Economia

Ets, più quote gratuite all’industria. La ceramica italiana: “Serve un correttivo”


L’Europa prova ad alleggerire il peso dell’Ets sulle industrie ad alta intensità energetica, ma per il settore ceramico italiano la correzione non è ancora sufficiente. Il Consiglio Ue ha definito la propria posizione sulla revisione delle quote gratuite di CO2 per il periodo 2026-2030, introducendo un aumento delle assegnazioni destinate ai settori che rientrano nei benchmark relativi a calore e combustibili. Una misura pensata per limitare il rischio di carbon leakage, cioè lo spostamento della produzione verso Paesi con vincoli climatici meno stringenti.

L’intesa raggiunta dagli ambasciatori dei Ventisette prevede di utilizzare circa 88 milioni di quote disponibili per l’assegnazione gratuita, con un risparmio stimato dalla Commissione europea in circa 6 miliardi di euro per i settori interessati. Il Consiglio ha inoltre aggiunto altri 33 milioni di quote che non erano state assegnate in precedenza a causa del mancato rispetto di alcune condizionalità previste dall’Ets.

L’Italia si è astenuta sulla posizione negoziale, pur sostenendo l’impianto complessivo della revisione e l’aumento delle assegnazioni gratuite per gli impianti che utilizzano il parametro generico di combustibile. Roma ha però chiesto un correttivo specifico per la ceramica, comparto fortemente esposto alla concorrenza internazionale e penalizzato, secondo l’industria, dall’attuale sistema dei benchmark.

“La posizione dei negoziatori italiani è corretta, coerente e costruttiva”, afferma Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica. La posizione italiana, sottolinea, “preserva i miglioramenti da introdurre per tutti i settori e la possibilità di una loro rapida attuazione, ma pone ufficialmente il tema della necessità di un correttivo mirato per il settore ceramico, particolarmente esposto alla concorrenza internazionale”.

Il nodo riguarda il modo in cui vengono calcolate le quote gratuite. Il sistema Ets utilizza benchmark di prodotto e, quando questi non sono applicabili, parametri alternativi legati al calore e ai combustibili. I benchmark vengono progressivamente ridotti per incentivare la decarbonizzazione degli impianti e, per il periodo 2026-2030, i tassi annuali di riduzione sono diventati più stringenti.

Secondo Confindustria Ceramica, l’applicazione di un parametro generico non tiene adeguatamente conto delle caratteristiche tecnologiche del settore. “La stessa Commissione europea ha riconosciuto che il nostro settore è, ormai da diversi anni, il più penalizzato dall’approccio generico ai benchmark utilizzato finora”, sostiene Ciarrocchi. Per l’associazione la penalizzazione può arrivare fino a 40 milioni di euro l’anno, risorse che potrebbero invece essere destinate agli investimenti delle imprese.

La partita si sposta ora al Parlamento europeo, che dovrà definire la propria posizione prima dell’avvio del negoziato interistituzionale con il Consiglio. Il Consiglio ha infatti chiarito che i negoziati potranno iniziare non appena l’Eurocamera avrà adottato il proprio mandato.

Confindustria Ceramica punta sugli emendamenti presentati dagli europarlamentari italiani e dai rappresentanti degli altri Paesi europei con una presenza significativa dell’industria ceramica. L’obiettivo è introdurre un parametro più aderente alle caratteristiche produttive del comparto.

“Molti europarlamentari italiani, in coordinamento con i colleghi di altri Paesi dove è presente la ceramica, si sono responsabilmente attivati all’interno dei rispettivi gruppi politici”, conclude Ciarrocchi. “Aspettiamo dall’Europa un segnale di attenzione, per non lasciare indietro un comparto strategico che assicura da anni benessere e lavoro di qualità nei territori in cui è insediato”.


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