Maglie fake, dal Piemonte alla Cina: smantellato impero on line dei falsi

Dalla quiete di un ufficio a Leinì alle rotte commerciali della Cina, passando per i conti correnti gonfiati dai risparmi di migliaia di tifosi ignari. Da un lato le maglie dei club più blasonati – Juventus, Inter, Milan, Barcellona, Real Madrid, Psg, Manchester City e Chelsea – dall’altro le icone del basket Nba come i Golden State Warriors e i Los Angeles Lakers. E per i più raffinati, il fascino intramontabile del vintage: le divise storiche di campioni come Diego Armando Maradona, Roberto Baggio, Éric Cantona, Leo Messi e Alessandro Del Piero. Dietro questa vetrina globale si nascondeva l’attività illecita di un imprenditore cinquantenne della seconda cintura torinese, capace di movimentare oltre 10mila ordini in soli trenta mesi.
La guardia di finanza di Torino ha sequestrato oltre 700 mila euro all’uomo, indagato per autoriciclaggio, contraffazione di marchi dell’abbigliamento sportivo e commercializzazione illecita. L’inchiesta, coordinata dal pm Raffaele Battipaglia della procura di Ivrea, è stata condotta dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Gli investigatori hanno svelato un meccanismo basato su tre portali e-commerce dove venivano esposti i modelli contraffatti delle principali marche mondiali. Sebbene l’input sia arrivato da una segnalazione della Puma, il catalogo comprendeva falsi d’autore a marchio Adidas, Nike, Armani EA7, Lotto, Kappa e Umbro. Il sistema era automatizzato: una volta ricevuto l’ordine e il pagamento di circa 50 euro – a fronte di un costo di produzione e spedizione internazionale di soli 20 euro – il portale generava l’acquisto nei laboratori specializzati in Cina. I pacchi partivano dall’Asia e arrivavano direttamente al destinatario, senza mai transitare fisicamente dal magazzino piemontese dell’indagato.
Il colonnello Alessandro Langella, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Torino, ha spiegato la genesi dell’indagine: «L’inchiesta nasce da due elementi: il monitoraggio sistematico che facciamo delle piattaforme commerciali online e dalle segnalazioni delle case madri». L’analisi dei flussi finanziari ha permesso agli inquirenti di contestare anche il reato di autoriciclaggio. «Siamo intervenuti prima con perquisizioni per acquisire il giro di affari illecito», ha sottolineato Langella, precisando come l’attività si sia poi concentrata sul patrimonio: «In questo caso si interviene anche sul profitto dell’attività illecita: approfondendo le movimentazioni bancarie abbiamo scoperto anche l’autoriciclaggio, con proventi reinvestiti per comprarsi la casa di proprietà, la macchina e per investire in attività finanziaria».
La Finanza ha sequestrato conti correnti, un immobile, un’autovettura e i tre siti web in uso al cinquantenne. «Era un piccolo imprenditore nel settore degli articoli sportivi che poi ha capito la possibilità di fare questo business illecito e lo ha fatto su scala mondiale», ha concluso Langella. Lo ha fatto da solo. È bastata una grande organizzazione di tipo informatico,
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