Ristorazione, stipendi medi a 1.700 euro al mese secondo l’Osservatorio Restworld
La retribuzione media nella ristorazione italiana resta ferma a 1.700 euro netti al mese nel 2026, secondo il Bollettino dell’Osservatorio Restworld sulla Ristorazione, diffuso a luglio e costruito su 6.108 offerte di lavoro pubblicate fino a giugno, per misurare salari, ruoli richiesti e condizioni contrattuali nel settore Ho.Re.Ca. in Italia.
Ristorazione, la media resta a 1.700 euro netti al mese
Il dato centrale, nel quadro tracciato da Restworld, piattaforma e agenzia per il lavoro specializzata nella ristorazione, è che il settore conferma una soglia media di 1.700 euro netti equivalenti mensili. Non una cifra uniforme, però: il 40% delle offerte full time supera i 30.000 euro di Ral, mentre il 98% delle posizioni propone compensi superiori ai 1.300 euro netti equivalenti al mese.
La fotografia, spiegano gli analisti dell’Osservatorio, mostra un mercato che continua a cercare personale ma che prova anche a rendere più leggibili le condizioni economiche. La paga, in altre parole, non è più un elemento lasciato sullo sfondo dell’annuncio. Entra nella trattativa subito, spesso già nella prima riga dell’offerta.
Nel settore pesano ancora stagionalità, turni serali e carenza di profili qualificati. Eppure il quadro che emerge dalle offerte pubblicate fino a giugno 2026 indica una maggiore attenzione alla stabilità e ai servizi collegati al lavoro, dai pasti all’alloggio, soprattutto nelle località turistiche.
Trentino-Alto Adige in testa, Campania in coda
Sul piano territoriale, la regione con la media più alta è il Trentino-Alto Adige, dove le offerte analizzate arrivano a 1.950 euro netti equivalenti mensili. Seguono Sardegna e Veneto, due aree in cui turismo, stagionalità e domanda di personale qualificato continuano a incidere sui livelli retributivi, in particolare nei mesi di maggiore afflusso.
All’estremo opposto della graduatoria si colloca la Campania, con una media di 1.500 euro netti al mese. Il divario tra territori esiste, ma secondo Restworld non basta da solo a spiegare le differenze più marcate: a pesare, prima di tutto, sono mansione, autonomia operativa e responsabilità all’interno del locale.
È un passaggio non secondario. Nel Nord e nelle aree turistiche le retribuzioni salgono, certo, ma un profilo con esperienza può superare la media nazionale anche in contesti meno forti sul piano salariale. “Le competenze fanno la differenza”, è il senso della lettura proposta dagli analisti.
Responsabili di cucina e sous chef i profili più pagati
In cima alla classifica delle professioni meglio retribuite ci sono i responsabili di cucina, con una media di 2.423 euro netti equivalenti al mese, pari a una Ral stimata di circa 40.600 euro. Subito dietro compaiono i sous chef, a 2.250 euro netti, con una Ral indicativa di 37.700 euro.
Seguono i cuochi capo partita, che arrivano a 1.998 euro netti mensili, i responsabili di sala con 1.978 euro e i cuochi unici, poco sotto, a 1.975 euro. Sono ruoli diversi, ma accomunati da un elemento: richiedono capacità tecniche, gestione dei tempi e, spesso, coordinamento di altre persone.
Anche alcune figure specializzate mantengono livelli superiori alla media del settore. Chef de rang, pizzaioli e bartender superano stabilmente i 1.700 euro netti equivalenti mensili, segno che la domanda resta sostenuta per chi possiede competenze riconoscibili e spendibili subito sul servizio.
Nella parte bassa della graduatoria si trovano invece i banconisti bar, con una media di 1.467 euro netti equivalenti al mese, gli addetti cucina a 1.484 euro, gli aiuto cuochi a 1.552 euro e i camerieri a 1.572 euro. Tra il ruolo più pagato e quello d’ingresso, il divario supera dunque i 950 euro al mese.
Turno spezzato in calo, crescono benefit e stabilizzazione
Un altro dato riguarda l’organizzazione del lavoro: solo il 23% delle offerte prevede ancora il turno spezzato, una formula che per anni ha segnato la vita quotidiana di cuochi, camerieri e personale di sala. Chi lo accetta, però, continua a ricevere retribuzioni mediamente più alte rispetto a chi lavora su turni più compatti.
Sul fronte contrattuale, il 68% delle aziende propone un contratto a termine con prospettiva di stabilizzazione. Una formula prudente, spesso legata alla stagionalità o alla prova sul campo, ma che indica anche la volontà di trattenere personale in un settore dove il ricambio resta elevato.
Crescono, infine, i benefit aziendali: alloggio, pasti, accesso alla palestra e forme di assistenza sanitaria compaiono con maggiore frequenza nelle offerte. Non sostituiscono la paga, ma incidono sulla scelta del lavoratore, soprattutto quando il posto richiede trasferimenti, orari serali o permanenza in località turistiche per diversi mesi.
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