Società

Droga, allarme under 18: quasi un giovane su quattro ha già provato sostanze illegali. I dati choc della relazione al Parlamento

Un ragazzo su quattro, prima ancora di compiere la maggiore età, ha già avuto un contatto con le droghe. È l’istantanea spietata che arriva dalla relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia, presentata oggi.

Nel 2025, quasi 350mila studenti under 18 hanno dichiarato di aver utilizzato almeno una sostanza illegale, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne. Numeri in crescita rispetto al 2024, quando la percentuale si fermava al 20%.

Un salto di tre punti percentuali in un solo anno che accende i riflettori su un’emergenza silenziosa, che si annida tra i banchi di scuola e nei contesti familiari più insospettabili. La fotografia scattata dal Dipartimento per le politiche antidroga racconta di un fenomeno che cambia volto: non più solo una questione di periferia o di contesti degradati, ma una realtà che attraversa trasversalmente la società italiana.

Cannabis e cocaina fanno da traino, ma le nuove sostanze preoccupano

La cannabis rimane la sostanza più diffusa tra i giovani, sebbene registri un lieve calo. A preoccupare gli esperti, invece, è la tenuta del consumo di cocaina e la crescente diffusione di prodotti ad alta potenza, insieme alle cosiddette Nuove Sostanze Psicoattive. Cannabinoidi sintetici, nuovi oppioidi, catinoni sintetici e ketamina stanno facendo capolino tra le abitudini dei giovanissimi, spesso acquistati online o in circuiti alternativi, aggirando i controlli tradizionali.

La fascia d’età più esposta rimane quella tra i 15 e i 19 anni, dove dopo un periodo di flessione tra il 2022 e il 2024 si registra una ripresa dei consumi di stimolanti, allucinogeni e oppiacei. Una tendenza che fa temere un allentamento delle campagne di prevenzione e un ritorno alla normalizzazione del consumo.

Allarme psicofarmaci: l’11% dei minorenni ne fa uso senza ricetta

Ma c’è un dato che forse più di tutti racconta una fragilità generazionale: quasi 180mila minorenni, pari all’11%, hanno fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione medica nel corso del 2025. Tra le ragazze, la percentuale è quasi doppia rispetto ai coetanei maschi. Un fenomeno che si intreccia con il consumo di sostanze illegali, alimentando un pericoloso mix di autogestione del malessere psicologico e sperimentazione.

L’uso combinato di più sostanze – il cosiddetto poliabuso – coinvolge ormai una fetta significativa dei giovani consumatori, rendendo più complesso sia il quadro clinico che le strategie di intervento.

Meloni: “Oltre 160 milioni nel 2025, ma il lavoro continua”

“Continueremo a lavorare senza sosta per costruire una società libera dalle droghe e da ogni dipendenza”. Con queste parole la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto il suo videomessaggio alla presentazione della relazione. La premier ha rivendicato l’impegno economico del governo: “Con questo esecutivo il sistema nazionale contro le dipendenze può contare sulla donazione economica più robusta di sempre, oltre 160 milioni di euro solo nel 2025″.

Ma Meloni ha sottolineato anche un cambio di metodo: “Non ci siamo limitati a stanziare più risorse, abbiamo costruito un nuovo metodo di lavoro basato sul confronto e sulla condivisione delle responsabilità con famiglie, scuole, servizi pubblici, comunità, università, forze di polizia”. Un “gioco di squadra” che ha permesso, secondo la premier, di sciogliere nodi irrisolti per anni. Il prossimo passo sarà il nuovo Piano nazionale sulle dipendenze, atteso nei prossimi mesi.

Mantovano: “Nessuna famiglia è al riparo”

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha lanciato un monito che riecheggia come un campanello d’allarme: “Il fenomeno delle sostanze riguarda sempre più spesso ragazzi molto giovani e contesti apparentemente normali. Nessuna famiglia può considerarsi immune, esattamente come è stato per la pandemia”.

Parole che cercano di sfatare il mito della “droga degli altri”, quella che capita solo in certe famiglie o in certi quartieri. “Spesso il problema non inizia con la cocaina o con il crack – ha aggiunto Mantovano – ma con comportamenti che vengono rubricati come minori: fumo, alcol, cannabinoidi e sostanze erroneamente presentate come innocue”.

Il consiglio del sottosegretario ai genitori è chiaro: “Quando emergono i primi segnali, la strategia migliore non è negare o aspettare che passi, ma intervenire tempestivamente, dialogare, chiedere aiuto. Può fare la differenza tra una sperimentazione occasionale e la caduta nella dipendenza”.

Il nodo della prevenzione: scuola e famiglia sul banco degli imputati

Dietro i numeri si nascondono storie di ragazzi che cercano evasione, conferma sociale o risposta a un malessere profondo. La relazione al Parlamento evidenzia come la prevenzione resti il fronte più critico: le campagne informative faticano a raggiungere i giovanissimi, mentre i social network e il web diventano canali privilegiati per l’approccio alle sostanze, spesso con informazioni fuorvianti sulla loro pericolosità.

Servizi pubblici e comunità terapeutiche denunciano da tempo risorse insufficienti e personale inadeguato rispetto a una domanda in crescita. I 160 milioni stanziati rappresentano un passo avanti, ma secondo gli operatori del settore non bastano a coprire il fabbisogno di un sistema che deve fare i conti con nuove forme di dipendenza e profili di consumatori sempre più giovani.


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