Strage di Cutro, in aula il capo della sala operativa: “Non richiamai il Roan, mi è stato detto che era una loro attività di polizia”
«Non ho richiamato il Roan (Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza) di Vibo Valentia perché quella sera mi è stato detto che era una loro attività di polizia e non potevo entrare in attività di polizia. Poi mi era stato detto che ci avrebbero ricontattato in caso di necessità».
Così Domenico Spanò, capo turno della sala operativa della Direzione marittima di Reggio Calabria la notte del naufragio del caicco Summer Love avvenuto a Cutro il 26 febbraio 2023 provocando la morte di 94 persone.
Spanò ha testimoniato nel corso del processo per i presunti ritardi nei soccorsi che vede imputati quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di porto.
Le comunicazioni della notte del naufragio
Al centro dell’udienza ci sono state le comunicazioni avvenute nel corso della notte del naufragio.
Spanò, rispondendo alle domande del pubblico ministero, Matteo Staccini, ha specificato: «Io sapevo che dalle 20 alle 6 ci sarebbe stata in mare la motovedetta della Finanza… mare permettendo».
Invece in mare, come emerge dagli atti, non c’era alcuna nave.
Le contestazioni della difesa
Spanò ha risposto alle contestazioni dell’avvocato Tiziano Saporito, difensore del luogotenente della Finanza Antonino Lo Presti, sulla informazione data alla Sala operativa dell’Imrcc di Roma nella quale sosteneva che la motovedetta della Finanza avrebbe atteso sotto costa il caicco.
«Chi gli ha detto sotto costa?» ha chiesto il legale.
«Non mi è stato riferito che erano sotto costa. Ho valutato io così. Per me attendere significa mettersi in posizione sotto costa, mi è stato detto “l’attenderà” mare permettendo non che andava all’intercetto al largo».
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