Screening tumori, Umbria meglio che altre ma più di 550 lesioni potrebbero non essere state intercettate

Più di un umbro su due appartenente alla popolazione target non è stato raggiunto dai programmi di screening oncologico organizzato oppure, pur avendo ricevuto l’invito, ha scelto di non aderire. È il quadro che emerge dal nuovo report della Fondazione Gimbe, basato sui dati 2024 dell’Osservatorio nazionale screening (Ons), che a livello nazionale stima in oltre 7,6 milioni le persone rimaste fuori dai programmi gratuiti di prevenzione del tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Una situazione che, secondo Gimbe, avrebbe impedito di intercettare oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose.
L’Umbria, tuttavia, si conferma tra le regioni più virtuose del Paese per partecipazione agli screening, pur restando anch’essa lontana dagli obiettivi fissati dall’Unione europea. I dati regionali più recenti disponibili dell’Osservatorio nazionale screening mostrano infatti livelli di adesione superiori alla media italiana in tutti e tre i programmi di prevenzione.
Per quanto riguarda lo screening mammografico, in Umbria aderisce il 73% delle donne invitate, contro una media nazionale del 49,3%. Si tratta di uno dei risultati migliori d’Italia, che colloca la regione al terzo posto nazionale. Anche la capacità di invitare la popolazione è elevata: l’estensione raggiunge il 103,3% della popolazione target, grazie anche al recupero degli inviti non effettuati negli anni precedenti, mentre la media italiana è del 93,6%.
Sopra la media nazionale anche lo screening della cervice uterina. In Umbria aderisce il 52,4% delle donne invitate contro il 46,9% italiano. In questo caso il punto debole è rappresentato dall’estensione degli inviti, pari all’87,1%, inferiore alla media nazionale del 111%, anch’essa influenzata dalle campagne di recupero realizzate in diverse regioni.
Risultati positivi anche per la prevenzione del tumore del colon-retto. L’adesione raggiunge il 40,1% degli invitati rispetto al 32,5% della media nazionale, mentre l’estensione degli inviti arriva al 98,5% contro il 94,3% italiano. Anche se la partecipazione resta la più bassa tra i tre screening, l’Umbria si colloca comunque nelle prime dieci regioni italiane.
Il confronto con il quadro nazionale evidenzia quindi una regione che, dal punto di vista organizzativo, funziona meglio della media italiana. Tuttavia anche in Umbria quasi una donna su quattro non aderisce allo screening mammografico, quasi una su due rinuncia allo screening della cervice uterina e sei persone su dieci non partecipano allo screening del colon-retto. Numeri che mostrano come esista ancora un ampio margine di miglioramento, soprattutto sul fronte della partecipazione dei cittadini.
Le conclusioni che valgono per l’Italia, quindi, riguardano anche l’Umbria. Pur partendo da una posizione decisamente migliore rispetto alla media nazionale, la regione è ancora distante dal traguardo fissato dal Consiglio dell’Unione europea, che prevede una copertura del 90% della popolazione target. Per raggiungerlo non basta mantenere elevata la capacità di invitare i cittadini: occorre soprattutto aumentare l’adesione, rafforzando le campagne informative, coinvolgendo maggiormente i medici di medicina generale e diffondendo la cultura della prevenzione già tra i più giovani, come suggerisce la stessa Fondazione Gimbe.
Il report Gimbe non fornisce una stima del numero di tumori e lesioni precancerose non intercettati dagli screening in ciascuna regione. Tuttavia, applicando all’Umbria il peso della sua popolazione rispetto a quella italiana, si può ricavare una proiezione statistica. Se i circa 50.300 tumori e lesioni sfuggiti ai programmi di screening a livello nazionale fossero distribuiti in proporzione alla popolazione residente, in Umbria si arriverebbe a circa 730 casi l’anno. Si tratta però di una stima che tende a sovradimensionare il fenomeno regionale, perché l’Umbria presenta tassi di adesione agli screening superiori alla media italiana, in particolare per mammella e colon-retto. Tenendo conto di questa migliore performance, una proiezione più realistica porta a stimare che ogni anno possano sfuggire ai programmi organizzati di prevenzione tra 580 e 620 tumori e lesioni precancerose. Si tratta naturalmente di una ricostruzione statistica e non di un dato ufficiale, anche perchè bisognerebbe tenere conto di fattori quali l’età e altre informazioni, ma offre un ordine di grandezza utile a comprendere come, pur essendo tra le regioni più virtuose del Paese, anche l’Umbria abbia ancora ampi margini di miglioramento nel coinvolgere la popolazione negli screening oncologici.
The post Screening tumori, Umbria meglio che altre ma più di 550 lesioni potrebbero non essere state intercettate appeared first on Umbria 24.
Source link


