Due solisti d’eccezione per le Sinfonie di Beethoven, il duo Loguercio-Piemonti torna a Modena

Domenica 26 aprile alle ore 17:00 torneranno ad esibirsi presso l’Hangar Rosso Tiepido di Modena il violinista Mauro Loguercio e la pianista Emanuela Piemonti. Il concerto, collocato nel cartellone dei Concerti d’Oggi organizzati dagli Amici della Musica di Modena, vedrà la prosecuzione della proposta da parte dei due musicisti dell’integrale delle Sinfonie di Beethoven trascritte per violino e pianoforte da Hans Sitt. Il progetto, che ha preso il via quattro anni fa proprio a Modena, sta procedendo con straordinario successo di pubblico e un ottimo riscontro discografico; in questa occasione, verranno presentate le Sinfonie n.4 e n.7.
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Il programma proposto offre un affascinante percorso attraverso due tra le più significative pagine sinfoniche di Ludwig van Beethoven, restituite in una veste cameristica di straordinaria efficacia grazie alla trascrizione per violino e pianoforte realizzata da Hans Sitt. L’operazione, lungi dall’essere una semplice riduzione, si configura come una rilettura che mette in luce la struttura interna delle partiture, esaltandone il dialogo tematico e la tensione formale attraverso un linguaggio più intimo e trasparente.
Composta nel 1806, la Sinfonia n.4 in si bemolle maggiore op.60 rappresenta una sorta di parentesi luminosa tra due opere dirompenti come la Terza e la Quinta. Spesso descritta come “classica” per equilibrio e proporzioni, essa rivela in realtà una raffinata complessità espressiva: dall’introduzione lenta, carica di suspense, si sprigiona un Allegro vivace di brillante energia, mentre l’Adagio centrale si distingue per una cantabilità sospesa e quasi contemplativa. Il finale, con il suo slancio ritmico e la vivacità tematica, restituisce un Beethoven ironico e scintillante.
Nella trascrizione di Sitt, questi contrasti emergono con particolare nitidezza: il violino assume un ruolo quasi vocale, mentre il pianoforte condensa e rilancia l’originaria ricchezza orchestrale. Di segno diverso, ma altrettanto coinvolgente, la Sinfonia n.7 in la maggiore op.92, composta nel 1812, incarna una delle massime espressioni dell’energia ritmica beethoveniana, tanto da essere definita da Wagner – “apoteosi della danza”. L’impianto dell’opera è dominato da una pulsazione incessante che attraversa tutti i movimenti: dal Vivace iniziale, preceduto da una solenne introduzione, al celeberrimo Allegretto in la minore, costruito su un ostinato di intensa suggestione, fino al travolgente finale. In questa versione cameristica, la forza propulsiva della partitura si concentra in un dialogo serrato tra i due strumenti, che riescono a restituire tanto la dimensione architettonica quanto l’urgenza espressiva della scrittura originale.
Solista di estrema chiarezza e profondità interpretativa”. Così il noto critico Mario Bortolotto definisce il violinista Mauro Loguercio in una delle sue recensioni. Violinista capace dì un rapporto naturalissimo con lo strumento, Loguercio si è esibito come solista in sale prestigiose, quali, fra le altre, la Queen Elizabeth Hall di Londra, la Filarmonica di Berlino, il Concertgebouw, l’Accademia dí S. Cecilia di Roma e la Tonhalle di Zurigo, collaborando con direttori quali Riccardo Chailly, Eliau Inbal e Roberto Abbado, solo per citarne alcuni.
È stato ospite dei Festival di musica da camera di Marlboro, Dresda e St. Moritz e delle Settimane Musicali Internazionali di Napoli, oltre ad aver suonato per le più importanti società concertistiche italiane. Ha sempre nutrito una vera passione per la musica da camera, sin dalla sua apparizione, giovanissimo, al festival di Marlboro. Nel corso della sua carriera ha suonato in trio con Nikita Magaloff e Antonio Meneses, mentre in duo ha collaborato con Maria Joao Pires, Tamás Vásáry, Bruno Canino, Philip Fowke, Rocco Filippini, Franco Petracchi e Astor Piazzolla.
Per 14 anni è stato leader del “Quartetto David di Milano”, col quale ha inciso l’integrale dei quartetti di Luigi Cherubini, Puccini e Verdi. Quest’anno festeggia i 17 anni di sodalizio con i fratelli Angelo e Francesco Pepicelli, coi quali ha creato il Trio Metamorphosi: con loro ha inciso, per DECCA, l’integrale dei Trii di Beethoven e di Schumann. È docente di violino al Conservatorio di Milano e ha insegnato alla Guildhall School di Londra. Emanuela Piemonti si accosta al pianoforte all’età di quattro anni sotto la guida della madre; lo studio dello strumento si è sempre affiancato all’esperienza del “suonare insieme” ad altri musicisti: fin da piccolissima affronta con grande passione la musica da camera, prima con giovani talenti poi con interpreti di fama internazionale.
A Fiesole frequenta per più anni i corsi tenuti dal Trio di Trieste e incontra personalità musicali per lei determinanti tra cui Dario De Rosa, punto di riferimento costante e Piero Farulli, Nel 1982 fonda il Trio Matisse con il quale vince negli anni immediatamente successivi i Premi Internazionali Vittorio Gui di Firenze, Atkinson di Milano e Città diTorino, risultando finalista alla Melbourne Chamber Music Competition. Intraprende una carriera che la porterà per venticinque anni a frequentare le Società e le Sale italiane più prestigiose e ad effettuare tournées in tutto il mondo. Ha sempre ritenuto essenziale per la sua ricerca personale e musicale affiancare ai classici la nuova musica, collaborando con compositori quali Mauricio Kagel, Luis de Pablo, Salvatore Sciarrino, György Kurtág, Luca Francesconi, Ivan Fedele, Alessandro Solbiati. Ha inciso per le etichette Aura, Amadeus, EmaVinci, Limenmusic Stradivarius e, per la casa discografica Naxos, i due Tripli Concerti di Casella e di Ghedini, disco che ha vinto il premio ‘Choc de Classica’ per la rivista francese Classica Magazine. È titolare della cattedra di musica da camera presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano L’ingresso al concerto è a pagamento.
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