«No fiori ma donazioni all’ospedale di Rimini»
SAN BENEDETTO – Sindrome da annegamento. Sarebbe morto così il piccolo Matteo Brandimarti, quella sfortunata mattina della domenica di Pasqua, in appena 80 centimetri di acqua. Nella vasca per idromassaggio nella Spa dell’Hotel Duca di Montefeltro a Pennabilli, nell’Alta Valmarecchia, stava con la mamma Nicoletta, il papà Maurizio e gli zii. Ora avrà 60 giorni di tempo la consulente della Procura, Donatella Fedeli, per le proprie valutazioni.
Dubbi infatti ce ne sono pochi circa le cause del decesso ma per ora la salma non è stata riconsegnata alla famiglia per il funerale visto che gli esami istologici saranno comunque compiuti nei prossimi giorni, sia sulla gamba sinistra rimasta intrappolata, sia sull’encefalo del ragazzino. I genitori, in un estremo atto d’amore, hanno donato i suoi organi così che altri 6 bambini in lista d’attesa potranno continuare a vivere grazie a lui.
Gli incarichi
Ieri al tribunale di Rimini la pm Alessia Mussi ha conferito gli incarichi ai medici legali delle parti.
A Fedeli per la procura, appunto, e poi, per la famiglia di Matteo, a Claudio Cacaci. Il proprietario della struttura, uno dei tre indagati, Andrea Ridolfi, difeso dall’avvocata Michela Vecchi, ha nominato il professore bolognese Giuseppe Fortini.
Poi i periti si sono spostati all’ospedale Infermi di Rimini dove, per 4 giorni, Matteo è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione diretto dal primario Baiocchi. Qui sono stati eseguiti passi successivi. I legali degli altri due indagati non hanno ritenuto opportuno indicare un proprio consulente.
«Ci fidiamo di quello della Procura – dice il legale Jakub Nowacki che difende il direttore della struttura -: il quesito posto è molto ampio circa la tragedia e ci sono da valutare cause e concause e tutta la documentazione tecnica. Circa il mio assistito posso dire solo che addirittura lui non era in zone quella terribile mattina ed era fuori regione. Quindi, appena è stato chiamato, si è precipitato ed è tornato a Pennabilli appena possibile, nel pomeriggio». Il terzo degli indagati è invece un operaio, il manutentore della vasca per idromassaggio dove è avvenuta la tragedia. Si tratta del terzo nome iscritto sul registro degli indagati. Difeso dall’avvocata Martina Crociani, si è avvalso della facoltà di non indicare un proprio consulente per l’autopsia. I legali degli indagati, infatti, sembrano orientati a concentrarsi sull’indagine e a scoprire cosa sia potuto avvenire.
Come mai un ragazzino di 12 anni possa essere stato risucchiato dal bocchettone di un idromassaggio e restare 5 minuti sott’acqua senza che nessuno potesse fare nulla per strapparlo al tragico destino che 4 giorni dopo lo avrebbe condotto alla morte.
Le indagini
Molto si potrà sapere dalle indagini che sono state condotte dai carabinieri e soprattutto dal dossier che la Ausl di Rimini ha realizzato anche facendo prove nei giorni successivi sull’efficienza dell’impianto largo appena tre metri ma abbastanza per poter spezzare una giovane vita.
Il funerale giovedì a San Pio X
Il funerale si terrà questo giovedì a San Pio X alle 15.30. Il tribunale di Rimini con la pm Alessia Mussi ha infatti restituito il corpo alla famiglia dopo che è stata effettuata l’autopsia e sono stati donati gli organi. I genitori non chiedono «fiori ma donazioni al Reparto di Rianimazione dell’Infermi» in cui il loro piccolo Matteo ha lottato come un leone per 4 giorni. Un gesto voluto per ringraziare il personale sanitario per tutto ciò che è stato fatto nel tentativo di salvare Matteo.




