Schettini: “Cari docenti, godetevi il mestiere, non fissatevi sul precariato. Scuola sempre più burocratica, non va bene”

Vincenzo Schettini, insegnante di fisica, è stato ospite della rubrica I protagonisti di Orizzonte Scuola, intervistato da Francesco Brunetto.
Nel corso della conversazione, il docente ha affrontato diversi temi centrali del dibattito scolastico: la fiducia tra insegnanti e alunni, l’utilizzo del telefono in classe, il ruolo dei social nella didattica, il fenomeno del bullismo e le difficoltà del precariato.
Schettini ha condiviso la propria esperienza personale, tracciando un confronto tra il passato e il presente della scuola italiana.
Il rapporto tra docenti e studenti e il ruolo della fiducia
Schettini ha descritto un mutamento significativo nel rapporto tra insegnanti e studenti rispetto al passato. “noi quando eravamo studenti, avevamo un rispetto sacro dell’insegnante, l’insegnante era sacro“, ha ricordato, osservando come questa percezione si sia “persa completamente”.
Il deterioramento della fiducia, secondo il docente, riguarderebbe non solo gli alunni ma anche le famiglie. La causa principale di questo allontanamento sarebbe da ricercare negli stimoli esterni alla scuola. “la rete ha messo su dei tipi di atteggiamenti, te ne commento uno, il fatto che si possa dire tutti, tutto, su tutto“, ha spiegato, riferendosi alla possibilità per chiunque di esprimere opinioni su materie che non conosce approfonditamente.
Sul piano didattico, Schettini ha sottolineato il valore dell’originalità nell’insegnamento, citando due docenti che aveva avuto durante gli studi: una professoressa di matematica dalla “severità assoluta” e una professoressa di italiano che “cambiava facilmente registro nel dire le cose”. Pur con approcci opposti, entrambe risultavano efficaci.
Il digitale in classe e l’uso dei social per la didattica
Sull’utilizzo del telefono cellulare durante le lezioni, Schettini si è espresso con nettezza: “il telefono in classe non serve a niente, punto e basta“. Il docente ha rievocato la sperimentazione delle classi digitali avviata nella sua scuola nel 2016, con l’introduzione di iPad, definendola un “enorme sbaglio”.
Negli ultimi mesi, con il ritorno a modalità più tradizionali, Schettini ha osservato cambiamenti positivi. “Va molto meglio“, ha affermato, raccontando il caso di uno studente particolarmente dipendente dal telefono che, dopo l’intervento della scuola e il contatto con i genitori, ha iniziato ad alzare lo sguardo durante le lezioni e a partecipare più attivamente.
Schettini ha voluto distinguere tra due usi del digitale. Da un lato, il telefono in classe, che giudica dannoso. Dall’altro, la creazione di contenuti online per la didattica, che definisce “meraviglioso” e “stupendo” perché permette a uno studente che non ha compreso un argomento di studiarlo da casa o addirittura da un’altra città. “bisogna dividere i due argomenti“, ha precisato, rispondendo anche a chi sottolinea il paradosso di un insegnante che utilizza i social ma vieta il telefono a scuola.
Schettini ha ricordato di aver sempre lavorato “con lavagna e gesso“, senza fare ricorso a strumenti digitali durante le lezioni.
Il precariato e il messaggio ai colleghi docenti
Schettini ha condiviso la propria esperienza di precariato, durata sette o otto anni. Ha raccontato le difficoltà di quel periodo: il contratto che terminava il 30 giugno, l’estate senza stipendio, la casa con il bagno esterno, l’assenza di una lavatrice.
Nonostante tutto, il docente ha definito quegli anni “belli” e ha descritto l’emozione provata al momento dell’immissione in ruolo, nel settembre 2013.
Il messaggio rivolto ai colleghi è stato un invito a non lasciarsi sopraffare dalla burocrazia e dalle difficoltà contrattuali. “non state a fissarvi con questa cosa, per favore, godetevi di questo mestiere“, ha esortato, riconoscendo tuttavia che la scuola è diventata “sempre più burocratica” e che il precariato rappresenta un problema che si trascina da decenni.
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