Piemonte

serve un incontro col Governo e la formazione dei lavoratori a rischio – Torino Oggi


In Piemonte un lavoratore dei call center su tre è a rischio licenziamento per l’intelligenza artificiale. L’allarme è lanciato dalle sigle sindacali di categoria, che dopo due settimane di sciopero nazionale, terminato il 27 luglio sono stati ricevuti in commissione lavoro del consiglio comunale.

I lavoratori nelle telecomunicazioni sono poco meno di 6000 in regione, come spiegato da Ivan Corvasce di SLC CGIL, e la metà lavorano a Torino o in provincia. La stima è di 2000 esuberi possibili entro fine anno, se non viene trovato un accordo. Il settore sta infatti profondamente cambiando per l’introduzione di sistemi che utilizzano l’intelligenza artificiale, e i lavoratori rischiano continuamente.

Non ci possiamo incontrare per ogni singola vertenza ma serve una regia complessiva – ha spiegato Corvasce -. Nel mese di maggio abbiamo chiesto incontro con i ministri Urso e Calderone, poiché negli ultimi mesi molti committenti stanno provando a introdurre sistemi di IA che stanno erodendo il lavoro degli operatori. Questo tema va affrontato a livello nazionale“.

 “L’innovazione tecnologica può essere una risorsa per migliorare i servizi, le condizioni dei lavoratori e aumentare la produttività – ha aggiunto Anna De Bella, Segretaria Generale della Fistel Cisl Piemonte – ma c’è il rischio che si trasformi in uno strumento di espulsione occupazionale. Da mesi chiediamo apertura tavolo di crisi nazionale e regionale, in modo che governo imprese committenti e parti sociali possano affrontare insieme il futuro di questo reparto“.

I sindacati riconoscono che il settore sta cambiando e non vedono l’intelligenza artificiale come una minaccia, se utilizzata per aumentare la produttività e non per diminuire i costi del lavoro a discapito dei lavoratori. “Chi lavora nei call center non sono persone senza capacità e qualifiche – ha commentato Federica Balestri di UIL FPC -. Spesso hanno un’alta alfabetizzazione, sono persone giovani, abbiamo necessità che le istituzioni le accompagnino in percorsi di formazione e riqualificazione“.

La proposta è quindi quella di formare i lavoratori dei call-center in modo da migliorare le loro competenze (upskilling) o insegnarne di nuove, per essere reinseriti in un nuovo settore lavorativo (reskilling). “Spesso sono donne o intere famiglie che lavorano nei call center, part-time: con gli ammortizzatori sociali non avrebbero un salario dignitoso ma 5-600 euro al mese” ha aggiunto Balestri

Quello che può fare il Comune di Torino, quindi, oltre a sostenere l’importanza dell’apertura di un dialogo a livello governativo con sindacati e aziende di telecomunicazioni, è provare a intervenire sul mercato del lavoro, facilitando l’incontro tra domanda e offerta e formando i lavoratori a rischio. “Il comune può offrire risposte a questa crisi col lavoro che sta facendo con i Poli dell’occupabilità – ha dichiarato la vicesindaca, Michela Favaroche si propongono di offrire formazione, reskilling, upskilling, incrociando le misure della regione. Solleciteremo le istituzioni regionali e nazionali perché è un tema che interessa molto il nostro territorio“.




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