Cultura

Thom Yorke: “L’industria musicale è avversa ai nuovi artisti”

Credit: John Mathew Smith & www.celebrity-photos.com from Laurel Maryland, USA, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Thom Yorke è stato ammesso alla Fellowship of the Ivors Academy in occasione degli Ivor Novello Awards 2026, tenutisi giovedì sera, dove ha approfittato, con il suo discorso, per criticare aspramente l’industria musicale per il “folle flusso di denaro verso l’alto che non lascia altro che polvere ai nuovi artisti“.

Gli Ivor Novello Awards sono una prestigiosa cerimonia annuale che celebra i cantautori e i compositori di colonne sonore e la Fellowship of the Ivors Academy è il loro più alto riconoscimento. Il frontman dei Radiohead ha dedicato il premio a sua moglie e ai suoi figli, oltre che ai suoi numerosi collaboratori, affermando di “non essere un artista solista“.

Ha esordito dicendo che ogni artista ha il “diritto divino di ribellarsi e di snobbare il business“, un businesse che, a detta del cantante, sta concentrando la propria attenzione solo “sull’entusiasmante andamento del prezzo delle azioni dei servizi di streaming e sul valore folle attribuito ai cataloghi di pochi artisti della generazione precedente e sulla frenesia finanziaria che li circonda“.

Il punto focale è che “Abbiamo visto molti artisti non essere fortunati con l’industria musicale, che non ha avuto pazienza, sono stati masticati e sputati fuori. Ci vuole tempo perché gli artisti trovino la propria voce, imparino il mestiere e capiscano dove li porterà. È allora che succedono le cose belle. Temo che il nostro settore stia diventando avverso al rischio e incapace di aiutare. Per me non ha alcun senso. Lo stesso vale per molte industrie creative: arte, cinema, teatro – stanno tutte attraversando questa strana, miope autodistruzione“.

Yorke ha proseguito: “Mi chiedo perché nessuno metta in discussione questo folle flusso di denaro verso l’alto che non lascia altro che polvere per i nuovi artisti. I capi del nostro settore non si chiedono cosa succederà alla generazione futura, quando il pozzo musicale si prosciugherà, cosa che accadrà, ragazzi. Invece, si fa un sacco di chiacchiere a vuoto sulla nuova musica con playlist di comodo e sull’idea di una scena musicale vitale. Ma c’è il rifiuto di offrire anche solo una parvenza di fonte di reddito sostenibile per la maggior parte dei musicisti. E continuano con quei fottuti trucchi contabili sporchi e opachi che le major facevano negli anni ’90. Quind vorrei dare un breve promemoria ai vertici dell’industria e ai servizi di streaming: datevi una mossa. Da dove prenderete i vostri prossimi succulenti cataloghi d’archivio, eh? Questa industria morirà e con essa gli stronzi, se tutto quello che fate è svalutare la prossima generazione di artisti e i loro fan. Ricordatevelo: senza di noi, non valete un cazzo!




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