sei anni.
A denunciarlo è la UIL FP Polizia Penitenziaria, che parla di un contesto sempre più insostenibile. Il segretario generale Gennarino De Fazio sottolinea come si tratti dell’ennesimo caso che coinvolge il mondo carcerario, tra agenti e detenuti, con numeri già allarmanti dall’inizio dell’anno.
Secondo il sindacato, il sistema penitenziario vive una condizione di sovraffollamento cronico, carenza di personale e carichi di lavoro eccessivi, che incidono pesantemente sulla vita e sulla salute psicologica degli operatori. “Le carceri rischiano di generare una sorta di assuefazione alla sofferenza e ai gesti estremi”, viene evidenziato.
Nel giorno del Primo Maggio, la UIL FP richiama anche la necessità di garantire “dignità del lavoro” per la polizia penitenziaria, sottolineando turni massacranti, organici insufficienti e condizioni operative definite al limite della sostenibilità. Una situazione che, secondo il sindacato, rende urgente un intervento strutturale sul sistema carcerario.
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