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Adesso serve una via d’uscita onorevole per tutti

La risposta di Teheran di queste ore rappresenta uno snodo cruciale per gli equilibri globali, ma il dibattito che con tutta probabilità consuma i palazzi del potere iraniano si specchia in un’evoluzione significativa della postura statunitense che, recentemente, ha cristallizzato le proprie richieste in un memorandum d’intesa molto pragmatico. La modifica della strategia di Washington non è casuale, ma nasce dalla consapevolezza dei limiti dimostrati da un proprio dispositivo militare ben difficilmente in grado di aumentare efficacemente e in tempi brevi la pressione sull’Iran. Dopo oltre due mesi di ostilità, l’amministrazione Trump vede quindi con favore una de-escalation rapida che permetta di dichiarare concluso il conflitto evitando il pantano di una guerra d’attrito potenzialmente senza fine. In questo contesto, gli Stati Uniti hanno operato il passaggio da una serie di richieste massimaliste, che inizialmente prevedevano la fine dell’appoggio iraniano ai proxy regionali, il cambiamento di regime a Teheran e la fine del sistema missilistico iraniano a lungo raggio, a un realismo negoziale sul nucleare che contempla una moratoria temporanea invece di pretendere lo smantellamento totale e immediato di ogni capacità di arricchimento. Tale flessibilità si lega strettamente all’imminente visita di Trump in Cina. In tale prospettiva, il blocco dello Stretto di Hormuz emerge come una pericolosa arma a doppio taglio, posto che la minaccia di Trump di mantenerlo in essere fino alla resa di Teheran è vista come una minaccia esistenziale alla sicurezza economica cinese.

Ne consegue che se da un lato il blocco di Hormuz rappresenta una leva formidabile per forzare Pechino a premere su Teheran, dall’altro rischia di esasperare il confronto con Xi Jinping, trasformando un potenziale successo diplomatico in uno scontro frontale sulle forniture globali. La proposta di una transazione pragmatica mira dunque a stabilizzare l’area prima del vertice, offrendo all’Iran una via d’uscita onorevole accettabile per entrambe le parti.


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