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Cinquantacinque minuti con Putin, trenta con Zelensky. Gli auguri a Trump per fermare la guerra

Donald Trump compie 80 anni e riceve auguri che vanno ben oltre la semplice cortesia istituzionale. Nel pieno di una fase delicata degli equilibri internazionali, sia Vladimir Putin sia Volodymyr Zelensky hanno scelto di rivolgersi direttamente al presidente degli Stati Uniti, trasformando una ricorrenza privata in un momento dal forte valore politico.

Putin: gli auguri e il dialogo sulla guerra

Secondo quanto riferito dal Cremlino, Putin ha telefonato a Trump per congratularsi con lui in occasione del suo compleanno. La conversazione, descritta da Mosca come cordiale, sarebbe durata circa 55 minuti e avrebbe rapidamente superato il piano personale per affrontare i principali dossier internazionali.

L’assistente presidenziale Yuri Ushakov ha spiegato che i due leader hanno discusso soprattutto della guerra in Ucraina e delle prospettive di una soluzione negoziata. Secondo la versione russa, Trump avrebbe ribadito la necessità di fermare le ostilità e si sarebbe detto disposto a esercitare la propria influenza sia sugli alleati europei sia su Kiev in vista dei prossimi appuntamenti diplomatici internazionali.

Il Cremlino ha inoltre rilanciato la disponibilità di Putin a incontrare Zelensky, sostenendo che il presidente ucraino sarebbe “benvenuto a Mosca” qualora desiderasse un confronto diretto. Una proposta che si inserisce nella lunga battaglia narrativa tra le parti sulla responsabilità dello stallo negoziale.

“La conversazione si è concentrata sulla situazione relativa al memorandum d’intesa in fase di stesura tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump ha affermato che un accordo è vicino”, ha detto ai giornalisti Ushakov, aggiungendo che “è stato concordato che i rappresentanti speciali del presidente degli Stati Uniti Steve Witkoff e Jared Kushner, attualmente strettamente coinvolti negli affari iraniani, torneranno presto in Russia”.

Zelensky: auguri e pressing diplomatico

Anche Zelensky ha voluto rivolgersi personalmente al presidente americano. Secondo l’ufficio della presidenza ucraina, il leader di Kiev ha avuto una conversazione telefonica di circa trenta minuti con Trump, durante la quale gli ha rivolto gli auguri per l’80esimo compleanno.

Il colloquio si è concentrato sulla situazione militare e sugli sforzi diplomatici per arrivare a una pace che Kiev considera “giusta e duratura”. Zelensky ha definito la telefonata “molto positiva” e avrebbe concordato con Trump la necessità di continuare il confronto nelle prossime occasioni internazionali, compreso il vertice del G7.

“Ho appena avuto una conversazione fantastica con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Ho augurato al Presidente Trump un felice compleanno e abbiamo discusso in dettaglio di molte questioni importanti, tra cui, naturalmente, la pace. Ho augurato al Presidente Trump successo, soprattutto nei suoi sforzi per porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina. L’ho anche ringraziato per tutto il sostegno che l’America sta fornendo all’Ucraina e, cosa importante, ricordiamo con gratitudine ogni passo di questo sostegno, dai Javelin ai Patriot”, scrive su Telegram il presidente ucraino.

Nonostante le tensioni che hanno segnato alcuni passaggi del rapporto con Trump negli ultimi mesi, Kiev continua a considerare il sostegno statunitense un elemento imprescindibile per la propria sicurezza.

Il fatto che i due protagonisti della guerra più importante combattuta oggi sul suolo europeo abbiano scelto lo stesso giorno per contattare Trump offre una fotografia eloquente del momento internazionale.

Così, mentre il presidente americano spegne 80 candeline, gli auguri provenienti dalle due capitali nemiche assumono il significato di una competizione diplomatica parallela: conquistare l’attenzione e l’ascolto di Washington in una fase in cui ogni segnale politico può influenzare il futuro della guerra.

In questo scenario, il

compleanno di Trump si trasforma in qualcosa di più di una ricorrenza personale: diventa il termometro della centralità degli Stati Uniti e del peso che il loro presidente continua ad avere negli equilibri globali.


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