Questa serie spagnola su Netflix trasforma un piccolo paese in un incubo horror lovecraftiano
I culti hanno sempre esercitato un fascino morboso nella cultura popolare. L’idea di essere completamente consumati psicologicamente da una persona o da un’ideologia è terrificante, eppure in qualche modo ci sentiamo immuni. Feria: La Luce più oscura è la serie Netflix che porta in vita un culto di provincia, attingendo a tutta l’ambiguità e il mistero associati a un gruppo religioso fanatico e sotterraneo. Con otto episodi densi di tensione che fondono horror cultista e cosmico, rappresenta il binge perfetto per un weekend dedicato a chi ama pellicole come The Empty Man o documentari come Wild, Wild Country. Per chi, insomma, apprezza quel brivido silenzioso nell’aria e la paranoia da piccola città.
La serie si apre con l’immagine ambigua di un uomo incatenato all’interno di una miniera, prima di essere inghiottito da un inferno sinistro. Con il suo destino macabro ancora impresso nella mente, lo show fa un salto temporale di vent’anni, quando incontriamo due sorelle, Eva e Sofia, insieme ai loro genitori. Le ragazze lasciano casa per un festival di paese vicino a un bacino idrico, dove la più giovane, Sofia, vede una strana presenza oscura nell’acqua mentre nuota. Tuttavia, quella presenza misteriosa viene presto dimenticata quando le due sorelle si svegliano a casa il giorno successivo. La Guardia Civil è nella loro abitazione, mettendola a soqquadro e spaventando le due ragazze che non hanno idea di cosa stia accadendo e non riescono a trovare i genitori.
Si scopre che 23 persone sono morte fuori dalle miniere a causa di gas tossico la notte precedente, e i filmati mostrano che i loro genitori erano presenti sulla scena del crimine ma non tra i morti. Come se non bastasse, i defunti e i loro genitori erano associati a un culto sotterraneo. Molti abitanti del paese ne erano a conoscenza ma si rifiutavano di parlarne. Mentre le ragazze vengono portate in un centro di accoglienza, vengono trattate con sospetto e disprezzo, mentre devono fare i conti con la nuova consapevolezza sulle associazioni cultiste dei genitori. Il thriller drammatico spagnolo segue il loro viaggio per scoprire l’oscurità in questa piccola città, gareggiando contro il detective Guillen, cambiando per sempre le loro relazioni reciproche e le loro convinzioni.
Feria offre un intrattenimento inquietante e lovecraftiano (come questa serie con Josh Hartnett), pieno zeppo di domande brucianti, intensità atmosferica e paranoia pervasiva, il tutto avvolto insieme da una colonna sonora sinistra che non abbandona mai la scena. Ma ciò che è più affascinante di questa serie è come i tentacoli di influenza del culto si avvolgano attorno agli abitanti del paese, tenendoli in una morsa soffocante anche se non stanno direttamente partecipando a nulla. L’impatto su Eva e Sofia è il più ovvio dato che sono in primo piano nella serie, con entrambe le attrici Ana Tomeno e Carla Campra che trasmettono le sfumature di un legame fraterno complesso.
Oltre alle due protagoniste principali, il culto impatta profondamente la storia culturale e spirituale della città in Feria. Gli abitanti sono stati o ignari del culto o lo hanno volontariamente ignorato. Quindi, ora che la sua esistenza innegabile è venuta alla luce, sembra che le maree si siano spostate, minacciando i principali sistemi di credenza della città, dalla chiesa all’idea stessa di comunità. Le performance agitate dello sfondo rendono anche l’atmosfera immersivamente agghiacciante, per cui sentiamo costantemente di essere un passo indietro rispetto a tutti gli altri, proprio come le due sorelle protagoniste. Feria è perfetta per chi cerca una serie che vada oltre il semplice spavento, offrendo invece una discesa nell’ignoto che mette in discussione la natura stessa della fede e della famiglia.
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