Trentino Alto Adige/Suedtirol

Rischio sismico e tutela del territorio montano: l’analisi in Friuli – CRONACA



«Gli insegnamenti del terremoto per difendere meglio le terre alte», questo il titolo dell’incontro della Dolomiti Mountain School di venerdì 19 giugno scorso, tenutosi nel palazzo comunale di Venzone (Udine).

Un evento dedicato alla riflessione sulle conseguenze dei grandi eventi sismici e sulle strategie di tutela per il territorio montano.

Al centro della giornata, il bilancio dell’esperienza friulana dopo il sisma del 1976, analizzata non solo come memoria storica ma come modello di gestione della sicurezza.

L’incontro ha approfondito le peculiarità del “modello Friuli” sotto il profilo urbanistico e sociale.




Diego Carpenedo, già membro del gruppo multidisciplinare centrale per la ricostruzione, ha evidenziato che la scelta di non abbandonare i siti originari abbia fatto scuola: «Il prestigio internazionale della nostra ricostruzione è legato alle innovazioni introdotte nel modo di affrontare una calamità. Prima di noi, i paesi venivano solitamente abbandonati per costruire altrove. Noi abbiamo scelto di mettere in sicurezza l’impianto esistente e confermarlo. In un Paese come l’Italia, che possiede metà dei siti Unesco mondiali, questa dovrebbe essere la prassi».

Un’analisi condivisa dall’architetto Pierluigi Grandinetti, docente all’Università Iuav di Venezia, che ha però rilevato alcune criticità gestionali: «La ricostruzione ha avuto elementi innovativi straordinari grazie a una cultura urbanistica che ha permesso di recuperare i borghi attraverso i piani particolareggiati.

Tuttavia, il limite più grave è stato l’assenza di una politica sovracomunale: la presenza di tre ospedali in un territorio molto piccolo tra Gemona, Tolmezzo e San Daniele è l’esempio di questa mancanza di coordinamento».

Marcello Riuscetti, già docente di sismologia applicata all’Università di Udine, ha posto l’accento sul tema dell’equità territoriale: «La questione principale è quella dell’ineguaglianza del rischio nella nostra regione.

Trovo profondamente ingiusto che i friulani delle zone periferiche rispetto al terremoto del ’76, pur avendo contribuito alla ricostruzione, continuino a patire un rischio alto come allora.

Sarebbe giusto che in tutta la regione ogni singolo cittadino avesse la medesima possibilità di non trovarsi in pericolo sotto le macerie».

Sulla possibilità di una convivenza sicura con i fenomeni naturali è intervenuto Giuseppe Muscio, responsabile scientifico del Geoparco delle Alpi Carniche, che ha richiamato l’importanza della consapevolezza scientifica. «Nel territorio friulano è possibile vivere serenamente accanto alla sismicità. Le nostre conoscenze sono ormai consolidate e sappiamo come operare affinché la sismicità diventi un problema gestibile in sicurezza. Anche se non è possibile prevedere con certezza il momento esatto di un terremoto, la prevenzione è lo strumento fondamentale per convivere con questi fenomeni».

La X edizione della Dolomiti Mountain School, dopo la pausa estiva, riprenderà venerdì 11 e sabato 12 settembre a Forni di Sopra, Ciasa dai Fornés, per un incontro dedicato al bilancio di dieci anni di attività e alle nuove sfide per la montagna.

Il ciclo si concluderà ufficialmente venerdì 16 ottobre a Claut con l’appuntamento «Anche nel cibo la montagna insegna qualcosa».

La Dolomiti Mountain School è nata nel 2017 come Summer School Dolomiti Unesco con lo scopo, rimasto immutato dopo il cambio di denominazione, di riflettere sulla cultura del paesaggio e sugli strumenti per la sua gestione.

Il percorso si propone di formare e aggiornare prima di tutto coloro che nella pubblica amministrazione e nel settore privato operano direttamente nel paesaggio e con il paesaggio, al fine di approfondirne i cambiamenti, non solo alla luce della crisi climatica, ma anche di tutti quei cambiamenti che lo sviluppo, l’abbandono, lo sfruttamento o la tutela del paesaggio hanno comportato negli anni.




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