Smartphone ai minori di 14 anni, Fedriga dice sì al divieto: “Non è solo un gioco, influisce sulle dipendenze”

Lo smartphone come nuova sostanza di dipendenza, capace di influenzare comportamenti e abitudini dei più giovani al pari di alcol e droga.
È la riflessione lanciata dal presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che durante la presentazione della relazione annuale sulle dipendenze ha aperto un fronte destinato a dividere: il divieto di possesso dello smartphone per i minori di 14 anni.
“Personalmente sono favorevole”, ha dichiarato Fedriga, rispondendo a una domanda dei giornalisti. “Non penso che i divieti siano la soluzione a tutto – ha precisato – ma possono rappresentare uno strumento comunicativo importante”. Il riferimento del governatore è andato in particolare al legame tra uso dello smartphone e dipendenza da gaming, un fenomeno in crescita tra gli adolescenti che spesso si intreccia con altre forme di disagio.
Uno strumento, non una bacchetta magica
Fedriga ha voluto evitare toni dogmatici, consapevole della complessità di una questione che tocca abitudini consolidate e scelte educative familiari. “Non si tratta di demonizzare la tecnologia”, ha spiegato, “ma di riconoscere che l’accesso precoce a questi strumenti ha conseguenze sullo sviluppo cognitivo e relazionale dei ragazzi”.
La proposta di alzare l’età minima per l’utilizzo autonomo dello smartphone – oggi di fatto non regolamentata se non dall’uso comune – trova sostenitori in diversi schieramenti, ma anche critiche da chi ritiene più efficace l’educazione all’uso consapevole piuttosto che il divieto.
L’allarme delle dipendenze digitali
Il tema è emerso in occasione della relazione annuale sul fenomeno delle dipendenze, presentata oggi a Roma. Se il focus principale rimane sulle sostanze stupefacenti, cresce l’attenzione degli esperti verso le cosiddette “nuove dipendenze” comportamentali. Tra queste, il gaming patologico e l’uso compulsivo dei social network rappresentano le frontiere più preoccupanti, soprattutto nella fascia d’età 11-16 anni.
L’intervento di Fedriga ha voluto accendere un riflettore su questo versante, spesso trascurato nei dibattiti pubblici. “Il possesso dello smartphone incide sul gaming e, più in generale, sulla capacità di autoregolazione dei ragazzi”, ha aggiunto, sottolineando come molti genitori affrontino la questione in solitudine, senza linee guida chiare.
Il ruolo della famiglia e della scuola
Il governatore del Friuli ha voluto sottolineare che il tema non può essere delegato solo alla politica. “Servono iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e un supporto concreto alle famiglie”, ha detto, auspicando che il dibattito possa diventare un’occasione per ripensare il rapporto tra giovani e tecnologia.
In diverse regioni italiane stanno nascendo percorsi di educazione digitale che coinvolgono insegnanti e genitori, con l’obiettivo di ritardare il più possibile l’ingresso dei bambini nel mondo degli smartphone e dei social network.
La proposta di Fedriga, seppur ancora a livello di dichiarazione di intenti, potrebbe accelerare il confronto su un provvedimento che, a suo dire, “avrebbe anche un forte valore simbolico, comunicando ai ragazzi che non tutto è consentito a tutte le età”.
Il caso del Friuli Venezia Giulia
La regione guidata da Fedriga si è già distinta per alcune iniziative pilota nel campo della prevenzione delle dipendenze giovanili. Nei prossimi mesi, il governatore ha annunciato l’intenzione di avviare un confronto con scuole e associazioni per valutare l’impatto di un eventuale divieto normativo.
“Non vogliamo imporre nulla dall’alto – ha concluso Fedriga – ma aprire un tavolo di lavoro che coinvolga tutti gli attori. Il divieto è solo uno degli strumenti, ma se serve a far riflettere genitori e ragazzi, allora può essere un primo passo nella giusta direzione”.
Mentre i dati sulle dipendenze da sostanze continuano a preoccupare, cresce la consapevolezza che la sfida della prevenzione passa anche attraverso la regolamentazione di quelle che un tempo venivano considerate “dipendenze invisibili”. Lo smartphone, per molti ragazzi, è la prima sostanza con cui fanno i conti. E forse, prima di parlare di cocaina o cannabinoidi, occorre partire da lì.
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