Cultura

The Thermals – Under Crushing Rain

A dieci anni di distanza da “We Disappear” – album che, sin dal titolo, suggeriva la fine del trio originario di Portland – tornano a battere un colpo i Thermals, oggi ridotti a un progetto solista del cantante e chitarrista Hutch Harris. “Under Crushing Rain”, quindi, si ricollega direttamente agli esordi dell’artista statunitense, che iniziò la sua lunga carriera proprio come one man band.

Credit: Press

L’essenzialità e la naturalezza sono alla base dell’indie rock dei nuovi Thermals, che propongono agli ascoltatori un punk minimale e ultra-melodico farcito di chitarre dai suoni squillanti, ritmi incalzanti, motivetti e ritornelli appiccicosi in stile bubblegum pop e, dulcis in fundo, organetti a profusione.

Il sound è crudo, sporco, genuino come fosse stato catturato in presa diretta, ma più variegato di quanto potrebbe sembrare di primo acchito. Nella musica semplice e diretta dei nuovi Thermals troviamo sparsi qua e là elementi tipici del power pop, dello slacker rock, del garage rock e del twee pop, racchiusi in un album che, almeno in superficie, suona colorato e spensierato.

In realtà, andando a dare un’occhiata ai testi, si scopre il lato oscuro di Hutch Harris: i brani di “Under Crushing Rain” pullulano di scenari post-apocalittici, popolati da parassiti e rovistatori di rifiuti. Il messaggio di fondo è comunque edificante e positivo, proprio come il rock fresco e scoppiettante di questi nuovi Thermals, autori di un delizioso inno all’ottimismo in un mondo roso dall’isolamento e dal risentimento.


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