sabato assemblea e catena umana intorno al palazzo
Corde tra le mani, bandiere al vento e una promessa: non arretrare. Sabato 10 gennaio, dalle ore 14, l’ex palazzo Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme diventerà il teatro di una protesta che punta dritto al cuore della città.
Gli attivisti di Spin Time hanno annunciato una catena umana a difesa dello stabile, un gesto simbolico ma concreto per opporsi al rischio di uno sgombero che, nelle ultime settimane, appare sempre meno remoto.
L’allarme è scattato sullo sfondo di un clima nazionale che si è fatto improvvisamente più teso.
Le dichiarazioni legate al caso Askatasuna, a Torino, hanno riacceso i riflettori sulle occupazioni storiche e, secondo ambienti vicini alla Prefettura, il Governo starebbe guardando a due luoghi-simbolo della Capitale: Spin Time e il palazzo di CasaPound.
Due realtà diverse, ma accomunate dall’essere finite al centro di una strategia che punta a “fare ordine”.
Per chi vive e anima Spin Time, però, il nodo non è giuridico ma umano. «La legalità, se separata dalla giustizia sociale, diventa un’arma», spiegano gli attivisti. Dentro quelle mura, un tempo abbandonate, oggi vivono oltre 400 persone, 140 famiglie, decine di bambini.
Negli anni lo stabile si è trasformato in un laboratorio di convivenza: sportelli sanitari, corsi di formazione, attività culturali, reti di solidarietà. E un dato rivendicato con orgoglio: zero dispersione scolastica tra i minori residenti.
A rafforzare il fronte della protesta è arrivato anche il mondo della cultura. L’appello contro lo sgombero ha raccolto firme pesanti: Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Fabrizio Gifuni, Sabina Guzzanti, insieme a oltre 170 realtà associative e sindacali. Un coro trasversale che chiede di fermarsi prima di produrre un nuovo vuoto sociale.
Quella di sabato non sarà una semplice manifestazione. Gli organizzatori parlano apertamente dell’inizio di un presidio permanente.
La critica è rivolta alla proprietà dell’immobile, accusata di aver lasciato il palazzo in stato di abbandono per decenni, e alle politiche che — sostengono — favoriscono la speculazione a scapito delle fasce più fragili.
«Uno sgombero non risolve nulla, sposta solo il problema», avvertono. E promettono che quella catena umana sarà molto più di un gesto simbolico: sarà una linea tracciata sull’asfalto, oltre la quale Spin Time non intende arretrare.
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