Piemonte

Restituito all’Archivio di Stato di Torino il documento del Cln sulla strage nazista di Santhià

SANTHIÀ – Restituito all’Archivio di Stato di Torino un documento di grande valore storico, che torna alla comunità e potrà essere nuovamente consultato e studiato.

Le cerimonia di restituzione a Torino

In una cerimonia svolta oggi nella sede dell’Archivio, il Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale (Tpc) di Torino ha consegnato il prezioso fascicolo d’indagine redatto dal Comitato di Liberazione Nazionale (Cln) sulla strage compiuta dalle truppe tedesche a Santhià (VC) nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945. L’evento ha visto la presenza del direttore dell’Archivio di Stato Stefano Benedetti, del rappresentante della Soprintendenza archivistica e bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta Giuseppe Banfo, della sindaca del Comune vercellese Angela Ariotti e al Maggiore Angeletti del Tpc.

Il dossier era finito su un sito di compravendita

L’inestimabile dossier era finito incautamente sul mercato privato. A notarlo, dalle immagini pubblicate online per valorizzare il materiale su un sito di compravendita di oggetti di militari nella provincia di Parma, sono stati i funzionari della Soprintendenza, i quali hanno immediatamente allertato i militari. Le indagini della Procura di Parma hanno portato al sequestro del bene, evitando che andasse disperso tra collezionisti.

I successivi accertamenti hanno ricostruito come il documento provenisse dallo sgombero di un’abitazione privata avvenuto nei primi anni duemila, per poi transitare attraverso svariati mercatini d’antiquariato.

Cosa contiene il documento?

Il fascicolo comprende circa 70 pagine dattiloscritte redatte precisamente nei primi giorni di maggio del 1945 da una “Commissione per i Crimini di Guerra”, formata da tre ufficiali americani e due italiani. Il testo raccoglie le testimonianze dirette dei sopravvissuti alla razzia operata da oltre ottanta soldati tedeschi che, dopo aver occupato l’ospedale locale, per un giorno e una notte saccheggiarono case e negozi assassinando brutalmente chiunque tentasse di opporsi.

Ci furono almeno 50 vittime, tra partigiani nascosti nelle campagne e civili sorpresi nel sonno nelle proprie case.

Nonostante le inchieste dell’epoca condotte dalla Procura Generale Militare, l’indagine si concluse nel gennaio del 1946 con un’archiviazione a causa dell’impossibilità di identificare i singoli responsabili. Oggi, a ottant’anni da quei tragici eventi, il documento ritrova la sua collocazione originaria all’interno di un fondo dedicato dell’Archivio di Stato.

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