La Gen Z si confessa all’IA: da Torino arriva Naya, il chatbot che affianca gli psicologi online

I chatbot di intelligenza artificiale sono diventati i diari interattivi della Generazione Z. Secondo un’indagine di Ipsos, il 48 per cento degli under 26 si rivolge all’IA conversazionale in cerca di supporto emotivo e uno su tre la ritiene un vero e proprio «terapeuta». La domanda è alle stelle, la start up torinese Bmind risponde e lancia la versione beta di Naya, il suo chatbot IA di benessere emotivo, per distinguersi dai competitor di psicologia online. Con una premessa fondamentale: «Non sostituisce il terapeuta né la terapia, ma fornisce un primo accesso al mondo della salute mentale e un ponte verso percorsi con professionisti qualificati, che oggi manca», spiega Simone Carpignano, ceo di Bmind, psicologo e consigliere dell’Ordine degli psicologi del Piemonte. Nel 2023 ha fondato l’azienda insieme a Roberto Battistoni, all’interno dell’incubatore 2I3T dell’Università di Torino.
Sviluppata in collaborazione con il Politecnico, Naya si configura come un confidente virtuale a portata di click. Ascolta, elabora, non dimentica – grazie a una memoria longitudinale – e supporta l’utente attraverso cinque diverse “personalità” adattative, costruite a partire dai principali modelli della letteratura scientifica: coach riflessivo, mentore empatico, amico premuroso, coach motivazionale e problem solver razionale. Il punto chiave, secondo Carpignano, è il perimetro in cui Naya è stata sviluppata: nasce grazie alla co-progettazione tra un team di ingegneri e uno di psicologi e psicoterapeuti, che testano e affinano continuamente tutti i layer di sicurezza: «Il tema è delicato e la tutela dell’utente resta la priorità, in una cornice che vogliamo sia sempre verificabile da un professionista».
Il terreno, infatti, resta scivoloso e in evoluzione. La legge italiana sull’IA stabilisce che sia sempre il professionista, e mai un sistema automatizzato, a restituire la prestazione clinica al paziente: un principio che Bmind dice di sostenere pienamente. Intanto, il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi è al lavoro per aggiornare il codice deontologico alle sfide degli algoritmi e a settembre sono attese le nuove linee guida. «Le seguiremo da vicino, in dialogo con l’Ordine», dice Carpignano.
Secondo il primo sondaggio sull’uso dell’IA condotto dal Cnop, i chatbot sono già entrati nella relazione terapeutica: oltre la metà dei professionisti rivela che i propri pazienti li impiegano come assistenti per problemi emotivi, relazionali o per informazioni diagnostiche. Ed emerge la preoccupazione per i rischi di umanizzare la macchina, di cedere dati sensibili, e di sviluppare forme di dipendenza.
Al contrario di chatbot generalisti come ChatGpt, l’architettura di Naya non è pensata per agganciare l’utente e massimizzare il tempo di utilizzo, ma per proteggere le fasce più fragili attraverso più livelli di controllo automatico e monitoraggio umano. «Se nella conversazione il sistema rileva pattern di dipendenza, o segnali di pericolo come racconti di violenza verso altri o sé stessi, la chat si ferma e non consente di andare avanti», spiega Carpignano. Il sistema, inoltre, è progettato per indirizzare l’utente verso uno psicologo o servizi di emergenza quando necessario. Nell’era del capitalismo dei dati anche la tutela della privacy richiede le massime accortezze, in linea con il Gdpr. I contenuti delle chat memorizzati da Naya sono salvati in locale, mentre i dati gestiti da Bmind sono resi anonimi e conservati in server europei.
Nei prossimi mesi Naya è pronta a uscire dalla fase beta per entrare nelle università e nelle istituzioni, con cui la start up torinese è in contatto: «Gli sportelli esistono, ma il numero di psicologi disponibili non è mai sufficiente a coprire la domanda e gli studenti universitari sono tra i soggetti più esposti al disagio psicologico», spiega il ceo dell’azienda. La start up punta a mettere Naya anche al servizio degli psicologi, come strumento di supporto nel lavoro. Intanto, il chatbot IA ha catturato interesse anche oltreoceano: Bmind è sbarcata a San Francisco, selezionata da Innovit, l’hub di innovazione italiano lanciato dal ministero degli Esteri nella Silicon Valley.
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