Teheran risponde alla proposta Usa. Ma Trump: “Non rideranno più”
L’Iran risponde al piano di pace degli Stati Uniti, chiarendo che negoziare non significa arrendersi. E in serata, secondo il Wall Street Journal, avrebbe fatto sapere di non avere intenzione di smantellare le strutture nucleari. “Non ci piegheremo mai al nemico. Se parliamo di avviare colloqui, non significa che ci arrendiamo, ma puntiamo a difendere con forza gli interessi nazionali”, assicura il presidente iraniano Pezeshkian, invitando il popolo all’unità di fronte “alle difficoltà”. Il tutto mentre Donald Trump ribadisce che basterebbero appena due settimane per colpire “ogni singolo obiettivo” nel Paese nemico, aggiungendo che “prenderanno l’uranio arricchito”, e assicura che a Teheran “ora non rideranno più”. In serata il Tycoon ha bollato come “totalmente inaccettabile” la risposta dei “cosiddetti Rappresentanti dell’Iran” al piano Usa. “Abbiamo determinati obiettivi che ci eravamo prefissati e ne abbiamo colpiti probabilmente il 70%, tuttavia, ve ne sono altri che potremmo verosimilmente colpire”, sottolinea il presidente con la giornalista indipendente Sharyl Attkisson”. Il tycoon torna poi ad accusare gli alleati di Washington di non aver fornito assistenza per l’operazione Epic Fury, e la Nato, che “si è rivelata una tigre di carta”. La proposta in 14 punti inviata da Washington la settimana scorsa prevede che la Repubblica islamica si impegni a non sviluppare armi nucleari e a sospendere ogni attività di arricchimento dell’uranio per almeno 12 anni. Sarebbe inoltre tenuta a consegnare una scorta stimata di 440 kg di uranio, che ha arricchito fino a una purezza del 60%. In cambio, gli Usa revocherebbero gradualmente le sanzioni, sbloccherebbero miliardi di dollari in beni iraniani congelati e porrebbero fine al blocco navale dei porti iraniani. La tv di stato di Teheran fa sapere che la risposta, trasmessa domenica tramite un mediatore pakistano, è “incentrata sulla fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano, e sulla garanzia della sicurezza della navigazione marittima”, senza fornire ulteriori dettagli. Secondo la potenziale roadmap, i negoziati in questa fase rimangono strettamente dedicati ai meccanismi per porre fine alle ostilità e risolvere la crisi regionale. L’Iran nel frattempo avverte Gran Bretagna e Francia che le sue forze armate lanceranno una “risposta decisa e immediata” a qualsiasi nave da guerra inviata a Hormuz, dopo che Parigi e Londra hanno inviato vascelli nella regione. “Ricordiamo loro che sia in tempo di guerra che di pace, solo la Repubblica islamica può garantire la sicurezza in questo stretto e non permetterà a nessun Paese di interferire”, scrive il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi. Londra e Parigi, che hanno inviato in Medioriente rispettivamente la HMS Prince of Wales e la Charles De Gaulle, stanno guidando gli sforzi per creare una coalizione internazionale per garantire la sicurezza a Hormuz, ma solo dopo che sarà raggiunto un accordo di pace. E il premier Benjamin Netanyahu, con cui Trump si è sentito ieri sera, in un’intervista a Cbs News avverte che le scorte di uranio arricchito in possesso dell’Iran devono essere “rimosse” prima della conclusione della guerra. “Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”. Lo Stretto di Hormuz rimane il punto focale della situazione di stallo tra Washington e Teheran, mentre gli attacchi continuano nonostante il cessate il fuoco.
Gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait hanno intercettato droni iraniani nel proprio spazio aereo, mentre in Qatar, dopo l’incontro a Miami tra il premier Al Thani, il segretario di Stato Usa Marco Rubio e l’inviato Usa Steve Witkoff, e dopo la telefonata tra Al Thani e il ministro degli esteri iraniano Araghchi, una nave da Abu Dhabi è stata colpita da un drone in acque qatariote, per poi proseguire la rotta.
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