Marche

Sfratti e favori, Franchini torna libero. Può riprendere il suo posto in ufficio a Pesaro. Trotta, invece, resta recluso in casa


PESARO Inchiesta sfratti, torna in libertà Gennaro Franchini, agli arresti domiciliari dal 2 aprile scorso. Il tribunale del Riesame accoglie l’istanza presentata dai legali Enrico Cipriani e Andrea Casula e ha revocato la misura cautelare, disponendone l’immediata liberazione.

 

Resta ai domiciliari l’altro indagato, Amedeo Trotta, in quanto hanno rinunciato a presentare il ricorso al Riesame. Il caso era scoppiato il 2 aprile quando i carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria e Nucleo Investigativo avevano dato esecuzione ad ordinanza della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Pesaro nei confronti del dirigente Unep (Ufficio Notificazioni, Esecuzioni e Protesti) Franchini 65 anni e del funzionario Trotta 61 anni. L’accusa è quella di tentata concussione e, nei confronti di uno solo degli indagati (Trotta), di falso in atto pubblico. E’ contestato ad entrambi anche il delitto di rifiuto di atti d’ufficio. Gli avvocati Casula e Cipriani hanno presentato una impugnazione dell’ordinanza di custodia cautelare con un atto scritto che ha analizzato i singoli punti delle contestazioni dell’ordinanza e del materiale investigativo. Le motivazioni arriveranno in 30 giorni. Franchini è libero, potrebbe tornare a rioccupare il suo posto in ufficio. Usufruirà di un periodo di ferie. Dall’altra parte l’avvocato Gabriele Gallo che assiste Trotta fa sapere che attenderà «di leggere le motivazioni dell’annullamento dell’ordinanza e valuteremo come procedere per ottenere la revoca della misura».

Le indagini

Una inchiesta partita dall’esposto di un avvocato, Ettore Fabiani, che lamentava dei ritardi e delle condotte intimidatorie nei suoi confronti orientate a bloccare o rallentare una procedura di sfratto in corso così consentendo alla locataria, di permanere nell’immobile. La donna avrebbe avuto una relazione con Trotta. Nell’esposto l’avvocato parlava di pressioni e del fatto che gli avrebbero prospettato di denunciarlo per violazione di domicilio durante un accesso all’immobile. «Sono stato ostacolato più volte, con minacce di denunce e pressioni” aveva riferito Fabiani al Corriere Adriatico.

Le accuse

Sono stati contestati anche atti ideologicamente falsi per giustificare rinvii d’ufficio della procedura stessa. Quanto all’omissione di atti di ufficio sarebbero contestati perché ogni volta che gli ufficiali dovevano fare l’accesso in casa, avrebbero rinunciato per l’assenza sistematica della proprietaria. Mentre gli investigatori stanno passando al setaccio altre pratiche e documenti, l’inchiesta mira anche a verificare, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, un presunto sistema legato al sesso in cambio dell’allungamento dei tempi delle procedure di sfratto. Tutto da provare. Nel frattempo l’immobile di Tavullia, oggetto dell’esposto, è stato liberato.




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