ripartenza dalla Calabria e protagonisti in azione
Eccolo di nuovo. Concluso a Sofia il trittico bulgaro con il bis allo sprint del francese Paul Magnier, e con l’uruguaiano Guillermo Silva che conserva la maglia rosa, dopo un giorno di riposo il Giro d’Italia riparte questo martedì 12 maggio dalla Calabria con la quarta tappa Catanzaro-Cosenza di 138 chilometri, una frazione breve con una salita (Cozzo Turno, 14 km al 5,9%) a metà del percorso non molto impegnativa. Salvo imprevisti Silva, dovrebbe quindi riuscire facilmente a difendere il primato. Vedremo. Ma che cosa è emerso da questo “antipasto” bulgaro? C’è già qualche prima indicazione sui protagonisti e sulle forze in campo? Ecco un primo bilancio.
Ciao ciao Bulgaria (6,5). Insomma, una sufficienza risicata. Bello il finale a Sofia, finalmente davanti a una degna cornice di pubblico, però al di là delle iperboli propagandiste degli organizzatori, queste partenze da Paesi che c’entrano come cavoli a merenda con il ciclismo, lasciano sempre il tempo che trovano. Vero che il lato economico è importante, e che 10 milioni non sono cioccolatini, comunque restano sempre molti disagi per i trasferimenti e una certa malinconia di fondo per una cornice innaturale. Sulle cadute e sugli incidenti, poco da dire. Con la pioggia, soprattutto nelle prime tappe, e con l’adrenalina a mille, poteva succedere anche in Italia. Servono prudenza e molta concentrazione, anche lontano dagli arrivi.
Silva, la prima volta di un uruguagio (8). Ogni Giro ha sempre qualche sorpresa, anche quelli più noiosi e prevedibili. Questa volta dal cilindro della corsa è uscito Guillermo Thomas Silva, 25enne delle Xds-Astana, primo corridore uruguaiano nella storia del Giro e anche primo atleta di questo paese a conquistare la maglia rosa. Ormai Silva, anche se perdesse subito il primato, è un piccolo grande eroe della sua terra. Perfino il presidente Yamandu Orsi è intervenuto sui social parlando di «giornata storica per lo sport nazionale». Anche la famiglia di Guillermo, a partire dal padre Alvaro, è in arrivo sulle strade del Giro. Un fatto clamoroso per l’Uruguay, Paese notoriamente calcistico.
Jonas Vingegaard, il favorito 7.5. Di solito i colonnelli nelle prime tappe, a meno che ci sia uno cronometro, se ne stanno lontano dai riflettori ben nascosti nella pancia del gruppo. Il colonnello Jonas invece ha preferito battere subito un colpo per far vedere chi comanda e capire se c’è qualcuno che lo può disturbare nel suo obiettivo, che è quello ben noto di vincere il Giro per conquistare il Triplete (Tour, Giro, Vuelta). E lo ha fatto nella seconda tappa, nell’unico rilievo che assomiglia a una salita, quella che porta a Monastero di Lyaskovetz, prima del finale a Veliko Tornovo, l’antica capitale bulgara. Qui Vingegaard ha fatto esplodere un bel petardo per selezionare la concorrenza. Una bella sgommata che ha fatto subito il vuoto portandosi dietro solo due aspiranti combattenti: il nostro Giulio Pellizzari e il belga Van Eetvel. Un vero attacco che però, per scarsa convinzione, si è spento poco prima del traguardo. Ma è stato solo un primo assaggio: già al Blockhaus, venerdì prossimo, si potrà vedere se il danese vuole emulare Pogacar o continuerà ad abbaiare senza mordere.
Pellizzari, l’ultima sentinella azzurra 7.5. Finalmente possiamo parlare di un corridore italiano senza dover dire che fa il gregario di lusso o che lotta per un buon piazzamento. Giulio Pellizzari, 22 anni, detto anche il Duca di Camerino per le sue radici marchigiane, è l’unico vero colpo in canna del ciclismo italiano, senza offesa per Pippo Ganna, bravissimo a cronometro ma non così eclettico da puntare anche al podio. Ecco, con Giulio, bel ragazzo con l’occhio malandrino, qualche speranza c’è. Oltre ad essere infatti un corridore completo è anche un tipo che non ha paura di rispondere a un pezzo da novanta come Vingegaard. Al suo attacco, nella salita verso il Monastero, non ci ha pensato due volte mettendosi subito in scia al campione danese. Un bel gesto, d’orgoglio e giusta spavalderia, che ci dà speranza. Nel finale pure Giulio ha tirato i remi in barca, accontentandosi d’aver risposto al Grande Favorito. Un Pantani o un Nibali, non avrebbero avuto problemi a dare un altro colpo di gas per tentare il colpaccio. C’è sempre tempo, ma in queste cose è meglio portarsi subito avanti.
Source link



