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Svizzera, no al tetto ai migranti: i cittadini bocciano la proposta

Niente da fare per il partito conservatore di destra svizzero UDC: la sua iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni” che voleva limitare la crescita demografica del Paese è stata sonoramente bocciata dai cittadini elvetici. Stando infatti alla proiezione diffusa dall’istituto demoscopico “gfs.bern” per conto della Radiotelevisione svizzera, il testo promosso dal movimento politico dell’Unione Democratica del Centro (chiamato anche Partito Popolare Svizzero) è stato respinto da circa il 55% degli aventi diritto di voto.

La proposta anti-immagrazione prevedeva misure restrittive su richieste di asilo, ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno e, se da una parte veniva sostenuta dalla destra parlamentare, dall’altra era stata osteggiata da governo, Parlamento e mondo economico.

Secondo il parere degli analisti, decisivo sarebbe stato il netto voto contrario espresso nella Svizzera francese e nei principali centri urbani, con punte fino al 65% dei No, mentre in diversi cantoni della Svizzera tedesca e in Ticino i favorevoli sono risultati in vantaggio.

L’obiettivo della proposta – come dichiarato al nostro Giornale da Piero Marchesi, presidente dell’UDC Ticino – era quello di ridurre i permessi per il ricongiungimento familiare e respingere maggiormente le domande d’asilo depositate (che ogni anno ammontano a 25mila) al raggiungimento dei 9,5 milioni di abitanti in Svizzera. Una volta poi toccata la cifra tonda dei 10 milioni, tra il 2040 e il 2050, sarebbe stata prevista la rinegoziazione dell’accordo di libera circolazione con l’Unione Europea. Oppure, in caso di mancata intesa accordo tra le parti, la disdetta unilaterale del patto, in modo da tornare a gestire l’immigrazione come si faceva prima del 2002.

L’invocazione delle clausole d’eccezione previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica avevano posto in allarme diversi osservatori e istituzioni, perché l’eventuale attuazione di queste misure avrebbe messo in discussione la partecipazione svizzera agli accordi di Schengen e di Dublino con l’Ue, compromettendo la cooperazione su sicurezza e accoglienza.

Prima del voto, infatti, gli oppositori del progetto avevano soprannominato la proposta “iniziativa del caos”, sostenendo che il disegno anti-migranti avrebbe potuto avere ricadute economiche gravi. Innanzitutto nel mondo imprenditoriale, preoccupato per l’aggravarsi della carenza di manodopera e per un possibile deterioramento dei legami economici con l’Europa.

E poi anche nell’ambito degli operatori sanitari, in quanto una riduzione del numero degli immigrati avrebbe potuto indebolire i servizi, tenendo conto che quasi la metà dei medici in Svizzera è di nazionalità straniera.


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