Umbria

Ricerca e innovazione, in Umbria fondi troppo frammentati e contributi sotto la media

In Umbria le politiche pubbliche a supporto della ricerca e dell’innovazione poggiano su un’architettura istituzionale ben definita ma si traducono in interventi con una forte parcellizzazione delle risorse, destinati prevalentemente a una platea di imprese già solide e mature. È quanto emerge dall’analisi della filiale di Perugia della Banca d’Italia contenuta nell’ultimo rapporto sull’economia regionale. Nel dossier si evidenzia che «le politiche pubbliche per ricerca e innovazione rivestono un ruolo centrale nel sostenere la competitività, stimolare la crescita economica e ridurre i divari territoriali».

Il quadro In questo contesto, il quadro normativo dell’Umbria fa riferimento alla legge regionale 25 del 2008, con la quale l’amministrazione ha fissato «i principi generali, gli strumenti di governance e programmazione, nonché gli interventi per lo sviluppo, l’innovazione e la competitività del sistema produttivo regionale». L’attuazione operativa fa capo a Sviluppumbria, attorno alla quale orbita una rete composta da tre cluster tecnologici focalizzati su biomedico, nautica ed aerospazio, due incubatori d’azienda e il Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria. Nell’ambito della programmazione europea 2021-2027 relativa alla Strategia di specializzazione intelligente, la Regione ha definito sei settori tecnologici prioritari: agroalimentare, energia e ambiente, chimica verde e biotecnologie, fabbrica intelligente, creatività e made in Italy, salute.

I dati Sul piano finanziario, i dati del database OpenCUP indicano che nel periodo compreso tra il 2018 e il 2025 gli stanziamenti degli enti territoriali umbri per ricerca, sviluppo e innovazione sono ammontati complessivamente a 93 milioni di euro, distribuiti su 968 progetti. La cifra rappresenta lo 0,9 per cento delle risorse complessivamente mobilitate a livello nazionale per le medesime finalità. Il settore privato ha assorbito la parte prevalente del sostegno: quasi l’80 per cento degli interventi ha riguardato direttamente il sistema produttivo, impegnando circa il 66 per cento dei finanziamenti totali.

Progetti piccoli Dall’esame degli importi emerge una netta prevalenza di misure di piccola entità. Quasi il 70 per cento dei progetti ha infatti ottenuto un finanziamento inferiore a 50 mila euro, mentre il valore medio delle risorse assegnate per singolo progetto si è attestato a 80 mila euro, un livello pari a poco più della metà della media stimata per l’intero territorio nazionale.

I beneficiari Isolando i soli contributi a fondo perduto erogati a titolo di aiuti di Stato, i soggetti beneficiari sono stati 559 per uno stanziamento totale di 36 milioni di euro nel periodo 2018-2025. La caratteristica dei piccoli tagli si conferma anche in questo ambito: il 18 per cento delle somme erogate è risultato infatti al di sotto della soglia dei 50 mila euro, con un contributo medio per impresa di 64 mila euro, a fronte di un dato medio italiano di 102 mila euro.

I settori Sotto il profilo settoriale, le elaborazioni condotte sui dati Cerved e Unioncamere mostrano che i contributi pubblici si sono concentrati nel comparto manifatturiero e nei servizi professionali, settori che hanno ottenuto un volume di aiuti proporzionalmente superiore alla loro incidenza sul valore aggiunto regionale. Le aziende assegnatarie delle agevolazioni presentano un profilo specifico: a parità di settore e di anno di osservazione, registrano un’età media più alta, indici di performance economica migliori rispetto alla media delle altre imprese regionali e una più elevata attitudine alla brevettazione. Quel che è certo è che ricerca e sviluppo sono fattori strategici sui quali l’Umbria arranca; chissà che qualche novità nell’impostazione non arrivi da «Umbria 2030», il nuovo patto sulla concertazione proposto dalla Regione tutto il mondo economico-sociale umbro.

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