Cultura

Fauda (Quinta Stagione) | Indie For Bunnies

Che casino questa quinta stagione di “Fauda”.
Alla fine della quarta stagione, risalente al 2023, avevamo lasciato Doron e il resto degli agenti morenti, insanguinati, in attesa di un soccorso che tardava ad arrivare. Dopo l’ennesimo scontro letale degli agenti dello Shin Bet con Hamas.
Non sapremo mai come è andata a finire.

La quinta stagione di “Fauda” liquida quelle vicende in un dialogo che ci fa sapere che la squadra sopravvisse e sposta tutto al post 7 ottobre. Con l’urgenza lacerante che soltanto una produzione israeliana può avere.

Ecco, qui va fatta una premessa, perché di questi tempi basta dire che ti è piaciuta una serie israeliana per ritrovarti addosso accuse di complicità. “Fauda” non è mai stata una serie strettamente sul conflitto israelo-palestinese, quanto piuttosto sulla maniera in cui Israele (parte civile e parte militare) convive con la minaccia costante del terrorismo. Una serie inevitabilmente di parte, non per questo giustificazionista, ma anche molto critica verso i metodi dello stesso Israele – vedi la terza stagione.
Ecco, ipotizzando una nuova serie di attentati, questa nuova stagione di “Fauda” non aggiunge nulla, né in termini di azione né in termini di spionaggio, a quanto visto finora. Anzi, forse qualcosa lo toglie, iterando sempre le stesse dinamiche: parte all’estero (questa volta a Marsiglia), reclutamento, infiltrazione, esfiltrazione, scontro finale.

Però ci sono l’episodio 7 e l’episodio 8.

Due episodi anticipati da un disclaimer inedito, che avvisa della violenza delle immagini e consiglia agli spettatori più deboli di saltarle, rassicurandoli che facendo skip non perderebbero nulla in quanto a trama. Sono infatti un enorme flashback che riporta alcuni dei protagonisti proprio al 7 ottobre.
C’è tutto: i raver trucidati, le famiglie arse vive nelle case del kibbutz, le donne stuprate, gli spari sui civili. Il terrore filmato con le shouldercam, il sangue che esplode sulle facce e sulle lenti. Il disorientamento degli agenti quando la situazione elude ogni controllo. La furia omicida dei terroristi portata sugli schermi di Netflix.

Un’ora e poco più di televisione potente, struggente e interpretata da padreterno, come non la vedevo da tempo. Che, in fin dei conti, non condanna altro che la crudeltà e la follia della guerra, con i drappi verdi sulle uniformi dei miliziani a risultare quasi aneddotici.


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