Stellantis, nuovo modello a Melfi
Stellantis, nuovo modello a Melfi, la produzione prevista entro il 2030. I sindacati preoccupati dalla capacità produttiva. Previsto un incremento del piano di investimenti in Europa e negli Usa.
Stellantis vara il piano strategico Fastlane da 60 miliardi di euro con 60 modelli da lanciare entro il 2030 e 50 importanti aggiornamenti di prodotto. Una novità che riguarda da vicino anche lo stabilimento di Melfi, dove è atteso il lancio di un’Alfa Romeo. Novità in vista anche ad Atessa, con la nuova generazione di veicoli commerciali large van. Il 60% degli investimenti sarà per il mercato del Nord America e il 40% per gli altri mercati.
«Un piano ambizioso, ma realistico, basato sulla responsabilità e su una profonda conoscenza dei mercati in cui operiamo» commenta il presidente di Stellantis John Elkann aprendo l’Investor Day nel quartiere generale di Auburn Hill nel Michigan. «Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni Fastlane nel 2030», assicura l’amministratore delegato Antonio Filosa che ha messo a punto il piano a un anno dall’insediamento alla guida del gruppo. A Piazza Affari la reazione, però, è negativa e il titolo perde il 2%, dopo aver lasciato sul terreno, nel corso della giornata, anche il 7%.
STELLANTIS A MELFI NUOVO MODELLO: GLI OBIETTIVI FINANZIARI, LA RIORGANIZZAZIONE DEI MARCHI E LA CAPACITÀ PRODUTTIVA
Sul versante finanziario Stellantis prevede ricavi pari a 190 miliardi di euro nel 2030 rispetto ai 154 miliardi del 2025, con una crescita del 25% in Nord America e del 15% in Europa. Il margine sull’utile operativo rettificato è previsto al 7%, il flusso di cassa industriale positivo nel 2027 e in crescita fino a 6 miliardi nel 2030. Prevista anche una riduzione dei costi annuali di 6 miliardi entro il 2028. Il piano punta su innovazione, tre piattaforme globali e la riorganizzazione dei marchi per guidare la crescita e la redditività del gruppo automobilistico. Il 70% degli investimenti sarà destinato ai quattro brand globali Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, oltre a Pro One, la business unit dei veicoli commerciali di Stellantis che punta a conquistare la leadership nel mondo. Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno, invece, brand regionali.
Gli storici marchi Ds e Lancia, importanti in Francia e in Italia, saranno gestiti rispettivamente da Citroën e Fiat. Per Maserati è previsto un “posizionamento nel lusso puro, con due nuovi modelli di segmento E”, quello delle berline di lusso e di fascia alta, con un piano dettagliato che sarà presetato entro dicembre 2026 a Modena. In Europa la capacità produttiva dovrebbe essere ridotta di oltre 800mila unità, attraverso la riconversione di alcuni impianti e con l’aiuto dei partner (Leapomtor a Madrid e Saragozza, in Spagna, e Dongfeng a Rennes, in Francia), con l’obiettivo di preservare i livelli occupazionali nel settore manifatturiero. L’utilizzo degli impianti aumenterà quindi dal 60% all’80% nel 2030.
STELLANTIS A MELFI NUOVO MODELLO: IL NODO OCCUPAZIONALE E LE REAZIONI DEI SINDACATI ITALIANI
In ogni caso, anche a fronte di una nuova pianificazione a largo raggio, la produttività degli impianti resta un tema cruciale al fine della garanzia del comparto occupazionale, di fatto il vero motore della produzione industriale. Un aspetto che, pur dinnanzi alle prospettive di rinforzo del parco modelli, continua a preoccupare lavoratori e organismi di tutela. Proprio il tema della riduzione della capacità produttiva, infatti, continua a destare perplessità tra i sindacati.
«Dobbiamo assolutamente evitare chiusure o tagli del personale socialmente inaccettabili» afferma la Uilm. La Fim, da parte sua, chiede «una svolta positiva fatta di investimenti e nuovi modelli», mentre per la Fiom, la questione coinvolge anche il governo italiano, nel momento in cui il progetto produttivo strizza l’occhio più alle sedi (e in parte ai mercati) estere piuttosto che a quelle italiane. Un rovescio della medaglia che, secondo il sindacato, non può lasciare indifferente il nostro Paese, non solo per quel che riguarda l’aspetto tecni: «Le aspettative aziendali e gli investimenti si concentrano fuori dall’Europa e dall’Italia. Palazzo Chigi non può restare in silenzio».
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