Piemonte

Tumori “invisibili” resi attaccabili: la svolta italiana che apre l’immunoterapia a più pazienti


Rendere visibile ciò che oggi sfugge al sistema immunitario. È questa la sfida affrontata da uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Discovery e firmato da ricercatrici e ricercatori di IFOM, l’Istituto AIRC di Oncologia Molecolare, insieme alle Università degli Studi di Torino e di Milano.

I risultati mostrano come una molecola sperimentale sia in grado di “accendere” segnali sul tumore, trasformandolo in un bersaglio riconoscibile per il sistema immunitario e aprendo così la strada all’immunoterapia anche per quei tumori che oggi non rispondono a questo tipo di trattamento.

Il cambio di paradigma: non solo colpire il tumore, ma riscriverlo

«È un cambio di paradigma: non colpiamo solo la crescita del tumore, ma ne riscriviamo il dialogo con l’organismo», spiega Alberto Bardelli, direttore scientifico di IFOM e professore all’Università di Torino.

L’idea alla base dello studio è rivoluzionaria: trasformare farmacologicamente i tumori “freddi”, cioè invisibili al sistema immunitario, in tumori “caldi”, riconoscibili e quindi attaccabili.

Perché molti tumori non rispondono all’immunoterapia

Oggi l’immunoterapia rappresenta una delle armi più potenti contro il cancro, ma non funziona per tutti. La maggior parte dei tumori del colon-retto, del pancreas e della mammella non risponde perché è povera di segnali immunologici.

Solo circa il 5% dei tumori metastatici del colon-retto presenta caratteristiche favorevoli alla risposta, mentre nel pancreas la quota scende all’1-3%. Nel tumore della mammella, invece, i benefici restano limitati a sottogruppi selezionati, come alcune forme di triplo negativo. Questo significa che la maggioranza dei pazienti oggi resta esclusa da una delle terapie più promettenti.

Come funziona la scoperta: creare nuovi “segnalatori”

I ricercatori hanno lavorato su cellule tumorali e modelli animali, utilizzando un inibitore dei meccanismi di riparazione del DNA. Dopo il trattamento, le cellule tumorali hanno mostrato un aumento delle mutazioni genetiche, la comparsa di nuovi antigeni e una maggiore immunogenicità.

In pratica, il tumore viene spinto a produrre proteine anomale che funzionano come “segnalatori molecolari”, rendendolo finalmente visibile al sistema immunitario.

Verso una nuova strategia terapeutica

L’aspetto più innovativo dello studio è l’approccio: non si limita a distruggere il tumore, ma ne guida l’evoluzione verso una forma più vulnerabile.

Si tratta di un cambio di prospettiva che potrebbe avere un impatto enorme, ampliando l’uso dell’immunoterapia, migliorando le cure per tumori oggi difficili da trattare e offrendo nuove speranze a migliaia di pazienti.

La comunità scientifica guarda con attenzione a questi risultati, che potrebbero segnare un punto di svolta nell’oncologia moderna.


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