Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Beck, Neil Young, Yuppie Flu (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

BECK- “Ride Lonesome”
[Capitol]indie-folk

Beck torna con “Ride Lonesome”, il suo primo album composto interamente da brani inediti dopo “Hyperspace”, vincitore di un Grammy. Richiamando i suoni ricchi e suggestivi di “Morning Phase” e “Sea Change”, l’album vede Beck collaborare nuovamente con i musicisti che avevano partecipato a quelle acclamate pubblicazioni. Prodotto da Beck e mixato da Nigel Godrich, “Ride Lonesome” segna un avvincente ritorno allo stile intimo e cinematografico che caratterizza alcuni dei suoi lavori più celebri.

NEIL YOUNG & THE CHROME HEARTS – “Second Song”
[Reprise]indie-rock

“Second Song” è il secondo album in studio che Neil Young ha realizzato con i Chrome Hearts, nonché la sua terza uscita in assoluto dopo l’album dal vivo “As Time Explodes”, pubblicato ad aprile. L’album raccoglie sette brani inediti scritti da Young. Caratterizzato da un’atmosfera semi-acustica, si colloca al fianco di precedenti capisaldi della sua discografia come “Comes A Time” e “Prairie Wind”, con un suono riflessivo e sincero che risulta intimo, vissuto e profondamente umano. In queste canzoni, Young osserva il passato, il presente e il futuro da una nuova prospettiva. Il brano che dà il titolo all’album ne definisce il tono: «Attraverso le foglie fumanti del tempo, le parole si sono semplicemente riversate in avanti in questa mia seconda canzone…». È una musica che trasmette un senso di ricerca, di stabilità e di sentimenti condivisi.

YUPPIE FLU – “Kings Without a Crown”
[42 Records / Homesleep]indie-rock

Le canzoni sono esattamente come Matteo le aveva scritte, registrate e completate. Non una raccolta incompiuta o un archivio riaperto dopo anni, ma un vero album costruito senza la pressione di dover rispettare tempi di mercato o scadenze produttive. Brani pensati lentamente nel corso degli anni, con la libertà di lavorare senza aspettative o compromessi, ed è proprio questa libertà a rendere “Kings Without a Crown” uno dei lavori più profondi e riusciti degli Yuppie Flu.

VELVETEEN QUEEN – “The Greater Good”
[Silver Lining]hard-rock

Fin dal primo riff provocatorio e dal suono delle maracas di “Too Far Gone”, il brano di apertura del secondo album delle Velveteen Queen, “The Greater Good”, le rocker svedesi mettono in chiaro che è meglio che i vostri fianchi siano pronti a dondolare e che i vostri stivali da rock siano pronti a scatenarsi. Questo è un album che riporta in Svezia lo stile spavaldo dei giorni di gloria del Sunset Strip, con una buona dose di Guns N’ Roses vecchia scuola, oltre a legami spirituali con Shotgun Messiah, Hanoi Rocks e Michael Monroe.
C’è una grinta e un vigore nei Velveteen Queen che entusiasmano immediatamente le orecchie. Prendete il ritmo vivace e il groove del brano glam-punk “Walk or Talk”, che vanta un ritornello corale di grande impatto e un’aria da duro ringhiosa. Nel frattempo, “Liar” è intrisa dell’atmosfera sleale delle strade malfamate dei ragazzacci, con riff che oscillano bassi e potenti. Eppure c’è anche tutta l’arte della ballata in mostra con la sentita “Sorry”, a dimostrazione che i Velveteen Queen sanno anche abbassare i toni per trasmettere filamenti di emozione pura.

CHAKA KHAN – “Chakzilla”
[BMG]blues, RnB, soul

Celebrazione di forza, gioia, amore, resilienza e reinvenzione, “Chakzilla” vede Chaka Khan nel pieno della sua libertà creativa. Scritto insieme a Chaka, Sia e Greg Kurstin e prodotto dal pluripremiato Greg Kurstin, l’album include partecipazioni speciali di Sia, Snoop Dogg e Lenny Kravitz. Al tempo stesso un ritorno trionfale e una potente dichiarazione artistica, il disco conferma Chaka Khan come una delle voci più influenti e durature della musica contemporanea. «Questo album parla di gioia. Parla di libertà. Parla dell’amore per sé stessi, dell’amore per gli altri e della capacità di trovare la propria forza indipendentemente dal momento della vita in cui ci si trova», dichiara Chaka Khan. «Ho vissuto molto dall’uscita del mio ultimo disco e volevo che queste canzoni celebrassero tutto questo. Questa musica parla dell’essere umani, del sentirsi bene e dell’entrare pienamente nel proprio potere.»

SON LUX – “Out Into”
[City Slang / This is Meru]alternative

Attivo dal 2013 il trio composto da Ryan Lott, Ian Chang e Rafiq Bhatia è radicato nella curiosità e alla ricerca di un equilibrio tra intima emotività grezza e meticolose costruzioni elettroniche. I Son Lux rientrano nei generi del rock sperimentale, del post-rock e del rock elettronico. Ora i Son Lux pubblicano il loro nono album in studio, “Out Into”, su City Slang. Lott e i suoi compagni di band si sono immersi nell’album dei Son Lux più ricco dal punto di vista ritmico e più urgente dal punto di vista dei testi mai realizzato finora.

CARLY RAE JEPSEN – “Day and Night”
[Interscope]pop

Carly Rae Jepsen torna con un nuovo doppio album, “Day and Night”. Attraverso 24 brani, il disco dà vita a un mondo così ricco da racchiudere tutta la vastità della sua identità. Il singolo di lancio, “On Wires”, è pervaso da un senso di urgenza, che cattura il richiamo vertiginoso del desiderio. “Parla del desiderare qualcuno così intensamente da riuscire a malapena a godersi una serata fuori“, spiega. «È una vera e propria canzone di seduzione, ma nel ritornello non faccio altro che ripetere “Ti voglio”, perché è l’unica cosa a cui riesco a pensare».

EZRA COLLECTIVE – “Here Because of Hope”
[Partisan]Jazz

“Here Because Of Hope” degli Ezra Collective è il disco più ambizioso e personale della loro carriera: concepito come un’opera suddivisa in tre movimenti spirituali e geografici, l’album ripercorre il viaggio del popolo nero attraverso i continenti e le epoche, dalla musica africana ai ritmi caraibici, fino alle strade di Londra. Formatisi nei centri giovanili di Londra, i vincitori del Mercury Prize e del BRIT Award hanno ormai trascorso oltre un decennio rendendo il jazz gioioso, urgente e innegabile. In “Here Because Of Hope”, spingono questa visione più in là che mai, ponendo una domanda semplice ma profonda: perché tanta musica afro-americana nata dal dolore suona così gioiosa? La loro risposta è la speranza: la convinzione, tramandata attraverso le generazioni e gli oceani, che qualcosa di meglio sia possibile.

RUBY HAUNT – “Paper Halo”
[Autoprodotto]dream-pop

“Paper Halo” è l’undicesimo album dei Ruby Haunt e amplia i confini dell’universo del duo, un mix di dream pop e slowcore, senza perdere l’intimità tipica delle ore notturne. Attraverso dieci brani — dall’apertura di “Daystar” passando per “Half Light”, “Hydroplane” e “Silver Spring” fino alla conclusiva “Big Room” — Wyatt Ininns e Victor Pakpour ripercorrono la memoria, la trasformazione e gli spazi in cui torniamo alla ricerca di noi stessi. Il singolo di punta “Big Room” dà il tono: un suono più ampio e immediato che avvolge una richiesta di soccorso, tornando all’Eden come rifugio e destinazione impossibile. La sua immagine centrale — una foresta bruciata e ricostruita più e più volte — conferisce al desiderio un’ sfumatura autodistruttiva, e il video che l’accompagna la mette in scena come una strana storia d’amore lungo un’autostrada buia. I fan dei Beach House, dei Nation of Language e dei The Radio Dept. ritroveranno il familiare equilibrio tra fredda moderazione e sentimenti feriti.

BANDAKADABRA – “Two”
[Mamanoquiere]elettronica

Con questo disco, l’ensemble prosegue il proprio percorso di ricerca attorno al linguaggio della techno. “TWO” si sviluppa infatti come un mosaico di stili che attraversano sia le diverse traiettorie di questo genere musicale sia quelle dell’elettronica contemporanea. Il filo conduttore è la costruzione di una tracklist capace di dialogare con le differenti sensibilità della techno. Rispetto al precedente lavoro, questo nuovo album presenta un approccio focalizzato soprattutto sugli arrangiamenti e sulla scelta del repertorio, con l’obiettivo di trasferire su disco l’energia e la dimensione live del loro progetto. Tutti i brani presenti in “TWO” sono stati registrati senza l’utilizzo di sequenze e senza alcun contributo esterno rispetto alle parti eseguite dai musicisti. Il risultato restituisce una fotografia fedele della Bandakadabra: una formazione di fiati e percussioni che interpreta la techno attraverso il suono acustico e l’interazione tra i musicisti.

MEADOW – “Meadow”
[Cherub Dream Records]indie-rock, post-hardcore

I Meadow sono una band di quattro elementi nota per lo stile chitarristico intricato, incentrato sul gain, e per i concerti dall’atmosfera suggestiva. Sebbene la formazione della band sia cambiata e si sia evoluta sin dalla sua nascita, i Meadow mantengono uno spirito di collaborazione aperta tra i membri attivi. Nei primi demo e in questo loro primo LP omonimo registrato in studio, i Meadow combinano influenze del post-hardcore e dello shoegaze degli anni ’90. Questo disco è stato registrato all’inizio del 2025 ai Death Bed Studios di Oakland e, a causa di ritardi imprevisti e cambiamenti nella formazione, ci è voluto più di un anno per completarlo. Qualche tempo dopo la registrazione, ma prima che il disco venisse mixato, la band si è presa una pausa. Oggi, Cole Baron e Ghemarson Deang stanno esplorando nuove direzioni più sperimentali per il progetto, affiancati ora dai nuovi membri Gilbert Aribon e Cassady Dunn. Nel frattempo, Cole è diventato una figura di spicco nella scena musicale underground DIY, unendosi ad alcune band della Bay Area come Pocket Full of Crumbs, Buddy Junior e Demora. Nell’album omonimo dei Meadow, ciò che è stato catturato durante quella sessione è un’istantanea della band in quel preciso momento: le chitarre di Cole e Luis che si rincorrono in un gioco di tira e molla, lo stile di batteria grintoso di David e i colpi incisivi sul rullante, e Ghemarson a tenere insieme il tutto con il basso. Le canzoni sono eteree, ma aggressive. Il ritratto di una band emergente e grintosa che sta muovendo i primi passi. .

SEASICK STEVE – “The Last Season Of America”
[Eastcote Recordings]blues

Seasick Steve torna con “The Last Season of America”. Nel 2024, Steve e sua moglie Elisabeth hanno intrapreso un viaggio on the road attraverso l’America, durante il quale lui ha potuto constatare di persona la povertà e le divisioni sociali nel contesto delle imminenti elezioni. Si trovavano in un locale di New Orleans dove il leader della band del locale ha dato il benvenuto sul palco a due musicisti belgi dicendo: «Benvenuti nell’ultima stagione dell’America». Questa frase è diventata il tema conduttore del resto del loro viaggio e lo ha portato a scrivere la canzone che dà il titolo al nuovo album. Riflessione profondamente personale e sentita sullo stato della sua patria, “The Last Season of America” è un disco di protesta nel senso più vero del termine.

EMMA RUTH RUNDLE – “These Killing Times”
[Errant Child]cantautorato

Emma Ruth Rundle è una cantautrice, chitarrista, artista visiva e poetessa statunitense che vive a Portland, nell’Oregon. Ex membro dei Nocturnes e dei Marriages, ha pubblicato cinque album da solista e fa parte dei Red Sparowes. “These Killing Times” è un album elettrizzante, emozionante e carico di rabbia femminista anti-patriarcale. Il sesto album in studio della polistrumentista, cantautrice e artista multidisciplinare è un’antologia reattiva, irta di tensione, piena di vita e di resistenza; ci pone domande sulle nostre intenzioni e sui ruoli che ricopriamo nelle comunità in cui viviamo, e su come scegliamo di contrastare la morsa del capitalismo. Notti insonni, momenti di orrore e periodi di angoscia potrebbero sovrapporsi a una linea temporale degli eventi socio-politici recenti per tracciare la genesi di “These Killing Times”: l’ascesa del nazionalismo cristiano, il grottesco circo del discorso politico e il conseguente disagio ontologico. Ma c’è anche l’amore – come balsamo e tonico, come via di fuga. Il desiderio di compagnia e connessione, pur trovandosi di fronte alle parti più violente dell’umanità, rimane una tensione irrisolta.

SLOW PULP – “Melodie”
[Anti]indie-rock

Con due album all’attivo, gli Slow Pulp sono una delle band di riferimento della generazione cresciuta ascoltando le radio dedicate all’alternative rock degli anni ’90 e diventata adulta con l’ondata indie degli anni 2000. Il loro nuovo album è stato prodotto da Elliott Kozel (che vanta collaborazioni con artisti del calibro di SZA, Lizzo, Jean Dawson e Rosalía) ed è stato scritto a quattro mani da Emily Massey e Henry Stoehr, membri della band. In “Melodie” la band si spinge oltre le proprie radici shoegaze, esplorando nuovi territori sonori con ritornelli e melodie dalle sfumature pop.

FRANKIE ROSE – “Hila”
[Night School]indie-pop

Nel nuovo album di Frankie Rose l’artista reinterpreta l’oscurità ricca di sfumature dei Coil del periodo maturo, a tratti la produzione EBM martellante degli Skinny Puppy e l’alienità quasi spirituale dei Cocteau Twins.

ECHO & THE BUNNYMEN – “Apple For Isaac”
[BMG]new wave

“Apples For Isaac” segna il ritorno degli Echo and The Bunnymen, il loro primo album di brani inediti in oltre un decennio. Dopo anni trascorsi a proporre il loro immenso repertorio di classici al pubblico di tutto il mondo, i Bunnymen hanno registrato un album tanto audace quanto vulnerabile, che cattura perfettamente l’essenza di ciò che rende i Bunnymen così straordinari. Fin dai primi istanti del brano di apertura “Take Me By The Hand”, è evidente che la band non ha perso nulla dell’urgenza dei suoi primi lavori. Il singolo di punta, “Brussels Is Haunted”, è emblematico della gloriosa eredità della band, con un ritornello che esalta la vita degno di uno dei padri fondatori del post-punk. In tutti i brani, tranne uno, è presente anche il compianto batterista Clem Burke, che purtroppo è venuto a mancare durante la realizzazione dell’album.

BEES MADE HONEY IN THE VEIN TREE – “In Between Strides”
[Magnetic Eye]post-rock

Quando il quartetto tedesco ha iniziato a orientarsi su quale direzione prendere dopo il successo del loro precedente album, “Aion” (2023), l’idea centrale per il quarto album, “In Between Strides”, era quella di adottare un approccio più melodico. Tutto il resto, lo avrebbero lasciato al processo creativo e, in parte, al caso. La band ha registrato una canzone sì e una no di “In Between Strides” in vari ambienti a loro disposizione al momento della creazione: una cantina cavernosa, un palco da concerto, un balcone interno, un salotto, la loro sala prove, tornando persino nello studio in cui era stato registrato il loro primo album, “Medicine”. Grazie a questo approccio spontaneo e mutevole hanno iniziato a spostarsi, dal punto di vista della trama sonora e dello stile, dall’ambient e dal drone verso lo shoegaze, integrando al contempo elementi più acustici. Secondo il loro piano originale, “In Between Strides” si è avventurato in territori più melodici, con ogni brano che rappresenta un diverso aspetto del vocabolario musicale della band.

FLAME PARADE – “Hollywood Stray”
[Materiali Sonori]indie-rock

Quarto album di Flame Parade, pubblicato come gli altri dalla Materiali Sonori. Registrato in presa diretta al Playpen Studio di Bristol e prodotto da Ali Chant l disco segna una svolta silenziosa, ma profonda, nel percorso musicale della band toscana. È l’apertura di una crepa nello spazio etereo e sospeso, nell’equilibrio delicato tra sogno e realtà, che ha caratterizzato i lavori precedenti del gruppo. “Hollywood Stray” lascia filtrare luce tra le trame sonore: le canzoni sono più esposte, più dirette, più umane. Senza rinunciare alla ricchezza degli arrangiamenti e alle stratificazioni atmosferiche che hanno sempre caratterizzato il suono del quintetto, Flame Parade scelgono ora di avvicinarsi, di togliere distanza, di mostrarsi emotivamente scoperti.

BOY HARSHER – “Get Mean”
[Atlantic]elettronica

I Boy Harsher tornano con un disco che affronta i temi dell’amore, della perdita e della sopravvivenza in modo diretto e senza compromessi. Nel corso dell’album, il duo composto da Jae Matthews e Augustus Muller affronta di petto il lutto e la sofferenza, accompagnando l’ascoltatore in un difficile percorso attraverso il dolore. Nel profondo, “Get Mean” è un album di redenzione. Documenta uno dei capitoli più dolorosi della vita, aggrappandosi al contempo alla forza che può emergere una volta superato il momento più buio. È una nuova e potente dichiarazione dei Boy Harsher, plasmata dalla perdita ma protesa verso il rinnovamento.

DRAGONFLIES – “Dragonflies”
[Dark Horse Records]indie-pop

“Dragonflies” è l’album di debutto omonimo di Dhani Harrison e Nigel Godrich, pubblicato dalla Dark Horse Records. Dhani è un musicista, compositore e produttore vincitore di due Grammy Award. Dopo essersi affacciato sulla scena mondiale con la sua band thenewno2, Harrison si è affermato come artista solista dal carattere distintivo. Il suo album di debutto da solista del 2017, “IN///PARALLEL”, ha segnato un’audace evoluzione creativa, seguita dall’acclamato “INNERSTANDING”. Nigel Godrich è uno dei produttori e tecnici del suono più celebri, noto soprattutto per la sua collaborazione creativa pluridecennale con i Radiohead. Insieme, i Dragonflies uniscono i loro decenni di esperienza nella composizione, nella produzione e nella musica da film in un nuovo e singolare progetto collaborativo.

GIA FORD – “A Room Within A Room”
[Chrysalis]alternative

Questo album è la manifestazione del desiderio di creare qualcosa di autentico, in un mondo e in un panorama artistico che privilegiano sempre più la praticità rispetto all’artigianalità. Io e il mio produttore volevamo che ogni musicista lasciasse la propria impronta sull’album, che si potesse percepire la personalità di ciascuno nella propria esecuzione; che si potesse sentire la stanza in cui abbiamo registrato e la presenza della vita al suo interno. Mi manca sentire queste cose nelle registrazioni. Questa è l’antitesi di quel suono iper-pulito e ottimizzato che oggi è così diffuso. È quasi un’ottimizzazione nella direzione opposta, che mette in chiaro che alcune persone hanno creato questa musica insieme in una stanza da qualche parte. A Room Within A Room parla delle atmosfere locali che ci appartengono e che ci circondano. Parla delle stanze private dentro di noi, dell’ampiezza della nostra esperienza, della forza dei nostri mondi interiori e della nostra immaginazione. Parla anche dell’importanza del processo e, in generale, del significato della creazione umana.

CORELLA – “A Beautiful World To Lose”
[FLG]alternative

I Corella di Manchester hanno sostituito la loro giocosità indie-pop con una ferocia “tagliente come un rasoio” nel loro fragoroso secondo album prodotto da Jason Perry, che cattura un’energia “da fulmine in una bottiglia” pur affrontando temi pesanti come il
malcontento politico e il dolore personale. Con un “ringhio caratteristico” e una reputazione sempre più consolidata di autenticità “senza fronzoli”, il quartetto sta abbracciando un’evoluzione grintosa che lo consolida in prima linea nell’attuale rinascita del rock.

TOKYO TEA ROOM – “Feel Forever”
[Nice Guys Records]indie-pop

I Tokyo Tea Room sono una band di Margate, nel Regno Unito, che si impegna a creare musica ispirata alle emozioni umane, esplorando temi quali il desiderio e la natura effimera dell’esistenza. Un sound sognante, malinconico e coinvolgente, accompagnato da testi introspettivi. I Tokyo Tea Room rappresentano un progetto senza tempo, il cui messaggio va oltre la musica stessa. La band suscita passioni ed emozioni, accompagnando gli ascoltatori in un viaggio all’interno di una bolla tenera e rassicurante. Il loro album di debutto, “No Rush”, li ha consacrati come uno dei gruppi emergenti più avvincenti della musica alternativa, riscuotendo successo presso un pubblico globale in continua crescita. Con milioni di ascoltatori mensili e un tour nordamericano di debutto tutto esaurito, la band sta rapidamente guadagnando slancio, in particolare negli Stati Uniti, dove il loro pubblico continua ad ampliarsi. Con nuova musica all’orizzonte, i Tokyo Tea Room stanno entrando in un nuovo capitolo determinante, evolvendo il loro sound pur rimanendo radicati nella profondità emotiva che caratterizza il loro lavoro.

RODRIGO Y GABRIELA – “OurHome”
[ATO]latina

Il duo di chitarristi vincitori di un Grammy, Rodrigo y Gabriela, torna alla fluidità sonora della strumentazione acustica nel loro nuovo album “OurHome”. Autoprodotto in uno studio di Tokyo, questo album dal carattere quasi odisseico si snoda in una bellezza ultraterrena, resa possibile dalla collaborazione con ospiti che vanno dall’ex chitarrista dei Megadeth Marty Friedman alla pianista jazz giapponese Hiromi. “OurHome” riflette tutta la trascendenza e la serenità che Rodrigo y Gabriela hanno regolarmente sperimentato nei loro viaggi in Giappone.

THE DOGS – “Trauma Junkie”
[Indie Recordings]garage-rock

Una band punk rock convinta di suonare soul e garage rock. Insomma, una band che non ha la più pallida idea di chi sia né di cosa stia facendo. Questa confusione ha tuttavia portato alla realizzazione di ben 12 album, innumerevoli tour in Norvegia, eventi straordinari come l’apertura del concerto di Bruce Springsteen e contributi musicali alla nuova serie di “Harry Hole” su Netflix. In altre parole, sono ben preparati per l’Alzheimer che li attende tutti.

BEABADOOBEE – “Pylon”
[Dirty Hit]indie-pop-rock

beabadoobee torna con il suo quarto album in studio. Scritto durante il tour promozionale dell’acclamato “This Is How Tomorrow Moves”, in cima alle classifiche, e realizzato con la collaborazione di artisti del calibro di Hayley Williams, Brendan Yates dei Turnstile, Chino Moreno dei Deftones ed Evan Stephens Hall dei Pinegrove, “Pylon” attinge al grunge classico, all’emo del Midwest e al rock radiofonico degli anni ’90, puntando su un sound più intenso e diretto rispetto a qualsiasi altro suo disco precedente.

THE VAN PELT – “Remain Obscure”
[La Tempesta]indie-rock

I Van Pelt sono una delle grandi band di culto della musica indipendente americana. Formatisi a New York City nel 1993 attorno al cantante, chitarrista e autore Chris Leo, il gruppo è emerso dalla stessa fertile scena underground che ha dato vita a molti dei gruppi più influenti del decennio nei generi post-hardcore, indie rock ed emo. Eppure, mentre molti dei loro contemporanei hanno continuato a ottenere un riconoscimento più ampio, i Van Pelt hanno scelto una strada diversa: una strada fondata sull’indipendenza artistica, sulla sperimentazione instancabile e su un ostinato rifiuto di adattarsi comodamente a qualsiasi scena o tendenza. Attraverso due album fondamentali — “Stealing From Our Favorite Thieves” (1996) e “Sultans Of Sentiment” (1997) — i The Van Pelt hanno sviluppato un linguaggio singolare che combinava intricati giochi di chitarre, l’intensità dello spoken word, testi letterari e profondità emotiva. La loro musica occupava uno spazio unico tra l’urgenza del post-hardcore, l’inventiva dell’indie rock e la sensibilità introspettiva che in seguito sarebbe stata associata all’emo, influenzando generazioni di musicisti pur rimanendo in gran parte fuori dai riflettori. Ora, a più di tre decenni dalla loro formazione, i The Van Pelt sono pronti a tornare nel 2026 con il loro quinto album in studio. Proseguendo la loro tradizione di sfidare le aspettative, il disco va oltre i confini familiari del suono della band, pur abbracciando lo stesso spirito che li ha definiti sin dall’inizio. Una band la cui influenza ha costantemente superato la sua visibilità, i The Van Pelt rimangono uno dei segreti più duraturi e gratificanti della musica indipendente.

JAWDROPPED – “Secret To Spare”
[Transgressive]alternative

“Secret To Spare” si presenta al tempo stesso come un album classico e immediato: un mix perfetto di indie rock dal cuore grande, i suoni agrodolci della radio alternativa degli anni ’90 e il sound trasandato e grezzo dell’alt-country. “Secret To Spare” si è ufficialmente formato nei giorni liberi e nei fine settimana del 2025, tra una data e l’altra del calendario di tour sempre più fitto dei Jawdropped e mentre cercavano di destreggiarsi tra i vari lavori diurni. «Le canzoni dell’EP esistevano già praticamente tutte», spiega Kyra Morling. «Questo disco è stata la prima occasione in cui abbiamo costruito le canzoni insieme in una stanza». Insieme, il quartetto ha unito le proprie ispirazioni affini – il country-pop meravigliosamente disordinato dei Lemonheads, la raucità consumata di Paul Westerburg e i ritornelli incisivi dei grandi degli anni ’90 come Teenage Fanclub e Dinosaur Jr. – nelle dieci perle che compongono questo disco.

BIG BENNY BAILEY – “Businees Spice”
[Thirty Tigers]indie-rock

“Business Spice”, l’album di debutto di Big Benny Bailey, non è il tipico album bluegrass che ascolterebbe il nonno. È spudoratamente giocoso, con influenze grunge e pop, e non ha paura di rompere con la tradizione e reimmaginare come possa essere una versione moderna del genere, con tanto di riferimenti a Charli XCX e attacchi d’ansia durante le corse in Uber.

THE DRIN – “I Lost My Way For Centuries”
[Feel It]indie-rock

Giusto in tempo per scrollarsi di dosso ogni malessere di fine estate, i Drin tornano con una nuova imponente uscita che sicuramente stimolerà e delizierà. Emergendo dall’etere della valle del fiume Ohio, con un suono che sembra provenire dalle profondità di un fiume fangoso e senza tempo, “I Lost My Way For Centuries” è una musica che pone domande agli ascoltatori ma offre poche risposte, creando invece una colonna sonora per l’esplorazione, una partitura musicale per chi ama i misteri più delle soluzioni.

THE BERNADETTE MARIES – “Soft”
[Géographie]shoegaze

Ecco finalmente il primo album di una delle più grandi promesse del rock belga: The Bernadette Maries. The Bernadette Maries è un gruppo originario di Bruxelles, formatosi nel 2024, composto da Daria, Guy e Romain. Il loro sound fonde l’energia del post-punk, le trame sonore dello shoegaze e le strutture melodiche dell’indie rock. La musica dei TBM parla di amore ed esistenzialismo, di malinconia e del senso delle nostre vite in un mondo che sta lentamente crollando. Trae ispirazione non solo da altri generi musicali, ma anche dalla società, dai libri e dal cinema. Tra le loro influenze musicali figurano in particolare They Are Gutting A Body Of Water, Sinéad O’Connor, Duster, Julie, Fontaines D.C., My Bloody Valentine, DIIV, Deftones e Cocteau Twins.

COR DE LUX – “Year Of The Horse”
[Ipecac]alternative

Il quartetto della Carolina del Nord crea un mix vivace e senza confini di post-hardcore, shoegaze e rock chitarristico sperimentale, che risulta vivo e non assemblato in fretta e furia. Traendo ispirazione da gruppi come i Fugazi e i Blonde Redhead, hanno condiviso il palco con Pile, Superchunk, Archers Of Loaf e molti altri. Il quartetto ha costruito la propria identità alla vecchia maniera: prove ad alto volume, collaborazione istintiva e concerti dal vivo che hanno trasformato i curiosi del posto in fan fedeli. Prodotto da J. Robbins, l’album trasmette l’intensità dal vivo senza smussarne gli spigoli.

ORVILLE PECK – “Mule”
[Warner]country

Il quarto album in studio di Orville Peck è il suo disco più intimo e ambizioso fino ad oggi. Dopo l’EP “Appaloosa” dello scorso anno, l’album si presenta come un resoconto cronologico dell’anno che gli ha cambiato la vita. Nel corso dell’album, Peck ripercorre il crollo della dipendenza, il difficile percorso verso la sobrietà e il lento e incerto lavoro di ricostruzione. Lo racconta con onestà, umorismo e sincera compassione, mantenendo le canzoni con i piedi per terra anche quando le emozioni sono profonde. “Mule” si muove con fluidità tra la classica narrazione country, il bluegrass e l’Americana in grande stile, con Orville Peck che affronta a testa alta l’amore, la perdita e l’identità. È un disco coraggioso e lucido che mostra quanto possa essere vasta la sua capacità di scrivere canzoni.

PERENNIAL – “Modernism”
[Safe Suburban Home]alternative

Qualunque cosa facciano, in qualunque momento la facciano, i Perennial sono veloci, dinamici, incisivi. Le loro esibizioni travolgenti e roboanti finiscono prima ancora che te ne accorga: tutto è finito, tranne il sudore. Una maratona di 20 minuti, sul palco e su vinile. In “Modernism”, l’ultimo album del trio mod del New England, quell’eleganza fulminea è dedicata a una sinfonia tascabile in versione rave — una sessione da 10 brani costruita con i frammenti più incisivi di The Who, The Blood Brothers, Otis Redding, Stereolab, MC5 e Wilson Pickett.

STOREFRONT CHURCH – “Blue Movie”
[High Room Records]alternative

Se c’è un filo conduttore nei miei dischi è che in qualche modo sono tutti legati ai film. Se il mio ultimo album era il più stravagante e ambizioso, Blue Movie è il più economico e patetico. Ink & Oil è stato realizzato con grande serietà in studio con archi dal vivo e amici, questo invece è nato da solo in un capanno senza finestre con strumenti sintetici e sintetizzatori; i miei peggiori impulsi messi a nudo.?Nel migliore dei casi, questo album aspira al cinema nello stesso modo in cui l’ultimo cinema porno di Los Angeles (il Tiki) vi aspira.

AGNES OBEL – “The Meaning Of Flowers”
[Deutsche Grammophon]cantautorato

Agnes Obel torna con l’attesissimo “The Meaning of Flowers”, che fa seguito all’acclamato “Myopia” del 2020. Originaria della Danimarca e ora residente a Berlino, ha scritto, arrangiato, registrato e prodotto l’album interamente nel suo studio berlinese. Attraverso 12 brani suggestivi e trasversali ai generi, “The Meaning of Flowers” cattura un periodo di profonda trasformazione personale e creativa. Ispirata dalla nascita del suo primo figlio, Obel esplora i nuovi inizi, la connessione e la metamorfosi, nonché i modi in cui una nuova vita rimodella il corpo, la mente e il nostro rapporto con il mondo. L’album attinge inoltre a una ricca gamma di influenze, dalla poesia di Enheduanna alle idee di Hannah Arendt ed Emanuele Coccia, fino alla scena pop danese degli anni ’80 e ’90.

C.O.F.F.I.N – “Out In Oslo”
[(P)Doom Records]garage punk

Provenienti dalle Northern Beaches di Sydney, i C.O.F.F.I.N (Children Of Finland Fighting In Norway) sono una band rock’n’roll ad alta intensità composta da quattro elementi, il cui sound spazia tra boogie, blues, proto-punk e hardcore delle origini, trainato da una voce solista gutturale proveniente da dietro la batteria, chitarre soliste ad alta tensione e ritmi taglienti come lame di rasoio. La loro musica strizza l’occhio alla ricca e grezza tradizione di band come Coloured Balls, The Angels e AC/DC, filtrandola però attraverso la loro visione tipica delle Northern Beaches ed esplorando temi quali l’identità australiana, la comunità, l’ambientalismo, l’ingiustizia e il legame del Paese con il resto del mondo.

GOLDEN APES – “The Sun Came Up Tremendously”
[Icy Cold]darkwave

Con “The Sun Came Up Tremendously”, i Golden Apes proseguono un percorso di oltre vent’anni attraverso post-punk, dark wave e gothic rock, ampliandone ancora una volta i confini. Il dodicesimo album in studio sviluppa un intreccio di melodie delicate, linee di basso pulsanti, chitarre dense e paesaggi sonori eterei, sostenuti da una batteria incisiva e da una malinconia intensa. Le influenze di Joy Division, The Cure e Cocteau Twins convivono con riferimenti più contemporanei come The Horrors, White Lies e Interpol, dando forma a un lavoro atmosferico e stratificato, registrato e prodotto ai Thommy Hein Studios di Berlino.

RUBY OF THANKS – “Before You Turn Into A Dog”
[Woodsist]alternative

Ruby of Thanks è il progetto di composizione e registrazione casalinga del musicista dell’Hudson Valley Andy Weaver, newyorkese di quarta generazione, imbianchino e batterista che ha collaborato con artisti del calibro di Widowspeak, Castanets, Wildflower e Andre Ethier. In questo progetto, si dedica a brani intimi e artigianali, radicati nella vita quotidiana. “Before You Turn Into A Dog” è il secondo album completo del progetto, diviso tra registrazioni casalinghe in solitaria a Kingston, dove Weaver ha suonato tutti gli strumenti, e sessioni con amici a Cairo e Catskill. Diversi brani conservano le loro prime esecuzioni complete, mantenendo le idee così come sono nate. Con calde chitarre acustiche e melodie sobrie, Weaver lascia che sia l’onestà a guidare il tutto. I fan di Little Wings, John Andrews and the Yawns e Hand Habits troveranno qui molti spunti con cui confrontarsi.

ONELINEDRAWING – “RAINBOWMACHINE”
[Iodine Recordings]indie-rock

“RAINBOWMACHINE” è il nuovo album di onelinedrawing, il progetto di lunga data di Jonah Matranga dei Far, dei New End Original, dei Gratitude e di altre formazioni.
Molti dei brani che compongono “Rainbowmachine” esistevano già da anni prima di trovare finalmente la forma giusta. Scritto in diversi periodi della vita di Jonah Matranga, l’album è diventato l’occasione per aprire completamente il progetto onelinedrawing al mondo esterno, trasformando schizzi intimi in un disco rock articolato e di ampio respiro, costruito attorno alla collaborazione, alla consistenza sonora e all’istinto. Il disco si muove tra foschia ansiosa, ritornelli imponenti, strati densi di chitarra, synth effervescenti e imponenti crescendo da “muro del suono”, senza mai perdere l’intimità che sta al centro del songwriting di Jonah. L’album bilancia vulnerabilità, melodia e sperimentazione in un modo che appare al tempo stesso profondamente personale e stranamente collettivo. Il risultato è uno degli album di onelinedrawing più ampi ed emotivamente coinvolgenti fino ad oggi: melodico, irrequieto, emotivamente crudo e costantemente alla ricerca di qualcosa di più grande di sé stesso.

FREAK SLUG – “Amulet”
[Future Classic]alternative

Freak Slug, astro nascente della scena indie di Manchester, torna con il suo secondo album. Sulla scia del successo del suo album di debutto “I Blow Out Big Candles”,” acclamato dalla critica, “Amulet” segna un’evoluzione nel suo sound, orientandosi verso una tavolozza sonora più grezza e mettendo in luce la sua crescita come cantautrice e musicista. Con un mix di grunge onirico, vulnerabilità emotiva e l’inconfondibile spavalderia di Manchester, “Amulet” mostra una Freak Slug più sicura di sé e matura che mai, consolidando il suo ruolo come una delle voci emergenti più entusiasmanti della musica indie.

KRISTIN HERSH – “Sugar on Blackstone”
[Fire Records]alternative

Opera più cupa ma al tempo stesso delicatamente resa di Kristin Hersh, “Sugar On Blackstone” esplora la vita e la morte, la ricchezza e la povertà, nonché quei momenti piccoli ma determinanti dell’infanzia che continuano a riecheggiare nella vita adulta. Profondamente personale ed emotivamente intenso, l’album riflette sui legami duraturi tra musicisti, famiglia e amici, e sul modo in cui certi suoni, luoghi e ricordi possano improvvisamente riportare alla mente una persona in modo vivido. Il risultato è una raccolta di brani austera ma al tempo stesso calorosa, che bilancia fragilità e forza, intimità e tensione. Scritto all’indomani di una tragedia personale e sullo sfondo di viaggi costanti, incendi boschivi e spostamenti incessanti attraverso l’America, l’album trasmette un’atmosfera di inquietudine per tutta la sua durata. Eppure, in quella oscurità, Hersh trova momenti di tenerezza e di connessione.

ROGER CLARK MILLER – “The Green Man”
[Don Giovanni]post-punk

Roger Clark Miller è stato chitarrista, cantante e co-leader della band post-punk Mission of Burma. Ha continuato ad ampliare le sue competenze chitarristiche dopo l’esperienza con i Burma, recentemente con il suo “Dream Interpretations for Solo Electric Guitar Ensemble” e con la sua attuale band rock Trinary System. Il suo nuovo album, “The Green Man”, pubblicato dalla Don Giovanni Records, lo vede tornare a uno stile compositivo leggermente più tradizionale. Come cantautore solista, i testi assumono un ruolo di primo piano, sostenuti dal suo stile chitarristico unico. Loop minimalisti creano l’illusione che sul palco ci sia più di un musicista e gli danno spazio per esplorare la chitarra in modi che solo lui è in grado di fare. Rimanenze post-punk si scontrano con la psichedelia e un uso delle parole fuori dal comune. Reazioni ai concerti dal vivo da solista

BABEHOVEN – “I See Them, I See Me”
[Double Double Whammy]indie-folk

I Babehoven, il duo indie folk di Maya Bon e Ryan Albert con sede a Hudson, New York, tornano con il loro terzo album in studio, “I See Them, I See Me”. Attraverso quattordici brani che trasudano una visione lucida, i Babehoven hanno dato vita a una nuova raccolta trascendentale che torna al cuore di ciò che rende la musica significativa e la vita degna di essere vissuta. Per la prima volta nella prolifica produzione dei Babehoven Bon e Albert hanno aperto le porte del loro processo creativo, invitando tre diversi tecnici del suono a registrare i brani in quattro studi diversi. La formazione d’eccezione comprende Sam Evian, Kevin Copeland e Phil Weinrobe, che ha anche ricoperto il ruolo di coproduttore. Gran parte del disco è stata registrata dal vivo con un ensemble di sei persone, con Weinrobe che ha instillato una filosofia di «niente playback, niente cuffie e niente preparazione» per creare la massima presenza nella sala di registrazione.

BIMBO – “The Bimbonacci Sequence”
[Exploding In Sound Records]art-rock

I Bimbo mantengono una produzione minimale, proprio come i loro esplosivi concerti dal vivo. Vivendo fuori dalla rete elettrica nei boschi, Gretchen incanala quell’isolamento grezzo in canzoni che oscillano tra tensione inquietante, riff elastici, ritornelli travolgenti e sfoghi alimentati dalla rabbia. Ispirati dall’intensa gioia di Metz, The Stooges, The Cramps e Krill, i Bimbo mescolano umorismo crudo e acuta critica sociale. Provenienti dalla piccola ma energica scena di Marquette, stanno creando una musica strana e libera che mette a confronto la solitudine con la comunità e l’ansia con la serenità.

ACTRESS – “Radical Frame”
[Ninja Tune]elettronica

L’illustre produttore Darren Cunningham – alias Actress – ha sempre ampliato i confini della musica elettronica, fondendo l’energia tipica dei club con suoni astratti, cerebrali e d’atmosfera, esplorando composizioni d’avanguardia e la Musique Concrète nel contesto della dance underground. Nel corso di oltre 20 anni, Cunningham è stato un pioniere della musica d’avanguardia afro-britannica. “Radical Frame” rappresenta l’apoteosi della sua carriera fino ad oggi, incarnando i suoi suoni distintivi e passando al contempo il testimone alla prossima generazione di artisti. “Radical Frame” è un album audace e stimolante, costellato da elementi dell’umorismo satirico tipico di Actress.

RAILCARD – “Two Steps At A Time”
[Skep Wax Records / Slumberland]indie-pop

Viene da chiedersi perché ci sia voluto così tanto tempo prima che i Railcard vedessero la luce: il loro album di debutto dà l’impressione che avrebbe dovuto far parte della tua collezione già da anni. Ma è stato solo nel 2025 che Rachel Love (Dolly Mixture), Ian Button e Peter Momtchiloff (entrambi degli Heavenly) si sono incontrati a un concerto, si sono resi conto di avere esattamente la stessa età e hanno deciso che quello era un ottimo motivo per formare una nuova band. La storia comune, gli stessi riferimenti pop, le vite parallele. La nascita dei Railcard era inevitabile, e non c’era tempo da perdere. «Two Steps At A Time» – titolo dell’album e brano principale – esprime esattamente la rapidità con cui i Railcard hanno lavorato da allora: saltando le crepe del marciapiede e fischiettando mentre passavano davanti ai cimiteri per scrivere, registrare e pubblicare queste canzoni mentre erano ancora fresche e vivaci. I Railcard hanno fatto il loro debutto dal vivo nel dicembre 2025 e a quel punto avevano reclutato il loro quarto membro: Allison Thomson (Trash Can Sinatras, The Love Band), la cui tromba impeccabile e il suo modo vorticoso di suonare la tastiera completano il suono dei Railcard, consentendo alla band di realizzare l’ambizione e l’ampiezza significative delle canzoni, che sono per lo più scritte a quattro mani e spesso cantate a quattro voci da Love e Button.

OZRIC TENTACLES – “Harmonic Mind”
[Kscope]prog-rock

Gli Ozric Tentacles tornano con “Harmonic Mind”, il loro diciassettesimo album in studio. A oltre quarant’anni di carriera, continuano a plasmare il proprio spazio in cui si incontrano prog, space rock, musica elettronica e psichedelia. Registrato in Scozia, nel Devon e a Glastonbury, l’album vede la partecipazione della formazione completa del tour: Ed Wynne, Silas Neptune, Pat Garvey, Corey Wallace, Paul Hankin e Saskia Maxwell. Prodotto da Ed Wynne e Silas Neptune, con masterizzazione a cura di Silas Neptune.

BIITA HOUDEI – “This Bed Was Made For Me”
[Basin Rock]folk

Ispirato alle ombre e ai suoni del leggendario Topanga Canyon, in California. L’album d’esordio di Biita Houdei è pervaso da una magia che appare selvaggiamente e meravigliosamente indomita; sentimenti dal cuore selvaggio plasmati dal mondo circostante, affascinati dall’incanto di ogni cosa, ed espressi attraverso una voce collettiva (caratterizzata da armonie stratificate) che comprende la complessa natura di ciò che significa essere vivi nel qui e ora. “This Bed Was Made For Me” è una straordinaria raccolta di brani folk coinvolgenti e inconfondibili, animati da una strumentazione delicata e da tocchi orchestrali. Si percepisce che è un lavoro vissuto: le voci si intrecciano in una bellissima danza armonica, le stagioni cambiano, spunta il sole e colori psichedelici audaci riscaldano l’orizzonte. L’album sembra vissuto e vivo; la polvere turbinava, le stagioni cambiavano, il sole appariva e si tratteneva. Biita lo definisce “psichedelico” e in effetti c’è un senso di questo nella costruzione del mondo, nel modo in cui i colori audaci cambiano continuamente.

NICOLE ATKINS – “Drama”
[Sun Records]folk

Il mondo intero è un palcoscenico in “Drama” di Nicole Atkins, il suo settimo album in studio e il primo dopo cinque anni. Prodotto da Pat Sansone (Wilco) a Nashville e scritto da Nicole, la cantante rock dal gusto retrò si confronta con se stessa allo specchio attraverso brani audaci e intimi che esplorano sogni, amore, dolore e molto altro. Pubblicato dalla Sun Records, “Drama” spazia dal jangle pop degli anni ’60 ai deliziosi groove degli anni ’90, dando vita a classici senza tempo come “Trippin’ On Teardrops”, “Singing In the Mirror” e “Cue The Symphony”, con la partecipazione di Chris Isaak.

KAKTUS EINARSSON – “Factoid Happiness”
[One Little Independent Records]alternative

In un mondo saturo di disinformazione e ideali di appagamento artificiali, “Factoid Happiness” pone una domanda apparentemente semplice: cosa ci rende felici? Il terzo album del veterano islandese Kaktus Einarsson cerca le sue risposte nella comunità, nell’uguaglianza e nella silenziosa resilienza della famiglia. Attraverso dieci brani, Kaktus mette in discussione i sistemi che influenzano sempre più le nostre vite emotive: algoritmi, social media e polarizzazione politica. Esplora come la vita moderna diluisca l’attenzione, eroda la certezza e trasformi persino la nostra felicità in una merce. Dal punto di vista musicale è ricco e variegato, spaziando tra brani intimi guidati dal pianoforte, un indie-rock caloroso, groove tendenti al funk, ritmi con inflessioni disco e trame elettroniche.

SUSANNA HOFFS – “The List”
[Baroque Folk Records]indie-pop

“The List” è il primo album di brani inediti di Susanna Hoffs (The Bangles) dal 2023. Con collaborazioni di Rufus Wainwright, Dan Wilson (Taylor Swift, Adele), CJ Camerieri (Bon Iver, Paul Simon, yMusic, Phoebe Bridgers), Ryan Lerman (Ben Folds, John Legend), Greg Leisz (Beck, Bill Frisell, Joni Mitchell, Willie Nelson, Bruce Springsteen), Edie Brickell e altri, è una lettera d’amore all’amore. Una riflessione gioiosamente umana su cosa significhi essere vivi e innamorati, è uno sguardo pieno di gratitudine e di profonda emozione sulle storie che hanno costellato la vita stessa di Hoffs. Se queste canzoni sembrano una conversazione intima tra amici, è perché lo sono davvero. Scritte nel corso di una serie di sessioni profondamente personali tra Susanna e i suoi partner creativi, queste canzoni nascono quando un gruppo affiatato di amici e autori di grande talento si fida a vicenda al punto da trasformare conversazioni autentiche e vulnerabili in canzoni. “The List” è assolutamente riconoscibile per chiunque abbia mai provato il brivido di una nuova cotta, abbia vissuto l’angoscia di una brutta rottura, abbia provato la gioia di innamorarsi o conservi un ricordo sbiadito di ciò che avrebbe potuto essere.

WINTER – “Romantix Mixtape” EP
[Winspear]alt-rock

Dopo aver trascorso gran parte del 2025 in tour a sostegno di un album ispirato alla nostalgia, la Winter ha deciso di rivisitare le canzoni sotto forma di un nuovo progetto che ha giustamente intitolato “Romantix Mixtape”. Costruito a partire dallo stesso universo del celebre LP del 2025 dell’indie rocker di origini brasiliane, il nuovo progetto include brani reinterpretati, versioni demo rielaborate, brani dei lati B e materiale inedito. Da sempre incline alle collaborazioni, “Romantix Mixtape” vede la partecipazione di numerosi artisti ospiti, tra cui Soccer Mommy in un duetto su una versione morbida e sognante di “without you”, una rivisitazione di “hide-a-lullaby” a cura dei Peel Dream Magazine e un brano malinconico, ispirato al trip-hop e scritto in collaborazione con i californiani Eyedress, intitolato “nicotine”.

DAVID BOWIE – “The Shel Talmy Recordings”
[Parlophone]classic pop

Una nuova raccolta delle registrazioni di Bowie del 1965 con il famoso produttore Shel Talmy (The Kinks / The Who ecc.). L’album include le varie band di accompagnamento di Bowie dell’epoca: Davie Jones and the Lower Third, Davie Jones e The Mannish Boys, con Jimmy Page alla chitarra. Il CD contiene 10 brani extra inediti, tra cui composizioni inedite di Bowie, take alternativi e un brano strumentale con Bowie all’armonica.

IMMANUEL CASTO – “Formato non riconosciuto”
[Freak&Chic]indie-pop

Il Casto Divo annuncia un disco che, fin dal titolo, dichiara la propria natura: un oggetto che non rientra negli schemi, che non viene catalogato dal sistema. Quando un file non si apre, il computer non dice che è sbagliato, ma che il formato non è riconosciuto. Il problema non è il file, ma l’incapacità di leggerlo, di chi dovrebbe supportarne il formato. “FORMATO NON RICONOSCIUTO” si compone di dieci brani in cui il grottesco e l’assurdo diventano strumenti di libertà e lente d’ingrandimento su temi delicati ma necessari del presente.

MILEY CYRUS – “Bass Persuades”
[Atlantic]rock

Il decimo album in studio di Miley, fa seguito ai suoi ultimi album in studio “Something Beautiful” e “Endless Summer Vacation”, che includono il successo mondiale “Flowers”, vincitore di due Grammy Award. “Bass Persuades” segna il primo album di Miley con la Atlantic Records e il suo ritorno sul palco con una serie limitata di due serate all’Hollywood Bowl.

BONNIE PRINCE BILLY – “Ghosts of American Psychonauts”
[Domino]alternative

Registrato a Los Angeles durante il weekend di San Valentino del 2025, all’indomani dei devastanti incendi, “Ghost of American Psychonauts” cattura Bonnie Prince Billy in tutta la sua vivacità. Il repertorio attinge dall’album “The Purple Bird”, allora appena pubblicato, attingendo al contempo a brani scelti dal repertorio di Bonnie Prince Billy. È una registrazione dal vivo che trasmette una presenza autentica e un forte senso di occasione speciale.

UNCLE ACID AND THE DEADBEATS – “Shapes Of Midnight”
[Killer Candy Records]psych-rock

Gli Uncle Acid and the Deadbeats tornano con il loro settimo album. Registrato dal vivo su nastro agli Abbey Road Studios e realizzato utilizzando la tecnologia delle console EMI degli anni ’60, l’album cattura la band mentre affina il suo inconfondibile sound da “Evil Beatles”. In 45 minuti, gli Uncle Acid and the Deadbeats si immergono in un rock grezzo e malinconico, bilanciando chitarre accordate in tono basso e saturate di fuzz con armonie vocali a due voci, melodie pop e testi sovversivi ispirati ai romanzi horror da tascabile. È un suono del tutto loro, che continua ad evolversi con ogni disco.

RHIANNON GIDDENS – “Hope Is the Thing with Feathers”
[Nonesuch]folk

Il nuovo album dell’artista vincitrice del Pulitzer e del Grammy Rhiannon Giddens trae ispirazione dalla bellezza delle persone che si uniscono e traggono forza l’una dall’altra. È stato registrato appositamente dal vivo, senza fronzoli e con poche sovraincisioni: solo musica pura ed essenziale che cattura il senso di comunità, la chiarezza, nonché la gioia e la forza del creare insieme. Dall’esplorazione delle tradizioni che hanno dato vita alla musica americana allo spirito orientato alla comunità in cui è stato concepito e registrato, sotto molti aspetti l’album racconta la storia degli ultimi 20 anni di vita di Giddens.

ROGER TAYLOR – “Violence Insane in a Beautiful World”
[Legacy]classic

“Violence Insane in a Beautiful World” è il nuovissimo album in studio di Roger Taylor, leggendario autore, musicista e cantante dei Queen. Roger ha scritto (ad eccezione di una splendida cover di “Jealous Guy”, che lui stesso descrive come “una delle più grandi ballate mai scritte“), prodotto, cantato e suonato personalmente tutti i brani dell’album. “Violence Insane in a Beautiful World” è il settimo album di Roger Taylor in una carriera solista che risale al 1977 ed è il suo primo lavoro dopo “Outsider”, album del 2021 acclamato dalla critica e dai fan.

KAI HANSEN – “Born With A Hammer”
[earMUSIC]metal

“Born With A Hammer” è il nuovo album di Kai Hansen, un lavoro variegato, energico e inconfondibilmente personale, profondamente radicato nell’heavy metal. Il disco si muove con sicurezza tra il rock classico, l’urgenza tipica del punk, il power metal e la forza diretta dell’heavy metal, riunendo i diversi aspetti dell’identità musicale di Hansen in un’unica potente dichiarazione. Grezzo, melodico, ribelle, anthemico e inconfondibilmente autentico, l’album cattura appieno il DNA di un artista che ha contribuito a plasmare il suono della musica heavy per decenni. L’album combina chitarre trascinanti, ritornelli memorabili, esecuzioni ad alta energia e un’ampia gamma stilistica che riflette l’eredità di Kai Hansen sia come pioniere del metal che come coraggioso cantautore.

CAMILLE – “The Sound Of Milk”
[Because]alternative

Dopo il successo internazionale ottenuto con la colonna sonora del film “Emilia Pérez”, che le è valsa un Oscar, un César e un Golden Globe, Camille torna con un nuovo album originale intitolato “The Sound of Milk”. Si tratta del suo primo album in nove anni ed è concepito come un trittico.
Volume 1: Nascita, Volume 2: Infanzia, Volume 3: Adolescenza.
L’album esplora la maternità attraverso diverse forme musicali: dapprima come un diario sonoro molto intimo («Nascita»), poi attraverso arrangiamenti acustici per voce e violoncello («Infanzia») e infine con brani più elaborati e orientati al pop («Adolescenza»), che include tutti i singoli da promuovere. Si tratta di un progetto profondamente personale, audace e vissuto in prima persona, che segna un vero e proprio ritorno artistico.

DE STAAT – “De Staat”
[V2]alternative

Dopo una pausa di due anni, i De Staat tornano con il loro nuovo ed esplosivo album omonimo pubblicato dalla V2 Records. Temi quali il potere, la manipolazione, la disinformazione e l’autocrazia hanno sempre avuto un ruolo nella musica dei De Staat, ma in “De Staat” queste idee vengono spinte oltre ogni limite grazie a un concept ambizioso e stimolante. L’album segna quasi 25 anni di innovazione rivoluzionaria nel panorama rock, mettendo in mostra il caratteristico mix della band fatto di groove pesanti, rock sperimentale ed energia contagiosa. Il nuovo album sottolinea la visione artistica unica della band e il suo approccio senza compromessi.

BLOOD RED SHOES – “Stay Lonely”
[V2]alternative

I Blood Red Shoes sono un duo rock di Brighton dal sound grezzo e intenso: Laura Mary Carter alla chitarra e alla voce, e Steven Ansell alla batteria e alla voce. Dalla loro formazione nel 2004, hanno trascorso più di vent’anni affinando un sound che fonde un tocco melodico incisivo con un’energia elettrizzante dal vivo. La loro longevità deriva da una chimica rara: due persone che crescono in direzioni diverse pur rimanendo profondamente legate. Questo tira e molla plasma la loro musica, in cui romanticismo, malinconia e schietta onestà convivono con il rumore e la forza. Il nuovo album porta avanti questo tema e funge anche da documento della loro storia condivisa. Scritto, registrato, prodotto e mixato interamente dai Blood Red Shoes, senza manager, A&R o produttori esterni, si presenta con un taglio diretto e senza filtri e con lo stesso spirito fieramente indipendente che ha sempre guidato la band.

HOLDING ABSENCE – “Modern Life Is Lonely”
[Sumerian Records]punk

Holding Absence tornano con il loro progetto più coinvolgente di sempre, un nuovo album che eleva la loro caratteristica intensità emotiva a qualcosa di più grande e travolgente. Non si tratta semplicemente di una raccolta di canzoni, ma di un mondo a tutti gli effetti in cui i fan possono immergersi. Nel corso di oltre un decennio, gli Holding Absence si sono costruiti un seguito globale estremamente fedele, con edizioni fisiche deluxe che vanno costantemente esaurite e ogni uscita che suscita un forte coinvolgimento. Questo album nasce naturalmente da quel legame, approfondendo il rapporto tra la band e il pubblico. Sia per gli ascoltatori di lunga data che per i nuovi arrivati, questa è un’uscita che cattura ciò che rende gli Holding Absence così avvincenti: peso emotivo, ambizione e un senso di immersione totale.

ANTHRAX – “Cursum Perficio”
[Nuclear Blast]metal

Gli Anthrax tornano con il loro primo album in studio dopo 10 anni. Esplorando l’intero spettro sonoro della band, il disco sprigiona tutta la furia del thrash classico, alternandola a momenti potenti, melodici e incentrati sulle canzoni. Riff feroci, ritornelli incisivi e un’attitudine inconfondibile dimostrano ancora una volta perché gli Anthrax rimangono una delle forze più dinamiche e durature del metal.

SLOTHRUST – “What They Grow In the Garden”
[Rude Records/Equal Vision Records]alt-rock

Prodotto dalla band e da Jordan Witzigreuter (The Ready Set), “What They Grow in the Garden” è il risultato di una band che si è spinta al limite assoluto: i riff sono più potenti, i ritornelli più orecchiabili, i cambiamenti stilistici ancora più inaspettati. Definito come “rock teatrale distopico“, le 12 tracce dell’album mantengono questa promessa: una band un tempo paragonata ai Nirvana ora suona più come una versione più grunge dei Queen, o come il miglior album che i Muse non abbiano mai realizzato. Dal punto di vista dei testi, l’album è anche un’analisi della mentalità gregaria che esplora cosa significhi essere umani e vivere in un sistema progettato per sfruttare le nostre presunte debolezze attraverso il capitalismo. La band ha voluto esplorare luoghi archetipici come “il giardino” e “il lago” attraverso una lente allegorica e surrealista che incoraggia gli ascoltatori a cercare le loro grandi verità dentro di sé, anziché nei propri telefoni. “Vogliamo davvero che le persone traggano da questo album un messaggio di auto-liberazione in mezzo ai bagliori di un terrore apparentemente ineluttabile“, hanno affermato Leah Wellbaum e Will Gorin degli Slothrust. «Nonostante la luce blu pervasiva del mondo esterno, è ancora possibile trovare la propria libertà e identificare le proprie verità fondamentali se ci si rivolge al proprio io interiore.»

NOW IT’S OVERHEAD – “in the beginning” EP
[Saddle Creek]indie-rock

Now It’s Overhead, l’amato progetto di Andy LeMaster annuncia “In the Beginning”, un EP digitale di cinque brani che contiene i primi nuovi brani della band dal 2006: “eleven-seven-thirty-five”, scritta all’epoca dell’album omonimo del 2001, e “sigh let go”, composta appositamente per l’EP. Include inoltre i brani “the garden house” (pubblicato originariamente nell’ambito di una campagna di raccolta fondi per la EarthPercent Foundation di Brian Eno), “Dark Cycle” (precedentemente presente nella versione in vinile della compilation Saddle Creek 50) e “The Book of Love”, una cover dei Magnetic Fields tratta dal singolo del 2004 di Now It’s Overhead “Wait In A Line”. A proposito di “eleven-seven-thirty-five”, LeMaster spiega: “‘eleven-seven-thirty-five’ è stata scritta e registrata nello stesso periodo delle canzoni che sono poi diventate il primo album dei Now It’s Overhead. Era una delle prime canzoni di quel gruppo. Stava quasi per entrare nel disco e sono quasi certo che l’abbiamo suonata dal vivo durante i primi concerti dei Now It’s Overhead. L’ho riscoperta di recente mentre trasferivo alcune vecchie bobine di nastro e avevo dimenticato quanto fosse già completa sia come canzone che come registrazione“.

ELIAS CARUSO – “Mine” EP
[autoproduzione]pop

Con la band The Tangram, di cui è cantante e chitarrista, ha pubblicato l’album “Cosmic Fruits” nel 2021 per Irma Records e Radar Concerti, esibendosi in alcuni dei festival più prestigiosi della Penisola come Ypsigrock in Sicilia. 4 brani per Elias in bilico tra pop, alternative e soft rock, ma con lo sguardo proiettato nel futuro, cantati un po’ in italiano un po’ in inglese, in un connubio davvero affascinante.

JAMES CROWLEY – “Imprint” EP
[Triple]folk

Musicalmente, le armonie vocali tipiche di Crowley si collocano all’incrocio tra la tradizione indie-folk e un pop dal taglio moderno e incisivo, uno spazio sonoro che condivide con contemporanei come Laura Marling, Big Thief e Bombay Bicycle Club, ma con una prospettiva melodica tutta sua.

WHIRR & LUSTER – “Whirr and Luster” EP
[Freewhirl Records]indie-rock

I Whirr e i Luster si girano intorno da anni, legati da un linguaggio comune fatto di chitarre scivolanti, voci sommesse e volume come espressione emotiva. Un filo conduttore che si è ulteriormente rafforzato grazie al contributo di Nick Bassett, che ha prodotto e mixato la maggior parte dei precedenti lavori dei Luster. Lo split tra Whirr e Luster accoppia una delle band più leggendarie dello shoegaze americano con una delle sue nuove voci più vitali in quattro brani inediti. Presi nel loro insieme, i quattro brani si leggono come una conversazione. Sulla distanza, l’ossessione e il dolore di non riuscire mai a dare abbastanza a qualcuno — un tema che attraversa due coste e due generazioni di un genere che si rifiuta di svanire. Forti, struggenti e finiti troppo presto.

AMISTAT – “Everything In Between” EP
[Nettwerk Music Group]folk

“Everything In Between” è un riflesso sincero di ciò che si prova dentro: affrontare i propri sentimenti invece di voltare le spalle, condividendoli nella loro forma più autentica e cruda. “Ci siamo concentrati sul catturare momenti più difficili della vita. Queste cinque canzoni offrono uno sguardo diretto su ciò che abbiamo dentro, qualcosa di non filtrato, reale e assolutamente vero” affermano Amistat.

SIIJA & PAOLO PALLAZZO – “de idris” EP
[Dischi Uappissimi]alt-pop

Siija e Paolo Palazzo sono musicisti pugliesi dai background molto diversi ma la cui unione ha saputo generare un’alchimia musicale, artistica e compositiva a dir poco sorprendente. Da un lato la magnifica voce di Siija (classe 2000), cantautrice, cantante e musicista che arriva da un percorso tra canto jazz, scrittura, voce e ricerca sonora, con esperienze in diversi progetti della scena contemporanea tra cui Temo Babila e Fernweh. Dall’altro Paolo Palazzo, organista, compositore ed insegnante attivo sulle scene da oltre 20 anni, che scrive e produce musica per immagini e musica da camera. 6 ispiratissime tracce per un concept album in bilico tra alt-pop e sperimentazione, influenzato tanto da artisti del calibro di Bjork, Meg e Andrea Laszlo De Simone (Siija), quanto dall’elettronica di casa Warp e Stones Throw Records (Paolo Palazzo).

M. WOODROE – “The Treatment of Fractures” EP
[Venn]post-punk

Una band alternativa dal carattere malinconico che si è rapidamente affermata sulla scena locale di Brighton, guadagnandosi la reputazione di uno dei gruppi emergenti più interessanti della città. Caratterizzati da testi politicamente complessi e provocatori, accompagnati da un sottofondo di rumore chitarristico grezzo e spigoloso, l’immagine, i testi e il suono di questo quartetto rappresentano riflessioni trasgressive su genere, sessualità e desiderio, difficili da ricondurre agli archetipi di genere tradizionali.

WATERPISTOL – “Hey Harry” EP
[autoproduzione]indie-rock

Dopo essersi fatti un nome con il loro scintillante singolo di debutto “Living in a Dream”, che da allora ha raggiunto quasi 30.000 ascolti su Spotify, i Waterpistol fondono la spavalderia del rock ’n’ roll dell’epoca d’oro con le trame nebulose dello shoegaze degli anni ’90, creando un sound plasmato da alcune delle loro maggiori influenze, quali The Brian Jonestown Massacre, Shack e The La’s.

NEOMI – “Crunchy, Sad and Strangely Happy” EP
[Nettwerk]folk-pop

Scritto tra Nashville, Los Angeles, Londra e Rotterdam, l’EP è nato in un periodo che néomí descrive come «un disastro assoluto e una gioia allo stesso tempo». È una contraddizione calzante per una raccolta che affronta proprio quella via di mezzo emotiva: quei momenti in cui la vita può essere in qualche modo meravigliosa e terribile allo stesso tempo.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »