Toscana

Studenti del Valdarno aretino giudici nel Salone dei 500 di Firenze


Come esperti avvocati e Pm, sono saliti sul palco dell’accusa e della difesa in un tribunale speciale e hanno portato avanti le loro tesi in un dibattimento in aula come dei professionisti. Gli studenti del Liceo “Giovanni da San Giovanni” a San Giovanni Valdarno si sono fatti valere nel “Processo ai poteri” promosso dalla Fondazione Giovanni Paolo II nel Salone dei 500 a Palazzo Vecchio. Si sono confrontati con studenti di altre 6 scuole superiori di 6 province della Toscana mettendo sotto accusa e poi difendendo il potere culturale, economico, politico e religioso.
Durante l’anno scolastico, i ragazzi hanno lavorato, guidati dai loro docenti, su mozioni particolarmente impegnative: gli studenti hanno messo a processo il potere culturale. I ragazzi del Liceo Economico Sociale “Giovanni da San Giovanni” si sono interrogati se il potere culturale parli solo a se stesso o se abbia anche influenze manipolatorie e di controllo.

La loro requisitoria è stata talmente approfondita e convincente, da ottenere dalla giuria, al termine del debate, il riconoscimento per l’esposizione e la comunicazione: gli studenti, si legge nella valutazione finale dei giurati, sono stati “oratori sicuri, coinvolgenti, con ottima comunicazione verbale e non verbale”

Uno degli studenti, Lorenzo Rampi, per lo spessore dell’intervento del suo gruppo di lavoro, è stato anche intervistato dalla Rai, mostrando grande capacità espositiva anche di fronte alla telecamera.

Il “Processo ai poteri” intitolato “La persona al centro” ha coinvolto gli studenti in un progetto della Fondazione Giovanni Paolo II, da oltre 18 anni impegnata in progetti di cooperazione internazionale in Paesi in via di sviluppo e in situazione di guerra e di accoglienza in Italia. Sostenuto dall’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Toscana, da Indire e dal Comune di Firenze, i giovani sono stati protagonisti di un esercizio di studio del passato, critica costruttiva del presente e ideazione di un futuro fatto di valori e in cui la dignità umana ha il posto principale.

Il debate è andato in scena di fronte alla sindaca di Firenze Sara Funaro, al presidente del consiglio comunale di Firenze Cosimo Guccione, ad Elena Mosa e Silvia Panzavolta, formatrici di INDIRE e al presidente della Fondazione Giovanni Paolo II Damiano Bettoni. Il debate è stato preceduto da un intervento di padre Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato al Monte a Firenze che ha parlato del potere religioso e dell’importanza che i giovani si interroghino, anche fuori dai contesti ecclesiastici: “I loro commenti sono frutto di un impegno e un lavoro di riflessione importante e sono per noi motivo di consolazione e ispirazione”.

“Conoscere è potere: potere di capire, di scegliere, di non subire” ha detto agli studenti il presidente della Fondazione Giovanni Paolo II Damiano Bettoni congratulandosi per il dibattimento e i risultati ottenuti. Li ha invitati a “mettere sempre al centro la dignità della persona come criterio guida per giudicare scelte pubbliche e istituzioni; riconoscere nella conoscenza – e soprattutto nel pensiero critico – una forma di libertà indispensabile in un’epoca segnata da informazioni spesso distorte; riscoprire infine il valore della bellezza, da custodire e vivere come esperienza capace di educare lo sguardo e orientare il futuro”.

“Una bellissima occasione per vedere ragazze e ragazzi chiamati a misurarsi con una delle questioni più complesse e decisive della nostra convivenza civile: il potere, le sue forme, i suoi effetti, i suoi limiti – ha sottolineato nel suo intervento la sindaca di Firenze Sara Funaro -. Hanno letto la realtà senza superficialità, coltivando la capacità di distinguere, comprendere, discutere, che è alla base di ogni cittadinanza democratica”.

“È un’esperienza di cittadinanza attiva – ha detto il presidente del Consiglio comunale Cosimo Guccione – che può appassionare alla cosa pubblica, alla politica, alle istituzioni. I giovani sono il presente della nostra comunità: vanno ascoltati. Sollecitando il loro contributo, possiamo migliorare la vita nelle nostre città”.

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