Sicilia

Scure di Trump sulla natura: cancellate le tutele per gli habitat delle specie a rischio

La scure di Donald Trump si abbatte sulle specie a rischio di estinzione. Dopo aver dichiarato guerra all’eolico perché le turbine uccidono gli uccelli e aver allentato tutte le regole per la tutela ambientale, il presidente dichiara aperti gli habitat delle specie a rischio all’agricoltura, alle trivellazioni, alle attività minerarie e anche allo sviluppo immobiliare. Gli ambientalisti gridano allo scandalo e parlano, senza giri di parole, di «sentenza di morte» per molti animali.

L’Endangered Species Act, approvato da Richard Nixon nel 1973 e che per 50 anni ha rappresentato un’ancora di salvezza per animali come l’aquila calva o l’orso grigio, è da tempo nel mirino dell’amministrazione, convinta che la sua interpretazione di «danno» arrecato agli animali sia eccessivamente vincolante. La legge vieta qualsiasi «modifica o degradazione» dell’habitat in grado di uccidere o ferire animali, compromettendone la capacità di nutrirsi o riprodursi. Negli anni varie azioni legali hanno cercato di rivedere l’interpretazione della norma ma senza successo: nel 1995 la Corte Suprema ha respinto alcuni proprietari terrieri che sostenevano che il concetto di «harm», danno, dovesse limitarsi all’uccisione o al ferimento dell’animale a rischio di estinzione e non alla modifica del suo habitat. Ora però gli stessi proprietari terrieri possono cantare vittoria.

I Dipartimenti degli Interni e del Commercio hanno infatti revocato in via definitiva l’interpretazione di lunga data, stabilendo di fatto che la distruzione del nido o dell’habitat di una specie a rischio di estinzione non può più essere considerata illegale. Nell’annunciare la svolta, il Dipartimento degli interni ha spiegato che la revisione riporta alle origini il significato della legge, spinta agli estremi negli ultimi anni dagli ambientalisti e dai democratici. «E’ stata abusata per anni a danno delle famiglie e delle imprese. E’ divenuta una trappola normativa che ha fatto salire i costi e ampliato l’autorità del governo federale ben oltre quanto previsto dal Congresso», ha spiegato il segretario Doug Burgum. La revisione sarà molto probabilmente oggetto di una lunga battaglia legale. Earthjustice, studio legale specializzato in questioni ambientali, ha già annunciato che farà ricorso. Lo scontro però presenta non pochi rischi. Se il caso dovesse arrivare alla Corte Suprema, la maggioranza conservatrice dei saggi potrebbe sancire definitivamente la modifica impendendo alle future amministrazioni di revocarla.


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