Scopriamo l’anima dei funghi con Nicolò Oppicelli

Esiste un libro che ci spiega come i funghi ci possono svelare il nostro posto nel Mondo. Lo ha scritto Nicolò Oppicelli, micologo e divulgatore scientifico che – domenica 9 agosto, alle ore 18.00 a Vistrorio, nella Chiesa di San Bartolomeo – sarà in dialogo con Emanuela Celona e Alessandra Corrà per presentare il suo ultimo libro Funghi dell’anima, di Aboca edizioni.
Ospiti del Festival Cinemabiente in Valchiusella scopriremo con l’autore come i funghi ci invitino a rallentare, a chinarsi e ad ascoltare, nel silenzio del sottobosco, il respiro profondo della Terra.
Per prepararci all’incontro, ecco cosa Nicolò Oppicelli ci ha anticipato, in questa breve intervista.
Dove nascono la sua curiosità e lo studio per il Regno dei Funghi, forse il meno conosciuto?
La mia curiosità nasce da bambino, camminando nei boschi e restando affascinato da tutti i colori e le forme della Natura, dai fiori, alle farfalle, agli stranissimi funghi, che a volte c’erano ed altre no. Da lì è cominciato un percorso di osservazione e studio che dura da tutta la vita. I funghi sono rimasti a lungo ai margini del racconto della natura, anche perché vivono soprattutto nascosti: questo perché ciò che chiamiamo fungo, o meglio, l’idea comune che abbiamo del concetto fungo, fa riferimento soltanto al corpo fruttifero temporaneo di un organismo ben più esteso nel suolo, nel legno o in relazione con altri esseri viventi che è il famoso micelio.
Qual è il suo rapporto con il bosco? È una tappa fissa delle sue giornate? E cosa scopre ogni volta che vi si reca?
Il bosco è insieme luogo di riflessione, studio e appartenenza. Non è soltanto uno spazio nel quale cercare qualcosa, ma un sistema vivente da ascoltare, dove ogni uscita restituisce informazioni diverse: la risposta dei funghi alla pioggia e alla temperatura, le relazioni con gli alberi, lo stato del suolo, la presenza di legno morto, gli effetti della siccità, i muschi che cambiano colori, i licheni che silenziosamente osservano. Anche tornando per anni nello stesso luogo, non si entra mai davvero nello stesso bosco. Mi sento profondamente radicato in ogni passo che muovo nel cuore delle nostre foreste, come se io “fossi” letteralmente, un fungo.
E i parchi naturali? Li conosce? Abitualmente quali frequenta oppure ha frequentato?
Le aree protette sono una parte importante della mia attività divulgativa e di osservazione. Frequento soprattutto i territori dell’Appennino ligure, delle Alpi occidentali e dell’Appennino tosco-romagnolo, ma nel mio studio mi capita di transitare attraverso parchi e riserve di molte regioni italiane. Sono luoghi preziosi non perché rappresentino una natura immobile, ma perché permettono di osservare gli ecosistemi con maggiore continuità e di tutelare habitat, specie e processi ecologici che altrove risultano più frammentati.
Nei parchi naturali come ci si deve comportare? Si possono raccogliere i funghi? Sono divieti vigenti solo nei parchi oppure più generali?
La prima regola è informarsi prima di entrare: non esiste un’unica disciplina valida per ogni area protetta, così come per ogni bosco dove ci rechiamo. La raccolta può essere consentita, limitata oppure vietata in base alla normativa regionale, al regolamento del singolo parco e alla sua delimitazione. Permessi, giornate, quantitativi e giornate di raccolta possono quindi cambiare da un territorio all’altro. Anche fuori dai parchi la raccolta non è libera da regole: valgono le leggi regionali, gli eventuali regolamenti locali e le norme poste a tutela della proprietà e degli habitat. In ogni caso occorre ridurre il calpestio, non danneggiare il suolo e la lettiera, non abbandonare rifiuti e non raccogliere esemplari inutilmente; non distruggere i funghi velenosi e, soprattutto, non andare a funghi nelle ore notturne per lasciare tranquilli i veri abitanti del bosco.
Ma i funghi vanno raccolti oppure osservati? Qual è la scelta migliore per loro e per noi stessi?
Prima di tutto vanno osservati e compresi. La raccolta responsabile, quando è consentita e finalizzata al consumo o allo studio, può convivere con il rispetto del bosco; ciò che va evitato è il prelievo indiscriminato, il danneggiamento degli esemplari e soprattutto dell’habitat. La scelta migliore è raccogliere soltanto ciò che si conosce, nella quantità necessaria, lasciando intatti gli altri funghi. Anche le specie non commestibili o velenose hanno pieno valore ecologico e non devono essere per alcun motivo divelte o distrutte.
Quando si parla dei funghi, l’attenzione va soprattutto alla bontà in cucina e alla pericolosità. Ma c’è molto di più, vero?
C’è quasi tutto il funzionamento del bosco: i funghi decompongono la materia organica e restituiscono nutrienti all’ecosistema; molti formano micorrize con le radici delle piante e ne sostengono nutrizione e capacità di affrontare gli stress; altri regolano le comunità e a volte “fungono” da selettori naturali, come parassiti e patogeni; moltissimi entrano nelle reti alimentari. Ridurli a buoni o cattivi significa guardarli soltanto dal punto di vista umano e perdere la loro funzione essenziale negli equilibri naturali.
Funghi e cambiamento climatico: cosa ci raccontano?
I funghi sono testimoni molto sensibili, ma la loro risposta non è uguale per tutte le specie e non può essere ridotta allo slogan «fa più caldo, quindi nascono prima». Le serie storiche europee mostrano cambiamenti nella durata e nel periodo delle fruttificazioni, mentre sulle Alpi sono stati documentati spostamenti verso quote più elevate. Allo stesso tempo, siccità prolungate e temperature estreme possono ridurre o interrompere la produzione dei corpi fruttiferi e indebolire le piante con cui molti funghi vivono in simbiosi, o ancora favorire la comparsa di specie alloctone o invasive. I funghi ci raccontano quindi non soltanto l’aumento delle temperature, ma soprattutto la crescente irregolarità dei cicli dell’acqua e delle stagioni: di fatto, il loro calendario, osservato nel lungo periodo, è una delle scritture più fini con cui il bosco registra il cambiamento.
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