Seefeel – Sol.Hz | Indie For Bunnies
Ci sono gruppi che appartengono a un’epoca e gruppi che sembrano invece produrre interferenze temporali. I Seefeel appartengono decisamente alla seconda categoria.
Il disco sembra costruito attorno a un’idea profondamente post-umana del suono. Non ci sono quasi mai strumenti riconoscibili nel senso classico: tutto appare filtrato, decomposto, trascinato dentro una nebbia.

La cosa più impressionante è che i Seefeel riescono ancora a produrre alienazione senza ricorrere alla violenza sonora o all’eccesso. In un presente saturo di iperstimolazione, “Sol.Hz” sceglie la sottrazione radicale.
Rimane sospeso in una zona intermedia tra presenza e assenza, corpo e fantasma digitale. È musica che sembra provenire da un mondo in cui l’esperienza umana è già stata lentamente assorbita dalle infrastrutture tecnologiche ma dove persiste ancora, ostinatamente, una traccia emotiva.
Ascoltare oggi i Seefeel significa accorgersi che molte delle coordinate estetiche del presente erano già contenute in forma embrionale nella loro musica: la dissoluzione dell’autore dentro il processing, la malinconia delle reti, il desiderio di sparire nell’ambiente sonoro.
“Sol.Hz” suona come una band di fantasmi che continua a trasmettere da una frequenza parallela.
“Brazen Haze”: l’apertura del disco è una lenta immersione sonora. Una dolce foschia che nasce dal nulla e nel nulla finisce.
“Everydays”: una melodia frammentata e lentamente consumata dai beat come una pietra dalle onde del mare. Suoni alienati e distanti, che evocano un ricordo sbiadito.
“Ever No Way”: capolavoro. Ad oggi, il pezzo migliore ascoltato nel 2026. Un mantra elettronico dove la voce di Sarah Peacock appare come un fantasma. La sua voce non domina mai, galleggia come fosse in trappola. Pezzo clamoroso, degno della miglior musica elettronica di sempre.
“Humidity Switch”: sin dal titolo trasmette un’idea che ti rimane appiccicata addosso, che deforma l’ambiente sonoro. È musica “concreta”, umida appunto. Sembra di stare in una foresta durante una pioggia battente.
“Behind The Seen”: un brano oscuro, inquietante, nostalgico, che si ripete con piccole varianti di sottofondo. Ad un certo punto il tappeto di suoni sparisce e rimane solo un battito.
“AM Flares”: qui i Seefeel sfiorano la kosmische musik, ma privata di qualsiasi slancio psichedelico: tutto rimane freddo, distante, trattenuto.
“Falling First”: il pezzo più immersivo del disco. Le strutture ritmiche vengono ridotte a impulsi sommersi mentre il suono si espande in profondità vertiginose. Un brano dalla struttura semplice ma estremamente poetica ed efficace. Bellissimo pezzo, secondo solo all’inarrivabile “Ever No Way”.
“Until Now”: i beat sono più evidenti rispetto alle altre tracce. I loop sembrano ruotare attorno a qualcosa che non arriva mai veramente. È uno dei momenti più umani del disco, proprio perché l’emotività rimane trattenuta.
L’ultimo album dei Seefeel è la conferma definitiva di una poetica sonora che, a trent’anni dalla nascita del gruppo, continua a sembrare provenire da un altro tempo. O forse da nessun tempo.
Fin dagli anni Novanta i Seefeel hanno occupato un territorio ambiguo e difficilmente classificabile. troppo astratti per essere shoegaze, troppo emotivi per essere pura elettronica sperimentale, troppo dub per essere ambient. Con Sol.Hz quella terra di confine viene ulteriormente rarefatta.
L’album appare come una lunga trasmissione captata da una stazione orbitante abbandonata: bassi profondi, riverberi interminabili, ritmi ipnotici e frammenti vocali che sembrano emergere dalla nebbia.
Il più grande complimento che si possa fare ai Seefeel è questo: nel 2026 continuano ancora a sembrare musica proveniente dal futuro.
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