Liguria

De Rossi prima di Parma-Genoa: “Possibilità di difesa a 4, i mugugni? Bisogna capire da dove arrivano”


Genova. Il Genoa si prepara per la trasferta di Parma, dove sarà seguito da oltre 2400 tifosi, con la consapevolezza che prima della sosta sarebbe molto utile fare un risultato positivo. Anche Cuesta, sulla panchina dei ducali, si gioca molto. Al ritorno, con De Rossi in panchina, il Genoa fece “una buona partita in un periodo in cui la sfida era abbastanza delicata. Abbiamo avuto diverse occasioni da gol, un paio di volte davanti al portiere. Il portiere fece molto bene. Ci sono dei presupposti per cui si ripeta una partita simile. Loro hanno un’identità ben precisa. L’anno scorso gli ha dato grandi gioie in tante partite. Non penso che abbiano stravolto completamente il loro credo. Non siamo due squadre uguali, ma siamo lì. Sarà una partita molto importante per entrambe le squadre. Sono diverse come caratteristiche e come interpretazione del calcio. Loro hanno ottimi giocatori come noi”.

Come annunciato dopo la partita contro il Sudtirol, De Rossi sta pensando anche alla difesa a 4: “C’è la possibilità anche se penso che la difesa a quattro vada lavorata un po’ più in profondità. La difesa quattro non è soltanto un discorso di quante persone difendono, di quante sono in linea. È anche una scelta in base alle caratteristiche di ogni difensore. Alcuni dei nostri difensori sono predisposti a giocare con la difesa a tre. Con la difesa tre hanno fatto le loro migliori prestazioni. Ma questo si può cambiare, ci si può lavorare. Ci si può trovare molto bene anche con un giocatore in meno sulla linea, che poi in realtà a volte è un giocatore in più. Perché noi siamo a cinque, ma siamo sempre a tre. Perché aggrediamo sempre alti i due terzini, andiamo sempre uomo su uomo. Quindi in cinque in linea ci stiamo solo quando siamo molto bassi nella nostra area”.

Ostigard sta meglio, è un po’ disidratato per la gastroenterite, ma dovrebbe essere del match. Amorim ha lavorato a parte, sta abbastanza bene e secondo De Rossi non dovrebbero esserci problemi per domenica: “Ovviamente però non si è più allenato con la squadra da quella distorsione che ha avuto nel finale contro Sudtirol. È un peccato perché è un ragazzo che secondo me è in crescita”.

Anche Puczka lo è: “Il ruolo di braccetto lo sta cercando di interpretare con una passione incredibile. Un’applicazione incredibile. È ovvio che una partita come quella contro Sudtirol può magari agevolarlo perché la palla ce l’abbiamo molto di più noi e quindi il duello fisico e il campo aperto lo stimola un pochino di meno. Se sale il livello dell’avversario, che dal punto di vista fisico potrebbe farci inizialmente soffrire, ma anche no: perché è uno che ci mette anche l’intelligenza nel duello e sta facendo grandi cose. Per lui è un momento di crescita perché può imparare un ruolo nuovo. E per noi è un po’ una necessità perché non abbiamo braccetti di riserva. Sono state prese delle decisioni e siamo un po’ scarichi di braccetti di ruolo alternativi a Marcandalli e Vasquez. Quindi dobbiamo fare di necessità virtù”.

Qualche cambiamento potrebbe anche agevolare El Shaarawy in questa fase di recupero fisico della migliore condizione evitandogli di fare il quinto: “Stiamo ragionando sul fatto di farlo giocare in un’altra posizione. Ma solo e semplicemente perché non è la sua migliore condizione. Perché lui viene qui per fare il quinto. Lui a Roma faceva il quinto. Con me ha fatto le sue migliori partite forse della sua carriera da quinto. Marcandosi Leao e Theo Hernandez a tutta fascia. Per lui non è un problema tornare basso a difendere. Lo può essere nel momento in cui non ha il massimo della condizione fisica per ripartire. Ma lui quello di ruolo fa. Ovviamente ha quelle caratteristiche da quinto che viene dentro, che sa giocare, che sa prendere le decisioni giuste. In questo momento in cui non è proprio al massimo della sua forma gli riduciamo un po’ il raggio d’azione. È quasi una forzatura, perché il suo ruolo è quello di stare in fascia tutta la partita e fare avanti e indietro e marcarsi anche gente con gamba. Come ha sempre fatto nella sua carriera”.

Dopo l’errore di Colombo dal dischetto possono cambiare le gerarchie sui rigori? “Ne parliamo sempre. L’ho detto già una volta. Ci sono un paio di correnti di pensiero tra gli allenatori. Quelli che dicono che non serve provare i rigori, perché tanto poi la domenica con la tensione, con la curva dietro, la gradinata dietro cambia la percezione della porta, del portiere. E quelli che pensano invece che vada provato. Io sono uno che crede che è un gesto tecnico quasi scientifico e va provato sempre per capire la rincorsa. Per capire dove ci sentiamo in grado di tirare nel modo migliore e anche va studiato il portiere avversario secondo me. Quindi per me è una scienza. La scienza va lavorata. Poi ci sta che si possa sbagliare. Ci sta che il giocatore lì davanti possa essere un po’ meno tranquillo, ma è come non provare i calci d’angolo, è come non provare le punizioni, è come non provare i falli laterali. Tutto va provato. Poi la domenica è un po’ diverso. E quindi abbiamo parlato tanto. Abbiamo provato prima della partita con l’Ascoli. Abbiamo provato prima della partita con Suttirol. Abbiamo parlato ogni allenamento. Prima della pre-gara ci fermiamo e tiriamo i rigori. Prima delle partite di eliminazione diretta li provano tutti quanti,  4-5 rigori per uno. E prima delle partite della domenica li provano quei 6-7 che pensiamo possano essere rigoristi in campo. Poi io scrivo il nome e vediamo. Con il Sudtirol sarebbe stato Baldanzi, che è un altro che da inizio anno li stava provando. C’è Osmajic che li batte bene. C’è Junior Messias. C’è Colomno che li batte bene. La scelta la teniamo un po’ nascosta. Anche per non dare troppi appigli, ma è sempre una scelta mia. Mi piace che loro continuino a tirarli. Lorenzo sta continuando a tirarli in allenamento, sintomo che ha personalità. Ha voglia di migliorarsi. E di ripresentarsi.
La scelta sta a me. Farò le valutazioni del caso. Cercando di non dare un rigorista fisso. C’è Ostigard che li batte bene. C’è Puczka che forse è il migliore di tutti, è l’unico rigorista che abbiamo, ne ha tirati tanti nella Juventus Next gen.

Dopo la partita di Coppa Italia De Rossi ha visto segnali positivi: “Bisogna scendere da quella che è la percezione di quello che stanno esprimendo i giocatori in campo o pensare agli errori che commettono, o che commetto io, o alla bravura degli avversari. Col Frosinone abbiamo commesso parecchi errori, tanti dei quali negli ultimi 16 metri. Altrimenti avremmo vinto una partita che probabilmente meritavamo di vincere. Ma lo spirito è stato quello giusto e lo spirito è stato quello giusto anche negli ultimi 10 minuti quando siamo rimasti in 10. Abbiamo sofferto e quelle partite le puoi anche perdere. Perché poi ci hanno abbassato molto e abbiamo scivolato poco come linea e abbiamo sbagliato tanto dal punto di vista tattico, ma siamo stati aggrappati con le unghie a quel pareggio. Non è la stessa cosa perdere o pareggiare.
Quindi l’atteggiamento dei giocatori è sempre positivo. Io non mi posso mai lamentare. Sono poche le partite in cui ho visto una squadra entrare in campo scarica o demotivata o distratta. Basti pensare che col Frosinone nei primi 10 minuti abbiamo tirato in porta non so quante volte. Forse un gol l’avevamo anche fatto. Col Sudtirol idem avendo cambiato tanti interpreti. Ho visto gente che ha fatto una partita seria, gente che voleva vincere la partita, gente che fino all’ultimo è rimasta aggrappata alla partita pur concedendo qualche contropiede di troppo, ma ci tenevano. Alla fine erano contenti. Ero contento io per loro. Perché vincere anche se non è la nostra competizione principale ti leva qualche scoria negativa. Perché nelle prime partite, tra qualche decisione arbitrale, tra qualche sfortuna ed errore nostro secondo me abbiamo raccolto meno di quello che meritavamo. E lo dicono anche un po’ i dati e i numeri. Finisce un po’ a sentirti il brutto anatroccolo, tutte a me… Invece vincere una partita ogni tanto ti fa bene e può essere l’inizio di una nuova serie”.

De Rossi sta comunque affrontando forse il primo periodo difficile con qualche mugugno: “Non lo affronto tranquillamente. Perché sarei un bugiardo a dirvi che lo affronto tranquillamente o che lo affronto scanzonato. Il mio lavoro per me è importantissimo. Il Genoa per me è importantissimo. E quindi ci tengo a fare punti, a fare bene, a tenermi il Genoa, a rimanerci il più a lungo possibile. Io sono meno importante dei mugugni, ma non perché io sia intoccabile. Però devo capire da dove vengono. Io vado in giro per strada e la gente mi dimostra affetto come quando l’anno scorso vincevamo quasi sempre. Allo stadio al di là di dirmi ‘oh sveglia, cambia quello, metti quell’altro’, la gente non è che entra in campo e mi prende per i capelli. Qualche manifestazione di insoddisfazione ci può stare, ma c’è affetto da parte della gente nei miei confronti e nei confronti dei giocatori. Quindi è quello che mi interessa”.

Il mister riflette: “Viviamo in un’epoca di comunicazione particolare e voi siete forse le prime vittime. Voi giornalisti veri siete le prime vittime di uno che si sveglia, si compra le cuffiette, si compra una cam e diventa intenditore di calcio usando un vocabolario imbarazzante. Tanti anni fa mi ricordo che un giornalista a Roma scrisse ‘De Rossi, se gli dessero un cioccolatino per ogni passaggio sbagliato farebbe concorrenza alla Perugina’ e questo era il massimo dell’offesa che un giornalista, che un comunicatore poteva darti. Adesso ti vomitano addosso, ti insultano, ti fanno passare per scemo in ogni di queste non so se sono youtuber, come sono, sono degli influencer ed è un peccato per voi che fate questo lavoro in maniera seria, per chi ama il calcio, perché viene tutto imbruttito secondo me. E poi quando vinci 3-4 partite partono dicendo che sei il più forte di tutti. Vivo con il dispiacere il non aver fatto abbastanza punti, vivo con la responsabilità nei confronti dei tifosi del Genoa, che con me sono meravigliosi, e nei confronti dei miei giocatori, che con me sono perfetti. E della società, che comunque mi ha dato una grande dimostrazione di fiducia l’anno scorso dandomi in mano una squadra che era messa abbastanza male se si può dire. E continua a dimostrarmi fiducia tutti i giorni. Perché dopo il Frosinone io ricevo una telefonata da Andrès, super positiva, non è che siamo scemi che siamo contenti, ma positiva cercando di tirare fuori i lati positivi da quella circostanza. Diego Lopez sta tutti i giorni appiccicato a me. E la società, idem, c’è condivisione, c’è stima, credo. Poi dopo siamo sempre un po’ sotto esame, siamo sempre un po’ sotto osservazione e siamo sempre un po’ in bilico. Abbiamo visto anche qualche mio collega che da stare in bilico poi è caduto molto presto. Tanto presto. Forse troppo presto, però quelle sono cose che non mi riguardano. Io lavoro per fare i punti e non vivo con l’ansia di dover dimostrare qualcosa a chi mugugna, ma l’ansia di dover dare felicità ai tifosi del Genoa, ai miei dirigenti e in primis, in assoluto ai miei giocatori”.

Dopo Parma sarà una sosta atipica, più lunga: “Dovremmo assolutamente lavorare con quelli che rimangono poi, sicuramente vedremo un Genoa più pronto fisicamente perché alcuni giocatori che sono arrivati chi il 31 agosto, chi il 1 settembre avranno sicuramente preso una condizione di fisica molto migliore, spero, anche perché lavoreremo in quella direzione lì”.




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