Nuovo stadio Ferraris, Salis: “Rimarrà pubblico”. Ma il Comune rischia di dover pagare i lavori

Genova. Il Comune di Genova dovrà pagare i lavori eseguiti sullo stadio Ferraris in caso di decadenza della concessione ai privati, qualora la risoluzione del contratto dovesse avvenire per loro inadempimento. È una delle novità che emergono dallo schema di convenzione analizzato oggi dalla commissione consiliare convocata d’urgenza a Tursi per approvare la delibera con cui il Comune costituisce il diritto di superficie per 90 anni a favore di chi si aggiudicherà la gara per la riqualificazione e gestione dell’impianto. Martedì prossimo il voto definitivo in Consiglio.
“Lo stadio resterà un bene pubblico – ha rimarcato in aula la sindaca Silvia Salis, presente in quanto titolare della delega allo Sport -. È fondamentale sottolineare quale sia l’impostazione di questa amministrazione e non di quella che ci ha preceduto. Tutte queste discussioni non ci sarebbero state vendendolo, anzi, regalandolo ai privati. Nessuno avrebbe potuto mettere bocca su quello che sarebbe successo”. La sindaca ha ricordato che il piano della giunta Bucci-Piciocchi avrebbe fatto perdere al Comune 2,5 milioni oltre che la proprietà del Ferraris.
“Mantenere pubblico il Ferraris significa anche assumersi la responsabilità di rigenerarlo e tutelare la città, il quartiere, i tifosi e tutte le associazioni – ha proseguito Salis -. Tra tutti i benefici ne vorrei sottolineare uno: il Comune avrà a disposizione gratuitamente lo stadio Ferraris per almeno venti giorni all’anno per eventi, e abbiamo tutti negli occhi il successo delle tre serate di Olly di questa estate. Attrarre capitali privati fissando delle regole: questa è l’operazione che stiamo facendo. E credo che il diritto di superficie sia lo strumento principale col quale lo possiamo fare”.
I dettagli dell’operazione Ferraris: durata, canone e tempistiche
La proposta di Genova Stadium, società paritaria tra Genoa e Sampdoria, prevede la cessione del diritto di superficie per 90 anni (non più 99) dello stadio Ferraris, di Villa Piantelli e delle aree di pertinenza a titolo gratuito per i primi cinquanta, mentre dal 51esimo verrebbe corrisposto un canone annuo in progressivo aumento a partire da 1,29 milioni. In cambio il concessionario si impegna a investire circa 108 milioni per il restyling e la messa a norma dell’impianto. Il Comune non avrà oneri diretti, ma la gratuità per mezzo secolo è stata quantificata in 13,5 milioni di euro su un valore complessivo del diritto di superficie fissato in 17,7 milioni in base della perizia del Rina che ha rivisto al rialzo la cifra stimata dalle società.
Condizioni di partenza che potranno cambiare con eventuali proposte migliorative in fase di gara. Come ha ricordato il segretario generale Pasquale Criscuolo, che ha risposto a molte domande tecniche dei consiglieri parlando al posto della giunta, il Comune conta di bandirla entro fine novembre. “Vogliamo una gara pubblica per trasparenza, anche questo non è scontato perché la legge stadi consentirebbe di procedere con un affidamento diretto”, ha sottolineato Salis. Dopodiché ci saranno 60 giorni di tempo per inviare offerte (il doppio rispetto al minimo previsto per le gare europee) e l’aggiudicazione ai primi di marzo. Il termine perentorio per mantenere la candidatura a ospitare Euro 2032 è il 31 marzo: entro quella data dovranno iniziare i lavori che andranno conclusi entro quattro anni esatti, cioè nel 2031, con un anno di anticipo sull’avvio della competizione.
Le garanzie e i rischi per i privati e il Comune
“Chi realizzerà i lavori – ha spiegato ancora la sindaca – dovrà assumersi tutta una serie di oneri e obblighi, di gestione e manutenzione, che faranno parte di tutto il pacchetto di responsabilità che si prenderanno prima, durante e dopo i lavori. Mancando queste condizioni, ovviamente il bene poi ritornerà in proprietà pubblica e anche in gestione pubblica. Questa è un’ulteriore garanzia per la città: se chi ha il diritto di superficie non farà quello che gli è stato chiesto, fine del rapporto con la città e col Comune di Genova”.
Cosa succede, infatti, se si fermano o ritardano i lavori? Chi vincerà la gara dovrà versare una cauzione pari al 10% dell’importo totale dell’investimento complessivo (percentuale che aumenta in proporzione agli eventuali ribassi) che verrà svincolata man mano che avanzeranno i cantieri. Non solo: per ogni giorno di ritardo il concessionario dovrà pagare una penale dello 0,5 per mille dell’importo totale dei lavori, al netto dell’Iva, salvo cause di forza maggiore.
Tra le motivazioni che farebbero scattare la clausola risolutiva messa nero su bianco nello schema di convenzione c’è il superamento della soglia del 10% di queste penali, ma anche il mancato rispetto delle tempistiche in fase di progettazione e finanziamento bancario, la violazione dell’accordo per lasciare lo stadio a disposizione del Comune per concerti ed eventi (da un minimo di 20 a un massimo di 25 giorni all’anno), ritardi nella corresponsione del canone o della cauzione nel periodo free rent.
A quel punto, però, il concedente (cioè il Comune di Genova) “deve pagare al concessionario il valore dell’opera realizzata conformemente alla documentazione progettuale approvata, come risultante dal certificato di collaudo con esito positivo” oppure i costi dei lavori “effettivamente sostenuti dal concessionario” in caso di collaudo non ancora superato.
Soldi che Tursi verserebbe di fatto alle banche, visto che di seguito si specifica: “Le somme dovute sono destinate prioritariamente, salvo i privilegi di legge, al soddisfacimento dei crediti dei finanziatori del concessionario e sono indisponibili da parte di quest’ultimo fino al completo soddisfacimento dei detti crediti”. E questo sebbene la convenzione stabilisca, in deroga al codice civile, che alla cessione del diritto di superficie (a qualunque titolo) il concessionario debba riconsegnare i beni dopo aver provveduto a cancellare o estinguere a proprie spese tutte le eventuali ipoteche. Inoltre sarà proprio il Comune ad assumersi il rischio di un eventuale aumento del tasso di interesse tra la presentazione dell’offerta e la sottoscrizione del contratto coi finanziatori.
L’accusa del centrodestra: “Una svendita vergognosa”
Tutti punti fortemente contestati dall’opposizione di centrodestra. “Questa è una vergognosa svendita – accusa Pietro Piciocchi, ex vicesindaco e capogruppo di Vince Genova -. In questo modo il Comune offre indirettamente garanzie a terzi assumendosi il rischio dell’inadempimento del concessionario: questo è un profilo delicatissimo di tutta l’operazione e ricordo che è vietato dal Tuel”. E ancora: “Il Pef è assolutamente inverosimile: si prevedono utili per 400mila euro nel 2026-2027 e oltre 2 milioni nel 2027-2028. Date queste marginalità non c’è nessuna proporzionalità con la gratuità della concessione per cinquant’anni”. “Lo stadio tornerà al Comune se terminerà la concessione, ma tutto cade se c’è un meccanismo di garanzia alle banche per cui è il Comune a coprire l’ipoteca in caso di fallimento”, rimarca Ilaria Cavo, capogruppo di Orgoglio Genova-Noi Moderati.
Tra gli aspetti più criticati del progetto di partenza, quello firmato dall’architetto Hembert Peñaranda, c’è la riduzione della capienza a 31.603 spettatori, circa 1.600 in meno rispetto al dato attuale. In realtà la cifra vale solo sulla carta, visto che – come aveva spiegato il direttore generale del Genoa, Flavio Ricciardella – già oggi circa mille posti non vengono messi in vendita per problemi di visibilità. Il sacrificio totale ammonta quindi a 600 posti, inevitabile per allineare lo stadio alle normative Uefa, come hanno ribadito anche i tecnici del Comune.
All’ordine del giorno anche i timori per l’insediamento di nuove attività commerciali, anche se l’amministrazione esclude categoricamente supermercati e attività slegate da sport e somministrazione di cibo e bevande. “Le tutele commerciali tanto sbandierate dalla giunta Salis come un proprio successo non sono altro che le norme a tutela del territorio già previste dal Puc vigente – osserva Paola Bordilli, capogruppo della Lega ed ex assessora al Commercio -. Non è stata introdotta alcuna nuova tutela da questa amministrazione e, anzi, annunciamo che saremo noi a proporre documenti per inserirne di ulteriori”.
Commissione last minute, opposizione sulle barricate
Lunghe polemiche in avvio di commissione per la convocazione last minute arrivata con meno di 24 ore di preavviso senza la possibilità di svolgere audizioni. L’opposizione, parlando di “vero e proprio blitz” e “farsa istituzionale”, ha chiesto quale fosse la ragione di tale urgenza, peraltro senza aver mai convocato la commissione sullo stadio chiesta a fine agosto da Fratelli d’Italia.
A rispondere è stato il segretario Criscuolo: “Nei giorni scorsi è pervenuta una nota dalla Figc cui cui si chiede al Comune di inviare entro il 21 settembre l’ulteriore documentazione necessaria per la candidatura, e martedì 15 settembre è l’ultima data utile per discutere questa pratica in Consiglio”.




